Home Culturaurbana Bernaldo, un Vescovo longobardo quasi sconosciuto: tra storia e leggenda.

Bernaldo, un Vescovo longobardo quasi sconosciuto: tra storia e leggenda.

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FileFruscioneSanPietroSalerno2.jpg di Roquejaw è concesso in licenza con CC BY-SA 3.0 .

La storia del Vescovo di Salerno Bernaldo, in carica nel Capoluogo, in piena epoca longobarda, tra l’850 e l’860 d.C. (fonte Luciana Baldassarri), delinea il profilo di un individuo dalle alte doti umane, culturali e religiose, una figura sconosciuta a molti le cui vicissitudini, negli anni del suo operato a Salerno, s’intrecciano con alcuni aneddoti dal carattere leggendario.

Map_Italy_in_the_second_half_of_10th_century-_Touring_Club_Italiano_CART-TRC-43_02 CC BY-SA 4.0

Testimonianza principale è soprattutto il “Chronico Salernitanum”, opera probabilmente realizzata nella seconda metà dell’XI secolo, in cui vengono riportati, corredati da numerose informazioni storiche che ben inquadrano anche la vita quotidiana nonché la mentalità dell’epoca, gli avvenimenti accaduti nel Principato di Benevento e in quello di Salerno, per mano di un autore anonimo, probabilmente un monaco. Di Bernaldo, Vescovo di Salerno al tempo in cui era Principe Siconolfo (primo Principe di Salerno a metà IX secolo e Principe di Benevento tra l’832 e l’839 d.C.), il Chronicon descrive le qualità morali “Coangelicus presul” (principe angelico) e la sua attività pastorale “Ecclesie reaparator” (riparatore di chiese). Di fatto, fu lui a completare la chiesa di San Giovanni Battista (nei pressi dell’antica Cattedrale) la cui costruzione venne iniziata sotto un suo predecessore qualche anno prima, ovvero il Vescovo Pietro I. A completamento dei lavori, portò al suo interno i corpi dei santi martiri Fortunato, Caio e Anthes le cui spoglie erano custodite all’interno di una piccola chiesa posta ad occidente del fiume Lyrinus (Irno) ma in pericolo a causa delle continue scorribande dei saraceni. Sempre per suo volere, le reliquie dei santi Vescovi e Confessori Cirino e Quingesio, da una località non lontana dal Capoluogo, Faiano, dove erano sepolti, furono trasportati all’interno delle mura cittadine. A questo episodio, s’intreccia una prima leggenda: dei testimoni, infatti, raccontavano che, appena caricate le reliquie dei santi sul cavallo su cui il Vescovo sedeva, d’improvviso quest’ultimo perdeva i calzari pur essendo ben chiusi. La notizia presto venne divulgata e fece subito gridare al miracolo. Tuttavia un ulteriore evento miracoloso vissuto da lui ha dell’incredibile. Bernaldo aveva l’abitudine di trascorrere molto tempo all’interno dei luoghi sacri per pregare. Entrato un giorno nella chiesa della Madre di Dio con un suo diacono per pregare assieme, mentre si pentiva dei suoi peccati e di quelli dei fedeli della parrocchia, affidandoli a Dio, gli comparve, in piena notte, la Madonna contornata da una intensa luce, cadde impietrito con la faccia sul pavimento. La Madonna era circondata da alcune vergini di cui una in particolare le raccomandava lo stesso Bernardo. La Madonna rispose di aver pregato il Signore affinché il Vescovo potesse un giorno essere accolto dalla schiera dei santi, e che le sue preghiere erano state esaudite. Nel frattempo, avendo assistito alla scena, il diacono, in piena notte, iniziò a suonare le campane per divulgare l’evento prodigioso, successivamente descritto in ogni particolare dallo stesso Vescovo, una volta terminata la sua condizione di estasi.

Di pubblico dominio

Durante la sua permanenza a Salerno, il Vescovo fece inoltre costruire e completare numerose chiese: oltre a quella di San Giovanni Battista, ad esempio, completò alcuni affreschi all’interno della chiesa paleocristiana a Largo San Pietro a Corte.

FileFruscioneSanPietroSalerno.jpg di Roquejaw è concesso in licenza con CC BY-SA 3.0 .

Si riporta che, grazie al suo impegno, fu edificato Palazzo Fruscione, non lontano da San Pietro a Corte, sede vescovile fino al XII secolo. (fonte Luciana Baldassarri). Inoltre alla fine del suo vescovado, fece realizzare una chiesa dedicata al Salvatore con ricche decorazioni sul pavimento e sulle pareti, e sull’altare le reliquie di San Felice e di altri ulteriori santi (Fonte Vincenzo de Simone).

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