Casale Marittimo: il fascino di un borgo toscano d’altri tempi

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Siede in un colle, cui sovrasta un più alto poggio ov’era Casale Vecchio, ora affatto diruto. Di Casale nuovo trovasi memoria fino dal 1004: i Conti di Monte Scudaionel 1406 lo cedono ai Fiorentini. Nell’alto del colle è il recinto dell’antico castello con porta munita di antiporti: nella maggior sommità era la rocca, ora ridotta a terrazza: presso di essa è la Parrocchia assai angusta. Sotto il castello, nella pendice meridionale è un grosso borgo con pubblico oratorio”.  Così descriveva Attilio Zuccagli-Orlandini (cartografo e geografo vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo dedicando la sua opera alla descrizione fisica e storica del Granducato di Toscana nel periodo che va dal 1848 al 1856) il borgo di Casale Marittimo, non lontano dalla costa meridionale livornese. Indicato come “Casale” nell’Atlante generale dell’Abate Bartolomeo Borghi pubblicato per la Stamperia Granducale, il piccolo borgo ha avuto negli anni diverse denominazioni. Conosciuto, fino al 1862, col nome di “Casale delle Maremme” divenne successivamente “Casale di Val Cecina” fin quando nel 1900 ottiene l’attuale nome di Casale Marittimo. Posto a soli 12 km dal mare, sebbene dal punto di vista geografico sia ancora parte integrante dell’area più interna del territorio della “Costa Etrusca”, il piccolo Comune rientra all’interno della Provincia pisana. A breve distanza dal nucleo cittadino si ergono resti di un villaggio etrusco del VII secolo a.C. e la Necropoli di Casa-Nocera dove si conservano alcune sepolture e dove sono state portate alla luce due interessanti statue rappresentanti i cosiddetti “Principi Guerrieri di Casale Marittimo” (oggi conservati nel Museo Archeologico di Firenze). Il borgo si presenta ai miei occhi di viaggiatore come un luogo dell’anima, un paese che conserva il fascino e le caratteristiche più vere della Toscana di un tempo. Provenendo da Bibbona, si scorge, in lontananza sulla sommità di un’altura più decisa (poco più di 200 m s.l.m.), circondato da campi coltivati su alture molto morbide e tonde colline che si susseguono alternandosi a brevi vallate, il borgo di Casale come un compatto agglomerato di case antiche e chiese. Parcheggiando ai piedi del paesino, in pochi minuti di cammino, ci s’inoltra all’interno di una realtà che trasmette al visitatore una sorta di pace e vigore dell’animo. S’incontra subito un ampio slargo, Piazza del Popolo su cui, ad est, si affaccia l’Oratorio di San Sebastiano struttura di origine quattrocentesca, trasformato nel XVIII secolo, e ulteriormente modificata, in parte, negli anni ’30 dello scorso, con l’utilizzo di alcuni materiali provenienti da un’antica villa romana non lontana dal borgo. Dalla piazza dipartono una serie di vicoletti tutti in salita (tra piccole botteghe artigiane e trattorie d’altri tempi) molto caratteristici in cui le case e gli edifici dalla tipica pietra faccia a vista locale, sfoggiano antichi loggiati e finestre bifore che si alternano ad aperture più recenti, dimostrazione di una stratigrafia storica di forte impatto visivo. Dagli stretti vicoletti del paese si possono ammirare, poi, ampi scenari panoramici davvero incantevoli: si scorge, di fatti da un lato, l’ampia Val di Cecina con i suoi calanchi ovvero le Balze di Volterra e, dall’altro, il mare non lontano. Quando l’aria è tersa si può, inoltre, osservare anche una parte dell’Arcipelago toscano con le isole d’Elba, Capraia e Gorgona, e talvolta persino la Corsica. Il mio percorso continua verso la bella Torre Civica, un tempo ingresso della Rocca medioevale di Casale. La parte più alta del borgo è caratterizzata, invece, da un’area su cui insisteva, un tempo, il castello circondato da alte mura. Sono i piccoli dettagli che colpiscono la mia attenzione: dal balconcino, alla finestra con davanzale fiorito, fino a uno sportello aperto lungo la strada con dei libri da poter leggere gratis. In questa atmosfera cristallizzata a un tempo che non è più, il piccolo borgo consuma la sua quotidianità ed è per questo che il Touring Club italiano lo ha insignito della “Bandiera Arancione” per l’eccelsa qualità ambientale e per la squisita accoglienza turistica.

 

 

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