La piccola chiesa di San Salvatore de Drapparia, alla fine di via Mercanti

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Alla fine di via Mercanti (l’antica via Drapparia) laddove si dipartono via Arechi e via Dogana Vecchia, s’incontra l’elegante facciata di una piccola chiesa: San Salvatore de Drapparia. A pianta centrale (ottagonale), come la chiesa del Monte dei Morti a Largo Plebiscito, Sant’Anna al Porto o ancora quella dedicata a San Filippo Neri, nella parte alta del centro storico, la chiesa in questione, secondo la planimetria, rientra nell’area dell’antica Curtis Arechiana, ed è inoltre una sorta di ampliamento della fine del XVI secolo di una precedente chiesa edifica per volere di un certo Pacilio Surdo nel 1423; come attesta una lapide collocata all’ingresso della sagrestia. Nel corso di una campagna di scavi archeologici all’interno dell’area del Palazzo di Arechi II, si attestava, trentadue anni fa, la stretta relazione con l’area della prospiciente chiesetta. Furono ritrovate, di fatto, 64 monete (7 tarì d’oro, 6 denari d’argento e 51 follari di rame) un impianto termale d’epoca romana, parte del basamentale della Cappella Palatina arechiana un ulteriore impianto termale con un balneum e un figidarium con doppia vasca di epoca longobarda. L’area viene successivamente adibita a botteghe per poi passare, dal XV secolo in poi, a luogo sacro. Nei primi decenni del XVI secolo la Confraternita dei “mastri sartori” dall’antica Annunziata vecchia “extra moenia” si traferisce nella piccola chiesa. In occasione di una Visita Pastorale, nel 1516, da parte dell’arcivescovo Fregoso la chiesa viene definita “maxime vetustum”, ovvero molto vetusta, e già da sottoporre a urgenti riparazioni. Qualche decennio dopo, nel 1567, in una ulteriore Sacra Visita l’allora arcivescovo Cervantes affermava: “di grandissime reparatione e che sta già in atto di andare tutta a rovina et da li vicini ne è stata fatta istantia che ripari  per il pericolo che vi è di cascare…”. Come afferma lo storico Filangieri, la chiesetta viene in seguito completamente abbattuta affidando al maestro di Cava Placido Buongiorno l’incarico della ricostruzione. Le fondamenta della chiesa vengono del tutto modificate non innestandosi, come in precedenza si pensava, sulle precedenti strutture del XV secolo. Nonostante la chiesa si presenti in stile barocco e rococò con interventi risalenti al XVIII secolo, la pianta ottagonale della stessa è tipica della cultura tardorinascimentale partenopea. Lo storico Avino riporta le ultime fasi degli interventi operati per abbellire la chiesetta nel ‘700. Viene stipulato un contratto con il maestro stuccatore Antonio Martinetti, mentre cinquant’anni dopo al mastro marmoraro G. Di Bernardo, vengono commissionati l’altare maggiore e i due laterali, oltre alle tre graziose teste di cherubini poste all’ingresso della chiesa. Oltre all’altorilievo dei tre puttini posti sull’architrave del portale d’ingresso, la facciata presenta due lesene laterali con capitelli corinzi dai quali diparte un elegante timpano spezzato all’interno del quale è posto un finestrone con cartigli ai lati. Nella parte alta della facciata, il secondo ordine è costituito da un timpano curvilineo con un oculo al centro e un piccolo campanile sulla destra. La pianta ottagonale della chiesa è sormontata da una cupola alla cui sommità si presenta una lanterna che s’intravede da via Arechi. Erano presenti fino a qualche decennio fa, prima degli scavi archeologici, delle interessanti tele di Filippo Pennino (autore del meraviglioso affresco posto nella Cappella del tesoro della Cattedrale di Salerno): una posta sull’altare maggiore (Vergine in trono con santi) e altre tre, raffiguranti: (Sant’Omobono in preghiera davanti al crocifisso), (L’Immacolata con i santi Giuseppe e Nicola), e L’apparizione della Vergine col Bambino a San Matteo, tutte realizzate nel XVIII secolo. Va ricordato, inoltre, che Sant’Omobono è il protettore dei mercanti di stoffe presenti in passato proprio su via Drapperia e nel vicino vicolo dei Sartori. Di particolare interesse, infine, risulta l’organo presente nella parte sud-occidentale della chiesetta, in stile neoclasssico datato 1831. La testata giornalistica Salernonews24, vuol ringraziare il Parroco Don Felice Moliterno per aver gentilmente concesso la possibilità di entrare nella chiesa attualmente chiusa al pubblico.

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