Il Palazzo “Littorio” a Salerno: l’edificio più importante del regime fascista.

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Alla metà degli anni ’30 dello scorso secolo il Giornale “Idea Fascista” così annunciava la realizzazione del palazzo Littorio a Salerno: “…Questa casa del Littorio sarà indubbiamente bella ed ardita: staglierà la sua sagoma architettonica tra gli altri edifizi, vecchi e nuovi, della città….”. Da allora in poi, un susseguirsi di annunci sull’opera animavano le pagine dei rotocalchi dell’epoca, mentre la rivista “Il Popolo Fascista” del 3 Aprile 1937 (XV E.F. – era fascista -)  riportava a tutta pagina il progetto tridimensionale del palazzo con l’annuncio “Salerno avrà presto la sua  Casa Littoria” (dal libro di Carmine Tavarone “Salerno la città visibile” custodito nella Biblioteca Provinciale di Salerno), confermando anche la conclusione a breve del progetto esecutivo e, dunque, la conseguente cantierizzazione dell’opera. L’edificio, secondo il progetto iniziale del giovane architetto di Pagani, Alfonso Amendola, sarebbe sorto nell’area orientale della città, non lontano dalla stazione ferroviaria sulla proprietà della vecchia Conceria Abbagnano e tutta di fronte il mare. Di grandi dimensioni, avrebbe avuto il suo prospetto principale, compatto e lineare, su Lungomare Trieste raggiungendo la foce del fiume Irno, mentre nella parte più occidentale, in senso verticale, si sarebbe stagliata la torre littoria in prossimità della quale, inoltre, si prevedeva anche la copertura del fiume per ottenere una sorta di piazza per le adunanze fasciste. Il progetto rispecchiava in pieno il nuovo Piano Regolatore Calza-Bini (1936-37) che prevedeva, appunto, il palazzo proprio dell’area orientale della vecchia città all’inizio della nuova zona di espansione del Capoluogo verso oriente. Ma la collocazione troppo periferica e le subentrate molteplici difficoltà di acquisizione dell’area, fecero optare per una nuova collocazione del palazzo, non lontano dall’ormai concluso nuovo Palazzo di Città di Camillo Guerra, in prossimità della Casa del Combattente e la Casa del Balilla, a chiusura dei grandi lavori di ampliamento e nuova urbanizzazione dell’area prospiciente il mare, voluta dal regime fascista. L’edificio che sarebbe sorto sul bordo orientale della Villa Comunale, risultava però leggermente contratto rispetto al primo progetto per cui l’architetto Amendola sviluppò la struttura più in senso verticale. All’indomani della prematura scomparsa dell’architetto Amendola, durante la campagna di Russia, il completamento progettuale fu affidato agli ingegneri salernitani Luigi De Angelis e Mario Ricciardi. Molto interessante risulta la descrizione dell’opera da parte dell’ing. De Angelis pubblicata nel giornale mensile “Salernum” (Rassegna dell’azione fascista nel Salernitano), e oggi custodito nella Biblioteca Provinciale di Salerno, del Marzo del 1939 (XVII E.F.). Il progettista attestava che l’8 dicembre del 1938 avvenne l’aggiudicazione della Ditta edile di proprietà degli ingg. Loy-Donà & Brancaccio di Napoli. La consegna dei lavori avvenne il 30 Gennaio 1939 con la previsione dell’ultimazione degli stessi entro il 1940 (fu completato, in realtà, un anno dopo). E’ presente, inoltre, la foto del plastico della Casa Littoria visionabile per un certo periodo in una sala all’interno del Palazzo Edilizia, mentre i progetti esecutivi venivano esposti nel Salone della Federazione nel Palazzo Santoro e ben illustrati nel Giornale “Popolo Fascista” del 10 Dicembre 1939. Interessante è lo studio del progetto e il rapporto del nuovo costruendo involucro con il contesto urbano esistente. A tal proposito si presenta anche una planimetria, ben dettagliata, della zona in questione “Salerno Casa Littoria- Planimetria, scala 1:1000” accompagnata da un ulteriore foto che attesta la realizzazione delle fondazioni della Torre Littoria. Il Palazzo tende in pianta a formare una “C”, il cui lato occidentale guarda la Villa Comunale, mentre il corpo di fabbrica più alto, quello posto a nord, si prospetta con l’arengario sulla piazza delle adunanze fasciste, attuale Piazza Amendola. Il secondo corpo di fabbrica, quello più basso, risulta essere ortogonale al primo e in parte delimita la piazza per raggiungere, nella sua parte meridionale, la Torre Littoria. Il pian terreno è occupato, come afferma l’ing. De Angelis, nell’angolo nord-est del corpo di fabbrica nord e lungo il versante occidentale dell’edificio da un “agile porticato” che metteva inizialmente in diretta comunicazione la piazza delle adunanze con il Lungomare dove si trovava la Casa dei Balilla (passaggio non più esistente perché tompagnato subito dopo la guerra). L’edificio (il più importante del regime perché sede del Circolo della Federazione, degli uffici per le Associazioni dipendenti del Partito accompagnati da quelli del Fascio di Salerno dalla sede del GUF- Gruppi universitari fascisti- e del GIL – Gioventù italiana del Littorio-) è un esempio di architettura tipica razionalista in contrapposizione allo stile del vicino Municipio che invece risente, in parte, ancora dell’accademismo eclettico di stampo classicistico. L’ingresso principale, costituito da arcate a tutto sesto e volte a crociera è posizionato sull’attuale Piazza Amendola. Alla base della Torre, allora raggiungibile attraverso porticato, ritroviamo, inoltre, il Sacrario alle medaglie d’oro dei caduti di guerra posta in una grande sala con un altorilievo di marmo realizzato dallo scultore Francesco Saverio Paolozzi. Molto interessanti sono le numerose foto presenti nell’Archivio Storico Digitale -EBAD- di Eboli. Alcune di esse furono scattate durante la realizzazione del Palazzo Littorio, ma 3 foto destano particolare curiosità. La prima raffigura ufficiali ed autorità militari in posa con la facciata principale del Littorio alle loro spalle su cui si notano i simboli fascisti presenti sul lato sinistro della balconata. Le altre due foto, forse ancora più interessanti, immortalano, la prima, l’uscita di ufficiali e autorità militari dal lato sud del Littorio, evidenziando, quasi per intero, sul lato destro, un grande pannello in maiolica realizzato nel 1941 dall’artista ceramista Renato Rossi, che raffigura “il sogno di Bellerofonte”. Nella seconda foto, invece, si vede il pannello ceramicato in via di realizzazione. Il maestro ceramista, attivo nella vicina Vietri Sul Mare lavorando nel suo laboratorio de “La Musa” tra il 1937 e il 1942 (poi rilevato da Vincenzo Solimene) ebbe importanti esiti artistici con la ceramica come vedutista. In questo caso, l’elegante opera realizzata per il palazzo Littorio era costituita da un biscotto della fabbrica di Matteo D’Agostino di Salerno la “Ernestine”. Con la caduta del regime fascista l’opera d’arte fu abbattuta e tutta la struttura parzialmente ristrutturata ed epurata dei simboli fascisti negli anni ’50 dello scorso secolo. Attualmente il palazzo è sede della Questura e della Prefettura.

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