“La Fabrica” a Barcellona: un ex opificio industriale riqualificato con uno sguardo a Salerno

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Culturaurbana- di Daniele Magliano

 

 

Uno degli esempi più interessanti, in Europa, e forse anche tra i primi con finalità di riconversione di un ex opificio industriale è senza dubbio quello di un vecchio cementificio posto nei pressi di Barcellona in Spagna.

L’edificio d’inizio secolo  XX, ormai in disuso già da alcuni anni, fu acquistato nel 1973 dall’architetto Ricardo Bofill. Dei 30 silos ne conservò 8,  trasformandoli in uffici, in un grande studio di architettura, e una elegante abitazione.

Più di quarant’anni fa l’architetto intuì, quindi, il valore di quelle volumetrie industriali e nel suo progetto aggiunse finestre, affacci e percorsi vari, scolpendo tutto ciò che era l’originale involucro e restituendo un nuovo edificio che in linea generale rispetta le sue originali forme architettoniche.

Grazie poi alla collaborazione di artisti catalani, l’edificio definito “ La Fabrica” è diventato nel giro di pochissimi anni un involucro caratterizzato da un design particolarissimo. L’area è inoltre ingentilita da tanto verde, cipressi, eucalipti e diverse piante mediterranee.

Il mio pensiero si rivolge, allora, alle aree industriali dismesse di Salerno, anch’esse in attesa di riconversione e soprattutto di reintegrazione nel tessuto cittadino. Penso alle ex ceramiche D’Agostino e la fabbrica Marzotto. Resto con la speranza che i futuri progetti per queste aree non diventino l’occasione di interventi speculativi che alimentano gli interessi di poche persone, ma una vera missione di rinascita della città che rispetti le volumetrie degli opifici che sono parte della storia industriale della stessa e dunque una sorta di patrimonio archeologico industriale urbanistico da salvaguardare. Occorrerebbe, soprattutto, uno studio di un’adeguata connessione di tali aree dismesse con la città, con la completa restituzione delle stesse ai salernitani , con la realizzazione di nuove piazze, percorsi pedonali con tanto verde attrezzato, residenze, uffici, negozi e centri d’interesse socio-culturale e, perché no, un nuovo e più adeguato museo dello “Sbarco” o della “ Ceramica”, evitando la realizzazione di corpi voluminosi dal forte impatto ambientale, tanto di moda negli ultimi anni. E’ una semplice questione di civiltà che spero risorga nel cuore di tutti i cittadini che devono essere essi stessi guardiani del proprio territorio contro gli interessi di quanti percepiscono nel cemento una mera occasione di guadagni veloci o, peggio ancora, merce di scambio per obiettivi più oscuri. Io continuo ad aver fiducia!

Daniele Magliano

Le foto del centro residenziale “ Le Albere” sono tratte dal sito www.lealbere.it ; le foto dell’ex cementificio recuperato dall’Arch. Ricardo Bofill provengono dal sito www.idealista.it/news .

 

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