La storica Torre di Cetara, oggi Museo Civico.

0
46

Posto sulle propaggini sud orientali del massiccio dei monti Lattari, il pittoresco paesino della Costiera Amalfitana, Cetara, è fiancheggiato, ad est, dall’antica torre che ne costituisce, assieme alle bellezze naturali dei terrazzamenti di muretti a secco per la coltivazione di agrumeti e vigneti, una sorta di quinta scenica.  La torre si impone come un vero e proprio punto di riferimento sia visivo che storico per il piccolo paese della Costiera incastonato alla fine di un profondo vallone. E’ senza alcun dubbio la struttura più antica ed è costituita da più stratificazioni storiche che partono all’incirca dal XIV secolo fino ad arrivare agli ultimi interventi avvenuti pochi anni fa. Con la guerra del Vespro, alla fine del XIII secolo, numerosi e minacciosi vascelli provenienti dalla Sicilia iniziarono a raggiungere le coste della Campania. Pertanto, gli angioini si adoperarono nella realizzazione di una serie di torri semaforiche lungo tutta la costa, che segnalassero al territorio retrostante il pericolo delle imminenti incursioni. Anche Cetara fu scelta per la realizzazione di una torre-segnaletica a pianta ovoidale appena allungata verso il monte, posta sulla scogliera a ridosso del mare. La torre divenne per un breve periodo anche una prigione a seguito della Congiura dei Baroni del 1460. All’interno della torre fu imprigionato Don Federico, figlio del re Ferdinando I D’Aragona, il quale si era rifiutato di collaborare con i congiurati Antonello De Petruciis di Aversa e Antonello S. Severino, principe di Salerno. Quando, alcuni anni dopo, la Costiera divenne teatro di numerosi attacchi da parte dei turchi, (in particolare, quelli del 1534 e del 1544) il Vicerè di Napoli Don Pedro da Toledo provvide alla costruzione di ulteriori torri. Nel caso di Cetara, un documento storico risalente al 25 Giugno 1567, attesta la costruzione di una torre al di sopra di quella angioina, la cui realizzazione fu affidata al mastro fabbricatore cavese, Camillo Casaburi.  La nuova costruzione vicereale, più massiccia poiché costruita non solo per l’avvistamento del nemico ma anche per la difesa del territorio, fu realizzata secondo degli schemi progettuali similari alle altre torri presenti sulla costa. Essa è a pianta con base quadrata avente una tipologia a doppia altezza o doppia piazza con quattro troniere (feritoie per i cannoni a mano, le colubrine) sia sul fronte mare che sul retro, mentre ai suoi lati, invece, si notano tre troniere in corrispondenza della piazza bassa e due su quella alta. La particolarità di questa torre, oltre alla sua considerevole altezza (la prima piazza infatti è a 32 metri sul livello del mare ed è a + 12 metri rispetto alla piazza angioina) è sicuramente il non diretto collegamento visivo con le altre torri posizionate lungo la costa, in quanto essa serviva esclusivamente a difendere il paesino di Cetara dall’approdo nemico. Pochissime finestre sono presenti, proprio perché la struttura doveva essere inespugnabile. L’accesso alla torre era costituito da un ponte elevatoio con un torrino, posti ad occidente della struttura difensiva. Tra le tante tavole realizzate dal geografo Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, ritroviamo una del 1809 che evidenzia la costa campana da Salerno verso Amalfi. Tale incisione segna la presenza della torre subito ad ovest della Punta di Fuente, in prossimità di Cetara, e si comprende come, ancora in quel periodo, i borghi marinari della zona era raggiungibili solo via mare. Bellissima una litografia, gentilmente concessami dalla pagina facebook storico-culturale “Cava storie”, realizzata dall’artista svedese Carl Johan Billmark (1804-1870) che rappresenta Cetara dal mare vista da oriente con la torre in primo piano e in fondo, al centro del paesino la cupola della chiesa di S. Pietro Apostolo. Anche in questo caso la Strada Statale “Amalfitana” non è ancora presente, ma sarà realizzata dagli ingegneri borbonici solo qualche anno dopo. I lavori stradali iniziarono nel 1832 e si conclusero nella primavera del 1850.  Nel 1817 la torre, acquistata da privati subisce uno stravolgimento al suo interno e viene resa abitabile. Venne modificato anche l’esterno con l’aggiunta di sopraelevazioni proprio sulle due piazze della torre vicereale. Nel 1998 fu acquistata dal Comune di Cetara per iniziare, quattro anni dopo, i lavori di consolidamento e restauro completati nel 2011. Fu riaperta al pubblico nel 2012 trasformata, anche per volere dell’artista cetarese Ugo Marano, in museo civico. All’interno di essa si possono ammirare gli elementi tipologici del periodo vicereale, le scale, i passaggi interni, le sue cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, i locali di guarnigione dove alloggiavano le milizie ed i cavalli. In questi giorni, all’interno del Museo civico è presente una interessante mostra d’arte dal titolo: “Picasso e l’Africa: alle origini della forma. Omaggio a Ugo Marano”. Essa si concluderà il 15 settembre. L’esposizione è stata organizzata dal Comune di Cetara e voluta dalla società Scabec della Regione Campania per la promozione dei beni culturali regionali.  E’ un percorso artistico dedicato alle opere di Pablo Picasso (più di 40) con sue realizzazione in ceramica e quadri, in una sorta di sintonia con le espressioni d’arte africane e le opere inedite del cetarese Ugo Marano, le realizzazioni sono accompagnate da ulteriori opere (circa 60) di artisti ceramisti, viaggiatori europei e africani.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui