Dal Touring Club Italiano: Salerno nel 1936

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Là dove l’antico golfo di Posidonia maggiormente s’incurva a settentrione a formare un seno meno ampio, sorge, ai piè di colli ridenti, Salerno, dal passato che la storia e il risonante ricordo della sua antichissima Scuola Medica fanno glorioso, del fulgido presente che la pone a capo di una provincia vasta e popolosa […]. Con queste parole inizia la descrizione della città di Salerno in un vecchio libro trovato, per puro caso, girovagando in un mercatino di Natale, 2 anni fa, nell’atrio della basilica di San Francesco a Bologna. Il libro è parte di una serie di volumi, realizzati dal Touring Club Italiano, stampati nel 1936, anno fascista (XIV). In esso sono ritratte le regioni d’Italia, le sue provincie e, in linea generale, tutte le realtà d’interesse storico-geografico. Sfogliando le pagine di questo libro sorprendentemente in ottimo stato, ho potuto ammirare foto e leggere numerose descrizioni di una Salerno in evoluzione, proiettandomi, con la mente, all’anno 1936. La prima delle foto sulla città in esso contenute è una panoramica realizzata dall’Aeronautica, sicuramente antecedente alla data di stampa del libro, come si evince da alcuni fattori urbanistici. Innanzitutto, nella parte centrale della foto, non è ancora visibile palazzo Guerra (il Comune) inaugurato nell’Aprile del 1936, e nemmeno il liceo “Torquato Tasso” completato nel 1932. Altra struttura non ancora presente è lo stadio denominato inizialmente il “Littorio” realizzato dall’ingegnere Camillo Guerra, i cui lavori iniziarono nel 1929 per completarsi 2 anni dopo. Al suo posto è ancora visibile il vecchio perimetro del primo cimitero che partiva dall’attuale Piazza san Francesco per proseguire verso est sull’area dello stadio. Non lontano dal vecchio cimitero si possono notare le palazzine realizzate tra il 1925 e il 1928 per la Cooperativa Case Ferrovieri (legate al Piano regolatore Donzelli-Cavaccini, mai completato). Nella parte nord si può notare il cimitero di Brignano, i cui lavori di realizzazione iniziarono nel 1928 sempre ad opera dell’allora Capo dell’Ufficio Tecnico di Salerno l’ingegnere Camillo Guerra. La foto, sicuramente della fine degni anni venti, ci presenta una realtà urbana città ancora molto modesta, tutta protesa sul mare, e ancora concentrata sotto il monte Bonadies, la collina del Castello. “La fattiva opera del Comune ha quasi completamente risolto i problemi del rinnovamento edilizio e del necessario ampliamento della città, la quale è divenuta un centro veramente moderno, degno della sua importanza e della sua fama […]” Sono gli elogi della volontà fascista di sviluppo economico e soprattutto edilizio del Capoluogo che vede la realizzazione di nuovi “[…] sontuosi edifici pubblici e privati […]” lungo la linea di costa come il Palazzo delle RR. Poste e telegrafi, o il Palazzo del Comune (in una foto ancora manchevole di qualche rifinitura). Si descrivono, inoltre, dei nuovi rioni a oriente, realizzati al di là di via dei Principati e del “[…] modernissimo Liceo Ginnasio T. Tasso e del Palazzo di Giustizia […], quest’ultimo quasi completato nel 1936 ma inaugurato nel giugno del 1939.  Dopo la presentazione delle migliorie urbanistiche delle nuove imponenti realizzazioni architettoniche del Capoluogo, si affronta la storia della città, argomento altrettanto interessante.  Alle descrizioni storiche vengono proposte foto del Duomo, del paliotto costituito dalle tavolette d’avorio medioevali, allora conservate nella Cappella del Tesoro. Belle anche le foto dell’interno del Duomo, con l’ambone […] grandioso ambone, splendido per la decorazione musiva che ricorda l’arte siculo-musulmana […], o del Sepolcro di Margherita di Durazzo, morta nel 1412, monumento realizzato da Baboccio di Piperno, o quella dell’acquedotto medievale allora ancora in zona semiperiferica, con il quartiere dei Mutilati sgombro di palazzi ma caratterizzato ancora da una serie campi coltivati. La lettura di questo libro che è parte della storia e, in questo caso, di una Salerno, a molti di noi, quasi sconosciuta invita certo a una riflessione. Come giustamente afferma lo storico e scrittore inglese Eric John Ernest Hobsbawm, è questa un’epoca caratterizzata dalla completa alienazione, soprattutto nei giovani, dal passato. Di fatti, continua lo storico, le nuove generazioni vivono “[…] in una sorta di presente permanente […]” e tutto ciò crea un significativo distacco con il passato. Anche il semiologo, scrittore e filosofo Umberto Eco, già quasi dieci anni fa, a New York in una lectio magistralis all’Onu, denunciava la “dilagante mancanza di memoria storica” sentita soprattutto tra i giovani “[…] la cultura si costruisce attraverso il ricordo […]”. E’ fondamentale sempre secondo Eco, il valore della memoria storica all’interno della società, e per lo scrittore “[…] il modo giusto per coltivare la memoria oggi sia la conoscenza della Storia e la trasmissione alle nuove generazioni di ciò da cui proveniamo […]”. E questo vale in misura maggiore in una città, Salerno, in cui la rapida e distruttiva trasformazione urbana si accompagna alla progressiva dimenticanza della nostra identità secolare.

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