La storia del Forte “La Carnale” e le sue rappresentazioni.

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Sulle ultime propaggini di Colle Bellaria, non lontano dalla sponda est del fiume Irno, in posizione baricentrica rispetto a tutto l’abitato della città di Salerno, si erge il Forte la Carnale. Le poche informazioni storiche conosciute riportano che circa 500 anni fa, per volontà di Don Pedro da Toledo, sotto il Viceregno spagnolo, si progettò un sistema razionalizzato di fortificazioni lungo la linea di Costa del centro-sud Italia, disposte sempre in comunicazione visiva e  suddivise in quattro tipi a seconda delle funzioni svolte: Semaforiche, di Avvistamento, (che disponevano di un presidio armato), di Sbarramento, (disposte sul litorale o alla foce dei fiumi anch’esse munite di presidio) e Cavallare, dove messaggeri a cavallo potevano avvertire il castello o la fortificazione più vicina in caso di attacco o di incursioni saracene. Il Forte la Carnale è una torre cavallara realizzata nel 1563 dal Vicerè Parafan de Ribeira. La collina sulla quale si erige la Carnale aveva una notevole importanza militare sia dal punto di vista di osservazione sia come luogo di sbarramento, posto fuori la cerchia delle mura urbane. Il suo nome deriva da una battaglia tra i longobardi e i saraceni avvenuta proprio in quei luoghi nell’anno 872 d.C., conclusasi con una carneficina (e per questo “Carnale”) dei saraceni stessi. Nel 1647, Ippolito di Pastina, il “Masaniello” salernitano, dislocò il comando popolare proprio nella Carnale, durante la rivolta contro i soprusi e le angherie degli spagnoli. Qualche anno dopo nel 1764, durante una carestia fu luogo di raccolta di moltissimi morti. Nell’800 il forte assunse il nome di “Forte San Giuseppe” subendo alcune trasformazioni: venne munito di cannoniere e il torrino di avvistamento venne sostituito da un più piccolo corpo a tre cellette e da una terrazza antistante. All’epoca fu sfruttato principalmente come osservatorio di manovre militari e fino al 1924 a deposito di munizioni, da cui la denominazione ancora in uso di “Polveriera”. Numerosissime rappresentazioni cartografiche di Salerno riportano anche immagini della Carnale: tra le più antiche ricordiamo quella di Angelo Rocca del 1584, presente nella Biblioteca Statale Angelica di Roma, dalla quale è possibile la ricostruzione dell’urbanistica dell’epoca e l’individuazione dei singoli edifici religiosi e delle strutture difensive rappresentate con particolare minuzia, tra cui, per l’appunto, il Forte la Carnale sulla destra in prossimità della foce del fiume Irno. Esso è ben rappresentato nella tavola Pinto “Salerno assediata dai francesi” di Scipione Galiano del 1653, in cui la torre cavallara è posta sempre sulla destra denominata la “Carnale” anticipata sul litorale da un lungo rivellino antemurale. La ritroviamo ancora nella vista a volo d’uccello frontale di Salerno del Pacichelli del 1703, con il Torrione posizionato forse un po’ troppo in alto di quanto lo sia effettivamente. Qualche anno dopo Thomas Salmon, in una sua rappresentazione di Salerno nel 1763, raffigura il Forte ancora una volta in posizione troppo alta. Lo ritroviamo denominato “Il Torrione” nella tavola idrografica dell’inglese Wiliam Haether del 1802, nella tavola del Rizzi Zannoni del 1809 legata all’Atlante Geografico del Regno di Napoli, dove viene ancora denominato come il Torrione. Tra le pitture ad olio dell’inizio dell’800 ritroviamo quella dell’olandese Pitloo che rappresenta la Carnale nel 1837 immersa in un paesaggio marino con la linea di costa sulla destra e i pioppi lievemente oscillanti dalla brezza marina. Tra le vedute romantiche di Salerno ricordiamo, poi, quella del Pezolt del 1840, dove oltre alla città vista da un altopiano posto ad ovest del Convento di Santa Teresa, sulla sinistra s’intravede la sagoma della collinetta e del Forte. Nel 1842, Achille Gigante disegna il Torrione attraverso un’acquaforte con in lontananza la città. Dopo un lungo periodo di grande splendore, la torre della Carnale vive un momento particolarmente buio intorno agli anni ’50 dello scorso secolo. E’ l’epoca dell’espansione della città verso la zona orientale, delle grandi speculazioni edilizie, dietro grandi promesse rivolte alla valorizzazione del territorio orientale della città, con fini principalmente turistico-alberghieri, in cui si vorrebbe trasformare l’area in un polo di attrazione balneare simile a quella della riviera adriatica o di quella ligure. Con il Piano regolatore Generale – Marconi-Scalpelli-Marano- del 1958, si intendeva rilanciare la Salerno del futuro dimenticandosi, però, della storia e delle sue opere architettoniche di alto valore. Si ipotizzava, addirittura, di realizzare una sorta di spianata sulla collina della Carnale, in totale sfregio della torre stessa, in un progetto che vedeva, da una parte, il Comune intenzionato a comprare l’area Demaniale della collinetta del Torrione e, dall’altra, la Diocesi salernitana che ipotizzava la realizzazione di una grande chiesa (Santa Maria ad Martyres) proprio su tale spianata, su progetto dell’Arch. Scalpelli. Si ipotizzarono, in un secondo momento, un Centro assistenziale caritativo, una scuola di perfezionamento per medici condotti particolarmente a servizio del centro sociale-caritativo e una piccola cappella per i ricoverati. Nulla di tutto questo, per fortuna, è andato mai in porto ma, di certo, rimane l’amarezza di un’epoca in cui la mancanza di rispetto per i beni storici si associava a una volontà spietata di investire in progetti a volte anche illeciti. Negli ultimi anni l’area antistante la Carnale è stata sottoposta a manutenzione con la riqualificazione del giardino sottostante e del suo chioschetto. Negli anni ’90 dello scorso secolo il fortino rientrò negli itinerari storico-culturali di “Passeggiate Salernitane” e delle prime edizioni del “Salerno porte aperte”. Successivamente, dopo un recupero del giardino sottostante avvenuto nel 2010, un’azienda privata, già nei primi anni del nuovo millennio, si adoperò per rilanciare la struttura storica attraverso attività di ristorazione, bar, intrattenimenti, musica e mostre, sfruttando le sale polifunzionali presenti al suo interno e lo stupendo terrazzo con affaccio sul Golfo di Salerno, tutte iniziative circoscritte, però, al periodo estivo, che lasciavano l’intero luogo non visitabile durante gli altri mesi invernali. Da quattro anni, tuttavia, la Carnale non è più utilizzata e, dunque, non fruibile nemmeno nel periodo estivo. Sembra incredibile che un monumento simbolo della città, in preda oggi a erbacce e degrado, non sia utilizzato e vissuto dalla cittadinanza e soprattutto dai turisti, escluso, com’è, da tutti gli itinerari storici. Di proprietà dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, lo stesso presentò, qualche anno fa, una proposta per trasformare il fortino in centro di esposizione d’arte o punto di riferimento per dibattiti e mostre sulla Dieta Mediterranea; idea lodevole ma, forse, troppo riduttiva e, dunque, non accettata dalla Regione Campania e dal Comune. Allo stato attuale è necessario, in primis, un recupero totale della struttura storica, per trasformarla in luogo polifunzionale e polo turistico. La grave crisi economica, successiva alla diffusione del Covid-19, potrebbe essere combattuta anche attraverso tale recupero dando un forte rilancio turistico alla città.

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