La piccola Cappella della Madonna delle Grazie

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Camminando lungo l’elegante slargo di Piazza Sedile di  Portanova  ad est del centro storico, a pochi passi dalla signorile Portanova della metà del XVIII secolo (unica  antica porta di Salerno ancor’oggi conservata) si è solitamente così attratti dalle vetrine dei negozi o dagli invitanti caffè e pizzerie, che raramente ci si sofferma a guardare il contorno della piazza con i suoi eleganti palazzi, la chiesa cinquecentesca di San Pietro in Vinculis e una piccolissima Cappella difficilmente individuabile al primo sguardo. Posta quasi al centro della Piazza, la cappella è dedicata alla Madonna delle Grazie ed è conosciuta, in particolare, dai vecchi salernitani che si recano soprattutto nel periodo di Pasqua, precisamente il giovedì Santo (più comunemente detto dei Sepolcri). La cappelletta è inserita nella parte sud della Palazzina Pisacane, realizzata molto probabilmente per uso religioso e abbellita sia al piano terra che al primo da particolari archi sorretti da pilastri in granito. Il palazzo, nei secoli, ha subito svariati rimaneggiamenti privandosi anche dei suoi portici, ancora visibili nel 1862 nella interessante tavola dell’architetto Malpica, allo stato attuale tompagnati. All’interno di uno di questi archi, appunto, si colloca l’edicola votiva con il dipinto murale della  Madonna, realizzata nel 1690 dalla Confraternita di Sant’Antonio dei Nobili che volle offrire la possibilità ai condannati a morte, che provenivano  dal Vicolo dei Caciocavalli, attuale Via Masuccio Salernitano, di fermarsi per un attimo davanti all’effige della Madonna prima di morire. Il patibolo era situato in prossimità dell’attuale statua della libertà (Via Roma), dunque fuori le mura cittadine.  Nel 1780, il piccolo tempio  fu abbellito e ingentilito da marmi policromi e accompagnato da un  altare. In quel periodo l’area di largo Barriera (ovvero Piazza Sedile di Portanova nel XVII secolo) così denominata per la presenza di un omonimo palazzo posto a nord e sede degli uffici per la riscossione delle gabelle, doveva ospitare le botteghe artigiane, in una zona dalla forte vocazione commerciale e i portici erano all’epoca luoghi particolarmente ambiti da commercianti ed artigiani. La piccola area sacra è, inoltre, legata ad alcuni aneddoti e miracoli avvenuti alcuni secoli fa. Uno di essi racconta che, nel 1730, l’effige della Madonna sorrise ai tristi condannati che passavano silenziosamente davanti ad Essa. Tale gesto fu considerato segno di perdono e il re, informato dell’accaduto, graziò i condannati. Altro particolare  miracoloso avvenne il  6 Febbraio  del 1895. Tale evento è descritto in una lettera dell’allora Padre Andrea Conforti, Curato della chiesa di Sant’Agostino, destinata all’Arcivescovo di Salerno. Si parla appunto del luogo del miracolo, ovvero le arcate di un palazzo posto sulla  Piazza  denominata  tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 “Principe Amedeo”, attuale Portanova, dove era collocato un dipinto ad olio della Madonna con in braccio il  Bambino, venerato da molti salernitani. Nella lettera si riportava inoltre che i proprietari della palazzina, la famiglia Pisacane, all’inizio del 1895, vollero trasformare i portici in deposito di marmi  chiudendo definitivamente le arcate che di conseguenza nascosero la vista della Madonna. Il giorno 6 febbraio un muratore intento a coprire l’arco proprio in prossimità dell’effige della Madonna, notò che sullo stesso era comparsa una patina  di color biancastro e che l’immagine sacra era improvvisamente  scomparsa. Nel vano tentativo di togliere quella patina , s’iniziò a lavare tempestivamente la parete. Tale notizia si sparse, in breve tempo, per tutta la città e nonostante il brutto tempo, il luogo si gremì di gente che, pregando,  gridava al miracolo. Il muro venne demolito e nella notte tra il 6 e il 7 febbraio  riapparve l’immagine della Madonna. Dal mattino successivo incominciò un vero e proprio pellegrinaggio di fedeli nel luogo del miracoloso portento e le visite continuarono ancora per numerosi giorni.

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