Il degrado del Parco del Seminario Regionale

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La località prescelta in contrada Vallone Cernicchiara, più conosciuta col nome Cupa Cupeti (evidenziata in una planimetrica della città del 1912) circondata da gruppi di pini, è quanto di meglio potessero offrire i dintorno di Salerno per un Istituto del genere: è vicinissima al centro abitato pur essendo in posizione elevata e perfettamente isolata, e permette la visione completa delle bellezze naturali che fanno di Salerno una delle più rinomate zone turistiche del mondo. La zona è circondata da un muro di cinta per la lunghezza di m. 1200, che segue i dislivelli topografici con un’altezza massima di m. 16, altre a m. 1,60 di fitta rete metallica, e chiude una superficie libera di circa 5 ettari, convenientemente distribuita, la quale attraverso aiuole, viali e piazzali, offre la leggiadria del verde, la eleganza del buon gusto e la più scrupolosa comodità di ingressi, accessi e movimenti, specie per tutti gli innumerevoli mezzi e servizi di trasporto. Il meraviglioso linguaggio della natura con la più ricca gamma di verde, con le più ubertose colline digradanti verso il mare…” Così si legge nel libro “Solenne inaugurazione del Pontificio Seminario Regionale Pio XI” avvenuta il 22 Ottobre 1933 per volontà di S.E. Monsignor Monterisi, alla presenza del Cardinale Bisleti. Il Seminario viene rappresentato per la prima volta nel Piano Regolatore e di Risanamento di Calza-Bini del 1936: si nota anche la nuova strada di collegamento con la città, l’attuale Via Pio XI. L’edificio fu associato a una serie di aree verdi poste a terrazzamento lungo il crinale della collina ed è il risultato di una ferrea volontà delle Gerarchie Vaticane e del Papa Pio XI che s’impegnarono nella riorganizzazione delle scuole religiose dopo un periodo, postumo all’Unità d’Italia, caratterizzato da una sorta di frammentazione e dispersione del Clero. L’area collinare fu acquistata nel 1930 e solo 3 anni dopo venne inaugurato il nuovo Seminario su progetto dell’Arch. Pietro Momo, in stile novecento, diventando il più grande intervento del ventennio fascista a Salerno. Esso è costituito da 10 padiglioni ognuno di metri 60 x16 che si susseguono verso sud per una lunghezza di 165 metri e piegano verso ovest per altri 60 metri. La struttura è dotata di cortili scoperti che, grazie alla presenza di ampli finestroni, permettono alla luce naturale di entrare all’interno dei volumi in maniera diffusa ed uniforme. In corrispondenza di uno dei terrazzamenti fu realizzata anche una pittoresca grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, tutt’ora presente, ricavata nella falda rocciosa della collina posta a nord est del Seminario. Nel 1976, a causa della crisi delle vocazioni, la Curia fu costretta a vendere il Seminario Regionale al Comune di Salerno, diventando per un breve periodo Rettorato universitario, per poi trasformarsi in sede del Liceo Artistico e di alcuni Istituti professionali, succursale del Liceo Scientifico Da Procida, Teatro delle Arti e del Ridotto e di alcuni Uffici Comunali. Il primo intervento di recupero del parco risale alla metà degli anni ’90 grazie all’Amministrazione Comunale, con la realizzazione di percorsi attrezzati per le attività ginniche e ricreative, sparsi lungo i numerosi terrazzamenti che compongono il verde pubblico. Il 19 settembre 2002 venne inaugurata la nuova risistemazione del Parco, come si evince da alcuni giornali dell’epoca, e si realizzò un varco pedonale e carrabile, da Via Valerio Laspro dal quale si accede ad uno slargo destinato a spettacoli, al di sopra del quale fu costruito un edificio di collegamento con un successivo terrazzamento più in alto. I portici, poi, sono sormontati, a loro volta, da un terrazzo-balcone panoramico dal quale si accede a due campi di calcetto e un chiostro per attività di ristoro (attualmente chiuso) a gestione privata, raggiungibile anche attraverso un ascensore (chiuso) o una rampa per l’abbattimento barriere architettoniche. Sempre nel 2002 veniva inaugurato anche un ulteriore ingresso al parco dalla parte più occidentale (via Urbano II), un collegamento verticale caratterizzato anch’esso da un ascensore. Qualche giorno fa ho percorso tutto il parco partendo dalla sua parte più bassa fino all’ultimo terrazzamento posto sulla sommità dell’area verde. Non ho potuto che constatare, purtroppo, il degrado e l’evidente incuria in cui versa una buona parte del parco. Escludendo la piazzola con i portici e il terrazzamento dove sono posti i due campetti di calcio, posso confermare che tutto il verde che caratterizza l’intero parco è in precarie condizioni, manchevole di manutenzione ordinaria, così come in cattive condizioni sono anche le scalette poste nella parte alta dei campetti e che raggiungo i vari terrazzamenti. L’area destinata alle giostrine per i bambini è transennata e le stesse sono in parte distrutte a causa di incuria, vandalismo e cattiva manutenzione. Proseguendo più in alto, verso un ulteriore terrazzamento, noto che le panchine risultano a dir poco malandate e quel poco di verde rimasto per nulla curato. Dai muri di contenimento del terrazzo, inoltre, fuoriescono le radici dei pini marittimi presenti nella parte alta del parco. Anche l’area dedicata alla Madonna di Lourdes è in condizioni pietose. Ritornando indietro, percorro un viale con un calpestio davvero sconnesso e pericolosissimo che mi porta su un piazzale di terra battuta sul quale, alcuni decenni addietro, per un breve periodo, anche io andavo a fare il mio percorso ginnico tra varie aree attrezzate che adesso non vedo più. Superato l’ampio piazzale intraprendo un percorso composto da scale e rampe tutte dissestate al limite della praticabilità. Il percorso è impervio, pieno di micro discariche e, per molti tratti, privo di staccionate di protezione, dove la vegetazione spontanea ha quasi ricoperto il sentiero appena distinguibile. Raggiungo uno slargo con una statua della Madonna posta al centro su un alto piedistallo marmoreo imbrattato, e non lontano da essa ritrovo una struttura aperta in cemento armato maltenuta.Oltrepassando la piazzola raggiungo un’altra area di sosta caratterizzata da una struttura in legno malandata affiancata da un ulteriore monumento alla Madonna anch’esso mal ridotto. Ritorno ai campetti di calcio e mi dirigo verso l’ingresso di Via Urbano II: un viale   con muri totalmente imbrattati e corpi illuminanti a parete in parte distrutti. Il percorso mi porta verso un’ampia area abbandonata e degradata che converge verso l’ascensore d’ingresso, anch’esso non attivo e mal ridotto e privo di illuminazione (da tempo distrutta da atti di vandalismo). L’unico collegamento con Via Urbano II è pertanto solo una piccola rampa di scale anch’essa chiusa. La mia amara passeggiata si conclude con tanti dubbi e perplessità: ma il Parco, è mai stato concluso? Nel 2002 l’Amministrazione Comunale prometteva il completamento a breve di alcune aree, quelle più esterne, con la presenza di nuovi luoghi di fruizione e zone attrezzate. 17 anni dopo non soltanto il parco risulta incompleto, ma addirittura quasi totalmente abbandonato a se stesso. La crisi comporta tagli economici (è vero!), ma probabilmente anche i cittadini dovrebbero manifestare più amore per la città e suoi luoghi, così come fa quando esprime il suo orgoglio e la sua identità nei colori della sua bandiera e della sua squadra di calcio, per esempio, e pretendere, quantomeno, un parco più sicuro e meno degradato, degno di essere definito tale.

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