Gli amboni della Cattedrale di Salerno: arredi sacri di alto esempio d’eleganza tipologica e del disegno musivo

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Nell’anno dell’incarnazione del Signore 1180, indizione XIV, al tempo del magnificentissimo signore Guglielmo gloriosissimo re di Sicilia, del Ducato di Puglia, del Principato di Capua, Matteo, illustre Vicecancelliere dello stesso re, grande cittadino di Salerno, fece fare quest’opera, ad onore di Dio e dell’Apostolo Matteo”: così recita un’inscrizione posta all’interno di un arco, elegantemente decorato da lavori musivi a fondo d’oro e, attualmente, murato posto sul lato del transetto della Cattedrale di Salerno,  voluta da Matteo d’Aiello, Vicecancelliere del re Guglielmo, era in realtà originariamente collocata, fino ai primi decenni del XVIII secolo, nei pressi del Coro del Duomo, la Schola Cantorum (modello assai diffuso nelle chiese del centro Italia, legato alla Riforma tra l’XI e il XII secolo), fungendo da elemento comunicativo tra il Coro e la restante navata centrale dove erano collocati gli amboni. L’arco dunque fungeva da accesso a tali elementi liturgici di grande valore architettonico, posti quasi a metà della navata centrale (dove insiste l’iconostasi ovvero l’area che divide la zona presbiteriale dalla navata) come parte integrante degli stessi. La posizione della porta ad arco acuto è suffragata da numerosi storici come il Paesano, il Carucci, il Braca o anche dal Cancelliere Matteo Pastore o ancora da Gaspare Mosca. Nell’opera “Il Duomo di Salerno” di Monsignore Arturo Capone, si descrive così l’area in questione: “Matteo D’Aiello non dimenticò il paese che gli diede i natali ed innanzi tutto pensò a decorare di mosaici nel Duomo il muro destinato a dividere il coro basso dal resto della nave centrale… Detto muro oggi è intermezzato da un’inferriata con larghi ornamenti di ottone, nel cui centro si apre un cancello… giova però conoscere che fino all’epoca del Perlas, il muro si distendeva per tutto lo spazio occupato dell’inferriata, ed era chiuso da una porta, sopra la quale si innalzava lo splendido arco a mosaico che a suo tempo descriveremo ”. Due sono gli amboni presenti: sulla sinistra della navata, l’ambone Guarna e, sulla destra, l’ambone d’Aiello. La prima fu commissionata dall’arcivescovo Romualdo II Guarna come ben si legge sul parapetto della cassa. La sua datazione non supera il 1181, anno della morte dell’arcivescovo sebbene realizzata, senza ombra di dubbio, alcuni decenni prima. Nella raccolta “Voyage pittoresque ou description des Royaume Naples et de Sicilie” (Parigi 1783) tra le tante rappresentazioni grafiche in esso, ritroviamo un’acquaforte realizzata da Jean Louis Deprez in cui si raffigura un funerale di un Cavaliere dell’Ordine di Malta all’interno del Duomo. Si notano ai lati gli amboni fedelmente descritti insieme al candelabro del cero pasquale accompagnati, sul retro, dalle pareti del muro del coro finemente decorate. In un’altra rappresentazione, realizzata qualche decennio dopo, nel 1846, lo stesso luogo viene ritratto attraverso una litografia in bicromia su cartoncino, per la collezione “L’Italie monumentale et artistique”. Il suo autore, Philippe Benoist, rappresenta l’interno della Cattedrale con gli amboni, in primo piano, con evidenti minuzie di particolari e il cancello ancora presente, di separazione tra la Schola Cantorum e la navata centrale. Particolarità singolare dell’ambone Guarna sono gli angoli smussati al cui interno si ritrovano degli elementi scultorei: due figure maschili (i telamoni) sul lato esterno e due colonne tortili sul retro. Gli archi che sostengono la cassa sono decorati da eleganti bassorilievi, raffiguranti i profeti Isaia e Geremia, mentre sul lato del balconcino ritroviamo l’Angelo di San Matteo, sulla sinistra, e l’Aquila di San Giovanni sulla destra. La cassa è sorretta da quattro colonne con capitelli sui quali sono scolpite figure di uccelli, alberi stilizzati, genietti, fiori vari, con evidente riferimento allo stile decorativo della scultura romana imperiale. Il pluteo è riccamente decorato con colorati disegni musivi geometrici accompagnati da fasce variopinte che girano attorno a dischi di porfido. L’ambone D’Aiello, detto anche maggiore, posto sul lato destro della navata presenta, anche in questo caso, lungo il pluteo, raffinati mosaici geometrici marmorei in stile cosmatesco (di derivazione bizantina). Di datazione piuttosto controversa risale, con molta probabilità, all’epoca della investitura ad arcivescovo del figlio di Matteo d’Aiello, Niccolò d’Aiello, dunque alla fine degli anni ’80 del XII secolo.  La cassa è sorretta da dodici colonne con capitelli sui quali sono scolpite varie figure uguali due per volta, con chiari riferimenti architettonici del Duomo di Monreale.  Sui capitelli si osserva una varietà di elementi simbolici come le foglie di acanto che sembrano muoversi al vento, oppure figure di telamoni, e ancora uccelli dal becco lungo o più semplicemente elementi vegetali che riprendono l’arte aulica tipicamente bizantina. L’ambone presenta curiosamente due leggii, di due stili differenti di cui uno sicuramente estraneo al pulpito e aggiunto successivamente. Uno presenta un gruppo scultoreo di chierici con le braccia alzate, l’altro la rappresentazione di un uomo avvolto dalle spire di un serpente con testa artigliata dall’aquila; il primo lettorino è rivolto verso il coro, il secondo verso la navata centrale. In realtà, come ben denota Antonio Braca, il gruppo di chierici può essere più contestualizzato nell’area della Schola Cantorum, mentre il leggio con l’uomo col serpente è legato all’ambone e alla liturgia pasquale. Non lontano da quest’ultimo si innalza il candelabro per il cero pasquale e, un tempo, una fonte battesimale a poca distanza. Il gruppo scultoreo del leggio, pertanto, riflette la presenza di elementi dal forte richiamo liturgico. Il candelabro del Cereo Pasquale, alto più di cinque metri, è composto da una struttura cilindrica in cui fanno bella mostra meravigliosi mosaici che partono da una base caratterizzata dal gruppo scultoreo di quattro leoni. E’ diviso su tre ripiani con diversi disegni musivi dalle tessere con colori molto vivaci. Alla sommità del candelabro ritroviamo un gruppo di putti danzanti, in stile classico, dai quali diparte il cereo. Gli amboni costituiscono un fulgido esempio di alto valore artistico medievale, preziosa testimonianza dell’arredo liturgico e delle maestranze del XII secolo in Campania.  Tra qualche giorno si festeggia il Santo Patrono di Salerno, San Matteo, un’occasione per entrare in Cattedrale, avvicinarsi agli amboni, e soffermarsi per un po’ a osservarli, scrutarne ogni elemento che li impreziosisce captandone la magnificenza e la singolare bellezza del gruppo marmoreo. Ne vale la pena, forse vi potreste, per un attimo, anche emozionare!

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