La Principessa longobarda Adelperga: la sua vita da Brescia a Salerno

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Nel cuore più antico del centro storico di Salerno, il vicolo che collega Largo San Pietro a Corte, ad ovest, con via delle Botteghelle, ad est, porta il nome di uno dei personaggi storici di grande rilievo per la città: Vicolo Adelperga, una donna la cui  fama è, per la maggior parte dei salernitani, conosciuta solo dal punto di vista toponomastico. Il vicolo piuttosto stretto è compreso, nella sua parte occidentale tra il complesso dell’antica reggia longobarda di Arechi II con il campanile della Cappella Palatina e la casa palaziata d’epoca angioina di Palazzo Fruscione (ci inoltriamo nel quartiere detto dei “Barbuti” ovvero l’area longobarda del Capoluogo). Quest’ultima mostra sul fronte alcune colonne coeve al palazzo stesso con capitelli di due tipi: uno a forma conica con un bassorilievo raffigurante un albero e l’altro con grandi foglie con volute sovrastanti. Proseguendo verso est, sul lato meridionale, si scorge un elegante portale con un mascherone (elemento decorativo, costituito dalla testa di figura umana o animalesca, con funzione apotropaica ovvero di protezione dal male) proprio sul concio chiave, mentre più avanti s’incontrano, nella parte più occidentale di palazzo d’Avossa, colonne con capitelli dalle quali si diparte un grande arco a sesto acuto. I capitelli sono in stile corinzio mentre i fusti sono lisci. Il vicolo mostra al viandante una serie di elementi architettonici differenti: si parte dall’arco a sesto acuto per poi procedere attraversando una volta a crociera susseguita da un ulteriore arco a sesto acuto e da due volte a vela delimitati da archi. La figura di Adelperga, moglie del Principe longobardo Arechi II, è ben documentata dalla prof.ssa salernitana Dorotea Memoli Apicella (autrice del libro dal titolo “Adelperga – una Principessa longobarda a Salerno”, la cui pubblicazione risale a quasi 30 anni fa).  Figlia di Desiderio e di Ansa, ultimi sovrani della Longobardia Maior. Adelperga nacque a Brescia nel 740 d.C. e aveva quattro fratelli: Liutperga, Adelchi, Ansilperga e Desiderata. Il nome Adelperga deriva da Athala- bergo, che vuol dire protezione della nobiltà. Lo storico Ferdinand Gregorovius la descrive così: “…I primi quattro secoli dopo la caduta dell’Impero romano sono illuminati da due principesse germaniche, Amalasunta, figlia di Teodorico, e Adelperga. La mancanza di donne eccellenti di quell’epoca è un chiaro segno della barbarie di quell’età”. La principessa visse inizialmente tra Sirmione, Brescia e Pavia, sebbene una buona parte della sua fanciullezza la trascorse in particola tra le mura della chiesa di San Salvatore a Brescia, un ambiente particolarmente avanzato dal punto di vista culturale, mentre a Sirmione imparò a contemplare la natura, a Brescia attinse quella cosiddetta “carità cristiana” e dunque una profonda spiritualità rispettosa della natura e di tutte le sue manifestazioni. Nel monastero di San Salvatore era presente anche la primogenita di Desiderio, Ansilperga, divenuta del frattempo Badessa del monastero. Nel 757 Desiderio divenne re dei Longobardi e si traferì con la famiglia nella reggia di Pavia. Alla sua corte era presente il famoso storico, poeta e letterato, futuro monaco Paolo Diacono che fu maestro di Adelperga.  