I pannelli di ceramica vietrese a Salerno: elementi di arredo urbano

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 Al contesto urbano della città di Salerno fanno da cornice svariati elementi artistici di particolare bellezza di  certo non paragonabili alle grandi volumetrie architettoniche come il Duomo, Palazzo Fruscione, San Pietro a Corte ed altre ancora, ma contenenti, comunque, tracce di un’attività creativa di alto valore. Tra queste è impossibile non ricordare i pannelli ceramici vietresi realizzati in un arco di tempo  che va dalla fine degli anni ’40 a tutto il decennio degli anni ’60 del secolo scorso, ovvero in un particolare periodo dell’urbanistica comunale, al termine del secondo conflitto mondiale, in cui si avvia un percorso di ampliamento della città verso le aree al di là del fiume Irno, ad est, con un determinato fine : quello di diventare un polo turistico-balneare.(Piano Regolatore approvato con Delibera Comunale del 14 Aprile 1958).

L’ipotesi urbanistica risultò, in seguito, come ben sappiamo, ampiamente fallimentare! E in questo contesto s’inseriscono  gli innumerevoli pannelli sparsi per la città, sia nelle zone di espansione (l’area di foce Irno, via Celemente Tafuri) , sia in quelle già antropizzate (Piazza Alario, Via Benedetto Croce e nei pressi della chiesa di Sant’Anna al Porto su via Stanislao Lista). Le scelte delle ceramiche come elementi decorativi è facilmente riconducibile al legame stesso che accomuna la città di Salerno alla contigua cittadina  vietrese e alla sua rinomata attività artigiana.

                                                      

L’origine delle ceramiche è molto antica e risale all’alto medioevo allorquando, intorno al XV secolo, inizia una intensa produzione di  langelle di nuda terracotta. La particolare posizione geografica della cittadina costiera, i suoi rapporti commerciali con molteplici città rivierasche d’Italia e la sua vicinanza con due realtà come Salerno e l’Agro Nocerino Sarnese, ricche di cave di argilla, portò  la comunità di Vietri ad essere un punto nevralgico per la produzione delle ceramiche che vive un’epoca di grande splendore economico e artistico  intorno al XVII secolo con lo sviluppo di numerosi forni, le così dette faenzere. Proprio a cavallo tra il 1600 e l’inizio del 1700  si comincia a collocare lungo le pareti dei palazzi di Vietri e delle cittadine limitrofe, piastrelle di ceramica rappresentanti immagini di santi e madonne.

Diversi decenni dopo, grazie all’opera dell’artista tedesco  Riccardo Dolker, si assiste negli anni ’20 dello scorso secolo, a un nuovo rilancio dei  pannelli ceramici come elementi di supporto per la realizzazione di motivi pittorici. A lui si uniscono anche altri artisti stranieri, riportando in auge  l’antica tradizione della ceramica con un tocco più personale. Si realizzano scene di luoghi legati alla Costiera, azioni di vita quotidiana, figure reali ed immaginarie.

 

E così sul finire  degli anni ’40 e, soprattutto nel ventennio ’50-’60, anche nella città di Salerno inizia un’intensa attività decorativa per mezzo di pannelli ceramici, tutti con grandezze uguali : 3 piastrelle di base per  2 di altezza. Molte  rappresentazioni vantano la firma di  artisti tra i quali  Matteo Rago, insegnante di ceramica all’Orfanatrofio Umberto I, Siniscalchi che lavorò per la Ceramica Artistica Solimene e Gallo per la Ceramica Giovanni di Molina di Vietri. Di particolare bellezza sono i motivi decorativi posti su via Stanislao Lista.

Realizzati nel 1948 dal Siniscalchi, essi rappresentano realtà arcadiche, paesaggi, pastori, scene di caccia e di lavori agresti.

 

                        

A firma sempre del Siniscalchi e del Gallo sono quelle poste lungo via C. Tafuri in cui si raffigurano  principalmente la Costiera Amalfitana, ma anche alcuni luoghi della nostra Provincia come le Grotte di Pertosa (Siniscalchi 1962) o Palinuro (Siniscalchi 1962) o ancora l’area archeologica di Paestum con in primo piano uno dei tre templi,(Siniscalchi anni ’60)

 

 

                                       

                                                          

Molto interessante è anche il pannello costituito da 9 piastrelle di base per 6 di altezza raffigurante  la Salerno degli anni ’50 con il vecchio porto, posto sul tetto della cabina di controllo in prossimità della foce del fiume Irno.

Altro pannello  di grandi dimensioni è situato  lungo le rampe di collegamento tra via Sabatini e Piazza Alario ( 10 piastrelle di base per 5 di altezza ). In questa realizzazione si raffigura, in maniera molto precisa e dettagliata, la torre della Crestarella vista da Marina di Vietri , con  la città di Salerno e le sue colline sullo sfondo.

 

Le condizioni  in cui versano attualmente  non sono , purtroppo, ottimali : eccezion fatta per alcuni elementi, troppo angosciante è l’assenza totale di manutenzione anche ordinaria , l’incuria e l’abbandono. Alcuni muretti di supporto che contengono tali opere sono ormai privi di rivestimenti di marmo travertino o delle stesse maioliche andate perdute per sempre.

 

Emblematica e tristissima è la situazione dei pannelli posti su via Benedetto Croce, l’ingresso da ovest della città di Salerno, quello che era il luogo “ fiore all’occhiello ” del Capoluogo, tra i più suggestivi e panoramici della città con  l’elegante terrazzo dell’Olivieri che racchiude  preziosi elementi decorativi ed urbanistici della città degli anni ’50 e ’60 con le sue bellissime e ormai uniche fontanelle  rivestite con  tasselli ceramicati  che  un  tempo adornavano tutto il vecchio  Lungomare.

 

                                          

 

 

                      

Proprio qui resistono, a fatica, alcuni pannelli maiolicati raffiguranti luoghi della città e della sua Provincia, vergognosamente dimenticati da tutti, imbrattati e completamente in stato di  abbandono.

                                               

 

E’ quello stesso luogo in cui   ultimamente  si è proceduto all’abbattimento , con dubbia motivazione, di alcuni  antichi pini marittimi che ingentilivano ulteriormente il terrazzo. Paritetica situazione si registra in Piazza Alario, quella stessa la Ragion di Stato fino a poche settimane fa  voleva  addirittura cancellare per sempre per realizzare un parcheggio multistrato, ma che per fortuna è   salva grazie alle  innumerevoli battaglie  fatte proprio  per poterla preservare. E’ recentissima, di fatti,  la notizia di una Delibera Comunale che abbandona per sempre il progetto.

Non opere d’arte ma piccoli tesori  che andrebbero salvaguardati e recuperati, le maioliche potrebbero essere anche illuminate di notte in maniera tale da farne esaltare la loro bellezza e eventualmente farle rientrare anche in una sorta di itinerario “ turistico-urbano ” sulle tracce di quello che noi tutti possiamo considerare una risorsa fondamentale per il nostro territorio che non può essere dimenticata  e soprattutto mortificata ma deve essere parte integrante della nostra città come  eleganti ed artistici elementi d’arredo urbano.

Daniele Magliano

 

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