Il borgo di Sassetta: un paese tutto da scoprire tra natura, arte e cucina

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A ridosso della Costa Etrusca, incuneato tra dolci colline a poca distanza da Castagneto Carducci e Suvereto, il borgo di Sassetta, accoglie, dopo una serie di tornanti, il visitatore che proviene dal mare, con tutto il suo fascino e il suo particolare profilo. Adagiato su un colle roccioso, a poco più di 300 m.l.m., e circondato da folti boschi, conserva ancora oggi, le caratteristiche urbanistiche e architettoniche di secoli fa. Da un’analisi delle mappe catastali storiche del paese, si può osservare di fatti, come il nucleo storico risulti proprio alla sommità del colle, laddove il resto del borgo segue le curve di livello del territorio attraverso stradine e vicoletti di forma concentrica. Nel 1832 il cartografo e geografo Zuccagli Orlandini la definiva: “un gruppo di abitazioni fondate su nudi massi di alberese”. Una bella carta geografica dal titolo “Territorio di Siena e Ducato di Castro” del 1663 stampata ad Amsterdam da Joan Bleau, mostra il territorio di Sassetta, ad ovest, rientrante nel Dominio Fiorentino e Sassetta ben evidenziata nella sua parte più meridionale. Un’antica cartografia “Pianta del Vicariato di Campiglia” del 1782, custodita nella Biblioteca Moreniana di Firenze (realizzata in china e acquerello) disegnata dopo la riforma comunitaria e provinciale del Granducato di Toscana del 1773, infine, mostra, evidenziati in rosso, gli insediamenti urbani e con una croce le chiese, tra cui anche la pieve di Sassetta. Al centro del paese, nella sua parte più alta, si erge Palazzo Ramirez di Montalvo, sui resti dell’antico castello degli Orlandi (di cui sopravvivono alcune tracce, risalenti all’anno 1000 circa, lungo il fronte del corpo di fabbrica che affaccia su Via della Chiesa e negli scantinati). Il toponimo Sassetta probabilmente dal latino “saxum” che vuol dire piccola roccia, riflette la particolare conformazione del borgo dove le case, quasi tutte dalle caratteristiche pareti di pietra faccia a vista, poggiano su un terreno roccioso, dalle particolari venature rosacee (dai marmi estratti nelle cave proprio in prossimità del borgo). Incerta è la data della sua fondazione; di sicuro, i documenti storici attestano la presenza al comando del Paese della casata della Sassetta (importante famiglia pisana, legata ai più conosciuti Orlandi). Un primo accenno al paese risale al 1115 d.C., allorquando un certo Tigrino degli Orlandi di Sassetta combatteva con le truppe pisane per la conquista delle Baleari. Si apprende, pertanto, l’appartenenza del piccolo borgo per alcuni secoli alla Repubblica Pisana. A seguito della conquista fiorentina nel 1516, il castello venne in parte abbattuto e agli esiliati Orlandi della Sassetta, signori del posto, succedettero i Ramirez di Montalvo, famiglia di origine spagnola giunta nel Granducato di Toscana a seguito del matrimonio tra Eleonora da Toledo e Cosimo I dè Medici. I Ramirez divennero feudatari del territorio fino all’abolizione dei feudi avvenuta nella metà del XVIII secolo. All’interno del perimetro del Castello, ritroviamo la chiesa di Sant’Andrea. Dalla tipica facciata a capanna, presenta sul fronte principale un portale con lunetta sovrastante al cui interno è collocata un medaglione in stile Della Robbia raffigurante l’Adorazione del Bambino. Al di sopra del portale ritroviamo un oculo chiuso da vetrata, sormontato da una teoria di archetti acuti. La chiesa, a pianta rettangolare, modificata completamente nel XVII secolo, conserva ancora, al suo interno, le capriate del tetto lignee e il pavimento in piastrelle di graniglia di colore bianco e grigio. L’area absidale parte dal classico arco trionfale e da una coppia di balaustrate, sebbene in origine la pieve si chiudeva proprio in prossimità dell’arco. Oltre ad alcuni dipinti di particolare bellezza, realizzati tra il XVI e il XIX secolo, di notevole interesse storico risulta il fonte battesimale, posto al suo ingresso, sul quale è scolpito lo stemma della casata della Sassetta, ovvero una torre con una porta alla base. Di alto pregio artistico è ancora un crocifisso, in cristallo di Rocca, esposto all’interno di un tabernacolo sulla destra della chiesa, da poco restaurato, realizzato da orafi milanesi e donato alla Chiesa di Sassetta dai Signori di Montalvo nel 1623. Si tratta di un reliquiario della S. Croce risalente al XV-XVI secolo. Di tali dimensioni ve ne sono pochissime realizzazioni in Italia, dunque siamo al cospetto di un pezzo d’opera molto prezioso e raro. L’uso del cristallo, nel medioevo e rinascimento, in particolare, rifletteva la convinzione diffusa che esso avesse grandi virtù traumaturgiche, accompagnato a numerose proprietà derivanti proprio dalla particolarità della loro luminescenza e trasparenza, segno di purezza divina. Percorrendo il borgo tra piacevoli vicoletti e slarghi, in cui sembra immergersi in quella semplice e genuina vita agreste d’un tempo ormai lontano, si incontrano, qua e là, con mia grande meraviglia ma anche curiosità, numerose sculture in pietra autoctona. Si tratta di opere realizzate in occasione di simposi susseguitisi per circa dieci anni, sulla “Scultura in Marmo Rosso di Sassetta”, di cui il primo del luglio del 2009. Le sculture, di alto pregio artistico, rappresentano il territorio e il paese stesso, in tutte le sue sfaccettature storiche e sociali. Dell’ottavo simposio di scultura, in particolar, è l’opera di Aurora Avvantaggiato, vincitrice del Premio della Giuria Popolare, dal titolo “Il drago di Sassetta”: la scultura fa riferimento  alla leggenda medioevale di Sassetta (tratta da un racconto fantastico di Migliarino, vicino Pisa, successivamente importato a Sassetta), in cui si narra che i feudatari del borgo, gli Orlandi, discendessero da un certo Giovanni detto “Nanni” il quale uccise nel 1109 un grande serpente  che sputava zolfo (il drago) ottenendo gli onori dell’imperatore Enrico III. Sulla dinamica scultura, sono rappresentate due figure, quella della fortezza e quella del drago il cui fuoco avvolge quasi tutto l’apparato scultoreo. In ricordo di questa leggenda anche durante la Corsa dei Ciuchi di Sassetta che ha luogo in Ottobre (la “Festa di Ottobre” -la Tordata-), al vincitore viene consegnato un palio, sul quale è rappresentato tra i vari episodi di storia sassetana anche quello del Drago. Camminando ancora per il pittoresco borgo, si giunge in prossimità di un vicolo, detto Via Mozza, una stradina breve ma molto importante dal punto di vista storico in quanto conserva l’originario calpestio. In realtà, la parte più antica del borgo ha conservato, almeno fino a 50 anni fa, l’originario calpestio a lastre di pietra serena con le traverse in marmo.