La giovane principessa aveva una particolare propensione verso il sapere storico-umanistico e la cultura in generale, evidenziandosi rispetto alle fanciulle della sua età, meno propense alla conoscenza e più dedite alla vita nell’ambito domestico. Accortosi di tale inclinazione, il re Desiderio affidò la figlia alla educazione del Diacono che l’avviò ad approfonditi studi di filosofia, storia, religione oltre che alla conoscenza del greco e del latino. Nella metà dell’VIII secolo, in occasione di un pellegrinaggio con la madre presso il Santuario di San Michele sul Gargano (i longobardi erano particolarmente devoti) molto probabilmente Adelperga conobbe il Duca di Benevento Arechi II, il cui titolo gli fu dato dallo stesso Desiderio nel 758 d.C. Adelperga e Arechi II si sposarono poco dopo, nel 760 d.C. ed ebbero cinque figli: Romualdo, Grimoaldo, Gisolfo, Teoderada e Adelchisa. Accettata con grande rispetto nella comunità beneventana, la principessa ebbe un gran proselitismo soprattutto da parte della classe intellettuale sannite, e mentre il Diacono continuò a indottrinare la giovane sposa con lo studio di Virgilio e Cicerone, lo stesso Maestro iniziò a descrivere le gesta di Arechi II con le varie opere di ampliamento e trasformazione urbanistica di Benevento. Per volontà di Arechi e Adelperga fu edificato il complesso monastico di Santa Sofia. Intorno al 766 d.C., in una Epistola che precedeva la sua “Historia romana”, Paolo Diacono confessa che l’opera era dedicata alla principessa stessa. Dopo il ripudio da parte di Carlo, figlio di Pipino il Breve re dei Franchi, di una sorella di Adelperga, la stessa lasciava Benevento per ritornare a Brescia nel 771. Dopo numerose e travagliate vicende nel 774 Adelperga divenne testimone diretta della caduta della Longobardia Maior ad opera dei Franchi, mentre, al sud, nel novembre dello stesso anno, il marito Arechi II si proclamava Principe di Benevento (unico territorio riuscito a sottrarsi dalla dominazione dei Franchi). Sempre nello stesso anno, Arechi II e Adelperga rivolsero le loro attenzioni verso una città posizionata sul mare e non lontana da Benevento: Salerno. Già di dominazione longobarda dal 635 d.C., la piccola città si presentava all’epoca come un paesino di mare (nonostante la nascente e ricca Scuola Medica Salernitana, lo stesso Arechi II ne diede, con la sua presenza, maggior lustro e importanza) posizionata tra le colline che la difendevano a nord e ad ovest e il torrente Rafastia posto ad est (mentre ad ovest oltre i colli vi era il Fusandola) con molte aree verdi (orti urbani) e numerose sorgenti. La Valle dell’Irno risultava, inoltre, più agevolmente percorribile per raggiungere Benevento. Arechi II realizzò alte mura di fortificazione dal monte Bonadies ampliando il Castello, effettuò alcune trasformazioni urbanistiche, ed edificò, infine, il Palatium con la Cappella Palatina (San Pietro a Corte) in prossimità delle mura meridionali. Nonostante mantenesse il titolo di Principe di Benevento, Arechi II, decise di dimorare a Salerno con Adelperga. Morì nell’Agosto del 787 d.C. e il suo corpo fu seppellito nell’allora Cattedrale di Salerno dedicata a Santa Maria Genitrice. Dopo la morte del marito, e dopo una breve sosta nell’Eremo di San Liberatore dove si rigenerò completamente, Adelperga acquisì su di sé tutti i poteri di Arechi II per alcuni mesi (per un breve periodo le fu vicina Paolo Diacono) reggendo in maniera egregia lo Stato di Salerno.  Attraverso la mediazione di Paolo Diacono, venne liberato Grimoaldo, ostaggio di Carlo Magno ad Aquisgrana. Quest’ultimo giunse a Salerno ne 788 d.C. per far visita immediatamente alla tomba del padre in Cattedrale, per poi recarsi al cospetto dalla madre. Nel frattempo Adelperga fece ampliare il Monastero di San Benedetto nell’Hortus magnus (zona orientale del centro storico) con la realizzazione della biblioteca, la foresterie e le officine medicinali. Grimoaldo morì improvvisamente a soli 42 anni nell’808 d.C. seguito poco dopo da Adelperga all’età di 68 anni. Molto probabilmente venne sepolta affianco al marito nella Cattedrale.

 

 

 

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