Archi e volte nel centro storico di Salerno

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Il centro storico di Salerno, già contenitore di volumetrie d’alto pregio architettonico di epoche diverse, racchiude al suo interno altri elementi più piccoli o anche strutture architettoniche singolari che rendono l’antico borgo cittadino particolarmente suggestivo: tra questi, assai interessanti sono gli archi e le volte che sorprendono il viandante semplicemente volgendo lo sguardo verso l’alto. Da secoli presenti in città in numero considerevole, gli archi svolgono un’evidente funzione decorativa. Gli archetti, spesso sovrapposti tra loro, come una sorta di archi di sbatacchio che in realtà sostituiscono i contrafforti o gli speroni lungo gli stretti vicoletti della città antica, assolvono in realtà a una fondamentale funzione strutturale: impediscono il ribaltamento dei fronti grazie alla spinta orizzontale dell’archetto stesso, spesso a sesto ribassato, e bloccano l’eventuale spinta di archi o volte presenti all’interno degli edifici antichi. Possiamo focalizzarne alcuni tra i più interessanti, seguendo un ipotetico itinerario lungo le stradine e gli slarghi del centro storico. Partendo da Piazza Abate Conforti e risalendo via Trotula de Ruggiero, il viandante procede sotto un susseguirsi di volte. La prima che s’incontra è una elegante volta a botte lunettata con pietra faccia a vista, ai lati, al di sotto della linea d’imposta. Proseguendo, un’altra volta a botte cattura l’attenzione del passante: su di essa è presente il corpo di fabbrica meridionale di Palazzo San Massimo (Palazzo settecentesco che sorse sull’area dell’antica dimora del principe longobardo Guaiferio) che si appoggia al versante settentrionale dell’antico monastero benedettino di Santa Sofia fondato nel IX secolo. Risalendo ancora, si incontrano, in sequenza, una dopo l’altra, altre strutture voltate in corrispondenza del museo della Medicina e Chirurgia “Roberto Papi”: la prima è costituita da un insieme di più volte a botte, la seconda, più in alto, è una bella volta a botte anch’essa lunettata con al un lampione al centro in stile ottocento. Da via Trotula de’ Ruggiero si raggiunge Via Tasso attraverso Salita Intendenza Vecchia, dove ritroviamo, anche in questo caso, una struttura costituita da una serie di archi tipologicamente diversi, che vanno dall’arco rampante, all’arco a sesto acuto fino a quello a sesto ribassato. Raggiunta Via Tasso è impossibile non accorgersi, sulla destra, in corrispondenza del lato meridionale del nobile Palazzo Conforti, della presenza di un doppio arco a sesto ribassato che mostra al centro l’intradosso di un solaio in legno caratterizzato da una orditura principale costituita da travicelli in legno con impalcato formato da tavole in legno. Risalendo lungo la strada, s’incontrano altre strutture voltate, la prima di piccole dimensioni mentre, poco più avanti, s’incontrano, sul lato destro, all’ingresso di via porta di Ronca, un doppio arco a sesto ribassato con piccolo solaio ligneo e, a sinistra, una serie di archi e volte (un arco a tutto sesto, una volta a vela e due archi rampanti) attraversati i quali si raggiunge via Spinosa. Raggiungiamo il quartiere delle Fornelle, l’antico quartiere degli amalfitani, anch’esso caratterizzato da una serie di vicoletti con volte a botte e piccoli archetti rampanti o a sesto ribassato. Alcuni di essi accolgono opere di writers famosi che, nell’ambito di un importante intervento di recupero del quartiere con i cosiddetti “Muri d’Autore”, esprimono la creatività artistica della cultura Hip-hop. Entrando in vicolo Guaiferio da via Portacatena, ritroviamo numerosi archi a sesto ribassato, ma anche una volta rampante che offrono al visitatore una visione molto particolare e suggestiva. Non lontano, in vicolo delle Galesse, un’interessante volta d’ingresso alla strada, affiancata da una elegante edicola votiva raffigurante una Madonna, presumibilmente risalente al XVIII secolo, sorprende lo sguardo per la spiccata altezza. Percorrendo poi il vicolo degli Amalfitani, sormontato nella sua parte orientale da un’alta volta a botte, si raggiunge via Porta Rateprandi, anch’essa caratterizzata da una serie di archetti a tutto sesto e da due attraversamenti con doppio arco a sesto ribassato che mostra, tra un arco e l’altro, un solaio in legno con tipica trama in stile partenopeo.Caratteristico è poi il vicoletto Municipio