I Presepi Artistici in via Duomo a Salerno.

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Nel cuore del centro storico di Salerno, su uno dei suoi assi viari più importanti, via Duomo (l’antico labinario che raccoglieva le acque provenienti dalle zone collinari e le faceva defluire nei pressi dell’attuale chiesa di Sant’ Agostino) si affacciano numerose chiese ed ex conventi tra cui l’Ordine degli Eremitani di S. Agostino, la Cappella di Sant’Antonio de’ Nobili, la chiesa di San Giorgio e il suo vasto complesso conventuale (attualmente sede della Guardia di Finanza e Caserma dei Carabinieri), la Curia Arcivescovile e il Duomo. Nel periodo natalizio, alcune di queste preziose volumetrie vedono allestiti, al loro interno, dei presepi. Partendo dalla parte bassa della strada, ci s’imbatte subito nella Cappella di S. Antonio de’ Nobili, sede dell’omonima Confraternita che aveva, un tempo, il compito di confortare i condannati alla pena capitale. Luogo di culto di antiche origini medioevali, la confraternita fu soppressa con decreto Reale del 2 dicembre 1813, come tutte le opere pie di carattere laicale. In essa è esposto un presepe, inizialmente collocato nella chiesa di S. Agostino, qui trasferito, da qualche anno, per ragioni di spazio. Lo scenografico presepe nasce dalla collaborazione di più maestri: Giovanni Pisciotta, Bruno Montefusco e Amilcare Finamore. In tipico stile settecentesco napoletano, la sua peculiarità è quella di riproporre luoghi e monumenti storici di Salerno. Ritroviamo , ad esempio, la natività posizionata all’interno del portale seicentesco di Palazzo Ruggi d’Aragona, il castello di Salerno nella parte alta del presepe, e poi ancora importanti palazzi del centro storico, tra i quali Palazzo Fruscione, Palazzo Genovesi, il Convento di S. Lorenzo con le sue 8 arcate, il campanile del Duomo e quello dell’Annunziata, Palazzo d’ Avossa del XVII secolo, il Giardino della Minerva (primo orto botanico della storia e laboratorio didattico della Scuola Medica salernitana). Queste e tante altre volumetrie storiche di pregio, sono collocate armoniosamente in un presepe che è a pianta circolare, permettendo al visitatore di girarvi intorno. Proseguendo lungo Via Duomo si giunge in Piazza Alfano I, in prossimità della Cattedrale, all’ingresso di via Giovanni Guarna, dove si può visitare il Museo del Presepe “Peppe Natella”, al cui interno si conservano numerose opere appartenenti alla collezione dell’omonima famiglia. Si tratta di vere e proprie opere d’arte esposte all’interno di un antico androne e in una serie di locali collegati tra di loro. Si accede passando attraverso la bottega di vendita di pastori e oggetti per l’allestimento presepiale, per immergersi nell’affascinante visione dei presepi di ogni tipo, grandezza e nazionalità. Ritroviamo molti presepi artistici in stile ‘700 napoletano, alcuni custoditi anche in bacheche di vetro (come si usava un tempo). In queste preziose composizioni artistiche sono esposti personaggi di terracotta dipinti a mano con abiti in stoffa indurita caratteristici del presepe napoletano, tra i quali spicca Benino il dormiente, personaggio centrale del presepe che rappresenta l’intera umanità pigra e assopita davanti al Divino. Ritroviamo, poi, i mendicanti che rappresentano le anime del Purgatorio alle quali rivolgere le nostre preghiere o i pastori con le pecore che simboleggiano i fedeli che Dio incontra grazie all’opera dei sacerdoti. Non mancano mai i venditori di cibo come il macellaio, il panettiere o ancora il vinaio, che rappresentano ciascuno uno specifico mese dell’anno. Alla bellezza dei pastori fanno da cornice le stupende scenografie di ciascun presepe, ognuna con un suo specifico significato: i ruderi del tempio pagano dove ritroviamo la Sacra Famiglia, ad esempio, simboleggiano la vittoria del Cristianesimo sul credo pagano. L’osteria, invece, fa riferimento alla vita spirituale che si contrappone a quella materiale legata al rituale del mangiare. Ai presepi napoletani si affiancano anche composizioni artistiche di altre città d’Italia o di altre nazionalità, che vanno dalla Polonia alla Colombia fino al Perù. Molto particolare è la sezione presepi moderni in terracotta o in ceramica vietrese e il presepe in miniatura di Mario