La Piazza: definizione ed evoluzione di uno spazio urbano

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“La Piazza, nel suo significato urbanistico, può definirsi come uno spazio libero, limitato da costruzioni. Nell’edilizia cittadina la piazza rappresenta uno degli elementi più importanti, sia per funzione che per significato. La forma, l’ubicazione, la funzione e l’espressione estetica della piazza hanno seguito storicamente lo sviluppo urbanistico della città” (Enciclopedia multimediale italiana Treccani). Dal punto di vista etimologico, il nome Piazza proviene dal greco “plateia e dal latino “platea ovvero strada larga, spazio libero e ampio.

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Un primo esempio è l’Agorà dell’antica Grecia, nata inizialmente per funzioni esclusivamente politiche e con imprecisa forma urbana che diviene, nel tempo luogo d’interesse pubblico con fini anche commerciali, per acquisire nei secoli una forma regolare, per lo più rettangolare, affiancata spesso anche da portici e da edifici di particolare rilievo per la Polis.

Joris1919, CC BY-SA 3.0

In epoca romana le piazze si identificavano nei Fori, per lo più circondati da porticati e palazzi di alto pregio architettonico, che rendevano l’ambiente urbano di particolare monumentalità. Identificato come il cuore pulsante della città, al suo interno si svolgeva la vita economica della comunità, ma anche affari politici e amministrativi. Nel corso dei secoli si assiste alla realizzazione di numerosi fori sia a Roma che nelle nuove città dell’Impero, luoghi che costituivano principalmente elementi di prestigio per l’Imperatore di turno che si autocelebrava con la progettazione e la realizzazione di un nuovo Foro come, ad esempio quello di Nerva, Augusto o Traiano. Nel tempo assistiamo, poi, a una generale modifica concentrata soprattutto sul significato della piazza stessa. Nasce, di fatto, durante il Medioevo e nei secoli successivi, il concetto di spazio pubblico in funzione del suo fine ultimo correlato al commercio, alla politica o a alla religione.

Sailko, CC BY-SA 3.0

Esempio emblematico è Piazza della Signoria a Firenze, centro del potere civile con il trecentesco Palazzo Vecchio (tipico esempio di palazzo civico medievale), realizzata attraverso un sistematico abbattimento di case a torre private.

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Destinata a finalità religiose è, sempre a Firenze, la piazza dominata dal Duomo, Battistero e campanile di Giotto, mentre in corrispondenza dell’antico Foro romano, sorge la Piazza del Mercato, cuore pulsante del commercio e degli affari. Nel rinascimento il concetto urbanistico e percettivo di piazza si lega all’uso della prospettiva con finalità scenografiche.

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Un esempio è la Piazza di Pienza (Piazza Pio II), progettata da Bernardo Rossellino, il quale, in un luogo assai ristretto, attraverso l’applicazione della prospettiva centrale “monoculare”, realizza uno spazio apparentemente ampio su cui si affacciano il Duomo, Palazzo Vescovile, Palazzo Piccolomini e il Palazzo Comunale. Nel ‘600 la realizzazione di Piazza San Pietro, a Roma, si impone come soluzione di alta monumentalità e prospettiva, emblema del   centro mondiale di tutta la cristianità voluta da Gian Lorenzo Bernini.

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Gli anni successivi vedono la realizzazione di numerose piazze “reali” caratterizzate da una grande finalità scenografica con forte compatezza e regolarità architettoniche, celebrative in particolare delle monarchie di tutta Europa il Belgio, l’Olanda, la Spagna e soprattutto la Francia con Parigi.

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In Inghilterra dilagano, invece, i Circus, spazi per lo più circolari contorniati da uniformi unità residenziali affiancate e interrotte da strade di penetrazione, i Crescent, sorta di mezzaluna costituita da un insieme di edifici uniformi nella loro tipologia realizzati lungo una linea semicircolare, il cui esempio tipico è il Royal Crescent della città di Barth, e poi gli Squares, piazze di forma quadrangolare con ampio spazio spesso sistemato a verde nel suo centro e delimitato, nel  perimetro, da strade e da una cortina edilizia non sempre omogenea, sia nella tipologia che nella volumetria.

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Alla fine del XIX secolo l’urbanista austriaco Camillo Sitte, dedica uno studio approfondito sull’urbanistica delle città e sul significato delle piazze. Già nel 1889 afferma: “Oggi, le piazze servono raramente alle grandi feste popolari e la vita di ogni giorno sembra abbandonarle sempre di più. Esse, spesso, hanno altra funzione che quella di procurare aria e luce o d’interrompere la monotonia dell’oceano edilizio o, al massimo, di valorizzare l’effetto architettonico di qualche edificio”. A distanza di più di 130 anni, paradossalmente, i sui trattati sull’urbanistica risultano ancora attuali. Focalizzandosi principalmente sull’urbanistica italiana medievale, rinascimentale e barocca, Sitte coglie gli aspetti positivi degli ambienti urbani, e dunque anche delle piazze, il loro rapporto con gli edifici circostanti, i monumenti e le dimensioni che potrebbero essere da ispirazione per la realizzazione della nuova progettualità delle stesse. Di particolare importanza è, per lui, il giusto e positivo rapporto tra la piazza, i monumenti presenti e gli edifici che la circondano che evidenziavano, in passato, uno stretto legame tra la vita pubblica e il contesto urbano. Tale rapporto andrà perdendosi a partire dalla fine dell’800 fino ai giorni nostri lasciando spazio a una urbanistica che punta troppo spesso alla progettazione di nuove piazze che non hanno alcun legame con la città in cui vengono realizzate e che annullano, il più delle volte, lo stesso interscambio sociale e funzionale lasciando, dunque, una sorta di sterile vuoto urbano.

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