Foto di Silvano Pistolesi serie “Radici nel Bosco”

Grazie al territorio boschivo che la circonda, Sassetta conserva inoltre tradizioni come la caccia, la legna e le carbonaie (tecnica usata di frequente in passato per trasformare la legna in carbone vegetale) o ancora la raccolta del frutto principe di queste zone: le castagne. La castagna in questo territorio è molto utilizzata in cucina e riflette nelle sue preparazioni culinarie una genuinità legata alla toscana più verace, non contaminata da usi e tradizioni estranei al luogo stesso. Una leggenda sassetana, inoltre, ci parla di un certo Don Carlo Bartolozzi che soleva battezzare i suoi parrocchiani non con l’acqua santa ma col “brodo di castagne secche”. Sassetta è, dunque, un luogo ancora incontaminato per chi ama il contatto diretto con la natura. Chi vuole viverla pienamente, può farlo anche attraverso dei percorsi da seguire a piedi, a cavallo o in bicicletta (risultano 37 km di sentieri da poter scoprire). Il Comune, infine, rientra nell’ambito del sistema di parchi della Val di Cornia e a tal proposito è stato creato anche il Parco forestale di Poggio Neri con il Museo del Bosco. Infine, sempre all’interno del Parco forestale di Poggio Neri, immerso nell’ombra dei boschi di castagni, sugherete, oliveti ritroviamo le Terme già conosciute dagli Etruschi per il potere terapeutico delle acque solfuree provenienti dalle fonti della Val di Cornia. Ringrazio vivamente il Consigliere Comunale con competenze al Turismo e alle Attività Produttive Francesco Poloni e lo storico sassetano Giuseppe Milianti (Presidente del Circolo Culturale “Emilio Agostini”), per la loro gentile disponibilità e accoglienza.

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