Vecchio caratterizzato da una lunga volta rampante e un ingresso con arco a sesto ribassato. Non lontano, in vicolo Duca Ruggiero, un attraversamento è caratterizzato da una doppia volta a sesto ribassato con l’intradosso di un solaio in legno al centro, sul quale si possono ammirare la trave maestra e l’impalcato in tavole di legno. Proseguendo verso est, su vicolo dei Sartori, un bell’attraversamento con una serie di archi a sesto leggermente acuto, in stile moresco, conduce in  vicolo Adelbenga in cui si possono, invece, ammirare un susseguirsi di archetti a sesto ribassato e un pregevole attraversamento dove si riscontrano una serie di elementi architettonici differenti: un arco a sesto acuto che precede una elegante volta a crociera susseguita da un ulteriore arco a sesto acuto e da due volte a vela delimitati da archi, il tutto ingentilito, sulla base, da due colonne di spoglio con capitelli in stile corinzio. Nei pressi di vicolo Adelbenga sono presenti (lungo via Arechi, sulla parte meridionale, lato est, di quel che resta dell’antica regia longobarda di Arechi II) archi a tutto sesto in mattoni, sorretti da colonne di spoglio con capitelli in stile corinzio, mentre su via Giovanni da Procida ritroviamo un elegante attraversamento, con una serie di volte a botte, al di là del quale si può ammirare un prezioso affresco raffigurante la Madonna dei Sette Dolori (da sottoporre a urgente restauro). Non lontano, su via Dogana Vecchia, si riscontrano due attraversamenti di particolare bellezza. Il primo, quello a ovest, è costituito da un doppio arco a sesto ribassato preceduto da una piccola volta con lanterna in stile XIX secolo, che ha al suo interno l’intradosso di un solaio ligneo. Il secondo passaggio sfocia sul lato orientale dell’antica dimora arechiana, con doppio arco a tutto sesto e solaio ligneo in stile napoletano al suo interno, quest’ultimo però maltenuto. Lungo via dei Mercanti, nella sua parte centrale è presente sulla facciata principale del nobiliare Palazzo Pinto, risalente al XVII secolo, un passaggio di collegamento con Piazza Sant’Agostino. Si possono ammirare, all’ingresso, un primo arco in pietra a tutto sesto poggiante su colonne di spoglio d’epoca romana con i fusti, uno scanalato e l’altro in stile tortile con capitelli corinzi. Proseguendo si possono ammirare, poi, sul lato destro una serie di archi e colonne di spoglio in parte inglobati nella muratura, il tutto terminante con un ulteriore arco in pietra. Anche in questo caso il passaggio è sormontato da una copertura lignea di travicelli e impalcato. Non lontano, oltrepassato il camminamento, si scorge un’ulteriore struttura davvero particolare, posta su Largo Dogana Regia caratterizzata da una volta a sesto ribassato con complessive sei lunette. Risalendo verso via dei Mercanti si raggiunge via delle Botteghelle con i suoi numerosi archi a sesto ribassato che la caratterizzano. Da via delle Botteghelle si può raggiungere la Cattedrale mediante un passaggio (vicolo Giovanni Guarna, nobile normanno) sormontato da un susseguirsi di archi e volte di particolare pregio: si parte da un arco a sesto acuto dal quale diparte una volta a crociera chiusa ad est, per passare attraverso un ulteriore arco a sesto acuto, cui segue un arco in pietra a tutto sesto dopo il quale si chiude il passaggio con un altro arco a sesto acuto.L’itinerario si conclude con una visita all’acquedotto medioevale detto “Ponti dei Diavoli”. Quinta scenica di numerose leggende e aneddoti risalenti a tanti secoli fa, è un’opera architettonica molto particolare posta fuori le antiche mura longobarde ad est del centro storico in prossimità dell’area denominata Orto Magno. Caratterizzata da tre archi di cui due sovrapposti, esso portava l’acqua proveniente dalle sorgive nel vicino torrente Rafastia. Secondo lo storico Vincenzo De Simone la costruzione di questo imponente acquedotto risale molto probabilmente all’VIII secolo e non all’XI, come si è sempre ipotizzato, essendo un elemento legato alle mura difensive d’epoca arechiana. Il susseguirsi degli archi a sesto acuto sono una novità per l’epoca dato che tale elemento architettonico verrà utilizzato in Sicilia solo dopo l’anno mille. Peccato però che un’opera di tale valenza storica si mostri in pessimo stato di conservazione, soprattutto negli ultimi anni, dopo i piccoli crolli avvenuti nel 2015 e l’anno scorso.

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