La chiesa di San Filippo Neri a Salerno: un gioiello storico abbandonato.

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Grazie al progetto finanziato dalla Commissione Europea “Horizon 2020 CLIC” coordinato dal prof. Luigi Fusco Girard e da Antonia Gravagnuolo, per il recupero e riutilizzazione del Patrimonio storico-culturale, si sono mappate le emergenze storiche di Salerno classificando i vari volumi in 3 gruppi: in “stato di abbandono”, in “sottoutilizzati” e in “rifunzionalizzati e in uso”. Nonostante questo prezioso contributo, la chiesa di San Filippo Neri, evidenziata nella mappatura, non rientrerebbe, ancora per i prossimi anni, nel programma di recupero e riqualificazione del Programma Integrato Città Sostenibile il (PICS) finanziato dalla Regione Campania con risorse POR FESR 2014-2020. In un post da me pubblicato sul mio profilo facebook, già 6 anni fa, denunciavo lo stato di abbandono dell’immobile sacro. Oggi avverto sempre, come allora, l’urgenza di sensibilizzare l’opinione pubblica e di riproporre questo mio intervento del Giugno 2014 e dell’inizio del 2015. “Il giorno 1° Giugno, complice una stupenda giornata di sole, passeggiando per via Salvatore de Renzi, parte alta del centro storico, per godermi lo stupendo paesaggio che si osserva da quella posizione, e superato il curvone di Via Camillo Sorgente, mi sono soffermato davanti a un’antica chiesa posizionata su Via Santa Maria della Consolazione[…]. La Chiesa di San Filippo Neri fu costruita verso la fine del XVI secolo, in seguito all’insediamento dei Padri Cappuccini a Salerno e fu intitolata alla Santa Croce. Nel 1761 la congregazione dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima e di S. Filippo Neri acquisì la cappella. Nel 1763 iniziano i lavori di ampliamento e ristrutturazione della struttura che prevedevano la realizzazione della sagrestia, il rifacimento dell’altare e l’apertura di due nicchie laterali per ospitare le statue della Vergine e di San Filippo Neri. La chiesa fu rappresentata in una xilografia, pubblicata su “The Illustrated London News” del 20 Febbraio 1858, di un anonimo viaggiatore inglese rimasto legato ed affascinato dalla vista che si godeva da quel luogo e dalla bellezza della chiesa (si nota, sulla destra la chiesa di San Filippo Neri e in alto una parte del Convento di Santa Maria della Consolazione, mentre, sulla sinistra si può scorgere il complesso conventuale di San Francesco e San Pietro a Majella e San Giacomo). Nell’ambito del progetto dell’Acquedotto Consorziale dell’Ausino ritroviamo, poi, una “pianta particellare” risalente al maggio 1907 (custodita dell’Archivio Storico del Comune di Salerno) dove ben si nota la piccola chiesa di San Filippo Neri posta alla sommità della rampa denominata allora Salita Castello, l’attuale Salita Montevergine, ancora non tagliata da via Salvatore De Renzi, realizzata pochi anno dopo. Nonostante dei lavori di consolidamento statico da parte della soprintendenza nel 2010, la chiesa è oggi in completo stato di abbandono. La struttura, insieme alla Chiesa del Monte dei Morti in Largo Plebiscito e quella di San Salvatore de Drapparia, è uno dei pochi esempi di edificio a pianta ottagonale. L’accesso alla cappella è assicurato da due diversi ingressi, uno laterale, con una scala che dava sul giardino del convento, e l’altro sulla facciata principale, caratterizzata da due lesene con capitelli a voluta su cui si erge un timpano curvilineo con finestra ovale. La sagrestia, edificata nel corso del Settecento, si trova ad oriente della facciata e in prossimità è situato il piccolo campanile a vela. L’interno è decorato con stucchi ottocenteschi ed affreschi raffiguranti episodi della vita di San Filippo Neri, che è rappresentato anche in una statua del 1778 realizzata da Giuseppe Manzo, affiancata da una ulteriore raffigurante la Vergine, statue non più presenti all’interno delle due nicchie laterali all’altare. Sull’altare maggiore è posto un dipinto in cui sono rappresentati degli Angeli in adorazione della Croce. In conseguenza dell’incuria e dell’abbandono, lo stucco rosa, presente sulle lesene e attorno all’ingresso principale, è crollato anche a causa della presenza di piante che ormai avvolgono la chiesa tutta e anche il campanile a vela è avvolto dalle sterpaglie. Sono entrato attraverso la porticina di sinistra, quella che portava al giardino del convento (attraverso una scala) trovata per caso aperta. Credevo, ingenuamente, che l’edificio rientrasse nel percorso della famosa manifestazione di “Salerno Porte Aperte” in corso di svolgimento. Con mio grandissimo rammarico, ho scoperto che la chiesa era deserta e in stato di completo abbandono e degrado estremo, come si evince anche dalle foto riportate. Resto amareggiato per come un gioiello di architettura barocca del genere ormai non rientri nemmeno più negli itinerari culturali del centro storico e, al contempo, indignato dal comportamento di una parte degli intellettuali salernitani assolutamente indifferente allo stato di degrado di una chiesa ridotta a rudere, un rudere posizionato a monte di un’area del centro storico di Salerno, il cosiddetto Planium Montis, caratterizzato da numerosi complessi conventuali e affianco dalle vecchie mura longobarde […]. Sono ritornato su Via Santa Maria della Consolazione il giorno il 29 gennaio 2015 e l’unica novità che ho potuto constatare è stata la presenza di una porta di sbarramento all’ingresso laterale, lo stesso da me oltrepassato sei mesi prima! Un’altra spiacevole novità l’ho constatata sul lato destro della chiesetta: una discarica abusiva che completa, a mo’ di cornice, la devastante e precaria condizione di degrado di tutta l’area in questione. Inviterei tutti i cittadini, non solo salernitani, a percorrere la suggestiva via De Renzi passando per la chiesa “quasi rudere” di San Filippo Neri delimitata da una meravigliosa discarica abusiva con vista centro storico e lo splendido ed ampio Golfo di Salerno”.  Allo stato attuale (Gennaio 2020), l’area attorno alla chiesa risulta sempre più degradata, mal tenuta e, con mio grande rammarico, ho riscontrato un aumento del degrado con cumuli di spazzatura presenti ovunque anche in prossimità delle non lontane antiche mura longobarde.

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