Carotenuto riprodotto dall’artista Prof. Francesco Silvestri. Sono esposte anche le statuine di terracotta create alla sig.ra Fortunata Notini, molto nota nella metà dello scorso secolo. Uscendo dal Museo si raggiunge, immediatamente in prossimità della scalinata settecentesca della Cattedrale di Salerno, la Sala San Lazzaro, all’interno della quale ritroviamo uno dei più singolari presepi del Capoluogo realizzato dal maestro Mario Carotenuto. Nato da un’idea di Peppe Natella e concretizzatosi nel 1982 grazie all’abilità artistica di Carotenuto con l’approvazione dell’allora Parroco del Duomo don Giovanni Toriello e dell’Arcivescovo monsignor Gaetano Pollio, il presepe era inizialmente composto solo da una quarantina di sagome, per arrivare ad ospitare oggi ben 87 figure dipinte (con colori acrilici) in scala 1:1 su multistrato da 13 mm. I primi personaggi realizzati furono i pastori, la Sacra Famiglia, l’angelo e i Re Magi. Essi avevano come modello la gente comune della parrocchia del Duomo che si mise ben volentieri in posa per il Maestro Carotenuto. Solo in un secondo momento si realizzarono personaggi conosciuti nella comunità salernitana, politici di grande spessore come il Sindaco Alfonso Menna, il poeta salernitano Alfonso Gatto, Frà Generoso Muro, conosciuto e stimato padre che fino agli anni ’60 dello scorso secolo girava in strada chiedendo l’elemosina, o ancora la minuta suor Letizia, anch’ella in cerca di un obolo per le strade del centro. Il presepe raffigura una fredda notte stellata di un ipotetico paesino del salernitano. Sulla parete nord della sala è raffigurata una tipica famiglia salernitana di alcuni decenni fa intenta a festeggiare il Natale. La scena è piena di particolari, l’ambiente soggiorno (quello di tanti anni fa) dove si consuma la scena è davvero commovente: tutta la famiglia seduta attorno al tavolo, con una bambina intenta a leggere la letterina e una donna che esce dalla cucina con un vassoio di zeppole. Bellissima è l’altra scena con due anziani ritratti mentre consumano un pasto in un ambiente molto umile sulla cui soglia si vede arrivare un angelo che annuncia la nascita di Gesù, in un’atmosfera di struggente poesia. Superata la scalea in marmo del XVII secolo si entra nel meraviglioso quadriportico della Cattedrale di Salerno, pregevole esempio dell’arte romanica, per ritrovare sullo sfondo, in corrispondenza della Porta di bronzo, un elegante rappresentazione della Sacra Famiglia realizzata dagli allievi del Liceo Artistico “Sabatini Menna” di Salerno. L’opera dal titolo “Portale della natività al Duomo”, è stata, negli anni precedenti, esposta in più ambienti del centro storico come all’ingresso dell’Ostello “Ave gratia plena” o in Palazzo Pinto area Arco Catalano. Tale realizzazione artistica ha come obiettivo la conoscenza e quindi il rispetto del nostro patrimonio storico-artistico e delle sue molteplici stratificazioni. Il percorso si conclude passando per Largo Plebiscito e raggiungendo, in prossimità della chiesa di San Domenico in via Linguiti, alcuni locali della Parrocchia gestita da don Franco Fedullo, dove è stato allestito il “Presepe di carta” composto da 17 sagome di carta e polistirene, in 3 stanze per un percorso di 20 metri quadrati. Il regista-ideatore di tale originale scenografia è Massimo Fasanaro, mentre il disegnatore artistico delle sagome è Valerio Fabio. In una città abbagliata dallo scintillio dei festoni natalizi e poco attenta al vero senso del Natale, in cui il pomeriggio della Vigilia vede sostituire l’usuale visita a parenti e amici con un frenetico e caotico andirivieni per le strade, tra alcool e musica assordante, sembrerebbe ormai perduta la dolce tradizione del presepe. Eppure, nonostante la degenerazione sociale che viviamo in questi anni (il Benino che è in noi), continuo a sperare che in qualche famiglia sopravvivano tuttora tradizioni legate anche a semplici gesti come l’allestimento di una capanna con pochi pastori, abitudini di un tempo che pian piano cadono sempre più nel dimenticatoio a discapito di altre che si stanno prepotentemente imponendo, non solo in questa città, come triste conseguenza degli sterili e insignificanti usi e costumi del nostro secolo.

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