Scandalo al Ruggi: mazzette da 1.500 a 60.000 euro per interventi resi necessari

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Storia di mazzette nei luoghi della Sanità-

Questa è la notizia che davvero non avremmo mai voluto dare. Il nosocomio cittadino è stato scenario di interventi chirurgici dissimulati come prestazioni “intramoenia”, utilizzando l’ospedale come clinica privata con prestazioni sanitarie in favore di pazienti al di fuori delle regolari liste d’attese, durante le ore di servizio ordinario, in cambio di un cospicui corrispettivi da 1.500 a 60.000 euro. Ovviamente senza che venisse effettuato nessun versamento nelle casse dell’Azienda Ospedaliera.

Da sottolineare che le prestazioni oggetto di indagine riguardano esclusivamente pazienti in gravissime condizioni di salute, spesso con una breve aspettativa di vita, che, tra l’attendere lo scorrimento della lista di attesa ed il pagare per essere operati immediatamente da medici di grande esperienza, hanno preferito pagare.
La oro colpa? Essere malati, disposti a tutto in cerca di un’ultima speranza.
I pazienti erano dunque colpiti tutti da patologie gravi: neurinoma dell’acustico, metastasi cerebrale, problemi spinali, meningioma, neoplasia cerebrale.
Onerose cure, quelle ricevute, benché avessero diritto ad ottenerle nell’ ambito del servizio sanitario pubblico.

Protagonisti di questo scandalo : Luciano Brigante, 50 enne di Avellino, Primario del Reparto di Neurochirurgia; FUKUSHIMA Takanori, 73enne, noto neurochirurgo di fama mondiale, direttore della clinica privata “Fukushima Brain Institute”, a San Rossore-PISA; LIBERTI Gaetano, 61enne di Cascina-PI, neurochirurgo dell’Università degli Studi di Pisa, che operava presso il “Fukushima Brain Institute” di San Rossore-PI, “allievo” del FUKUSHIMA; IANNICELLI Annarita 48 enne di Salerno, caposala del Reparto di Neurochirurgia del citato nosocomio salernitano, SAPONIERO Renato 59 enne, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Patologie cranio-facciali dell’Azienda Ospedaliera di Salerno. Quattro gli indagati: tre gli arresti domiciliari e una la sospensione dall’esercizio di pubblico servizio, tre ritenuti responsabili di reati di concussione, una persona responsabile di omessa denuncia ed abuso di ufficio. Misure cautelari, queste, emesse dal GIP presso il Tribunale di Salerno ed eseguite a Salerno, Avellino e Pisa, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, in collaborazione con i militari dei reparti territorialmente competenti.

“Un sistema concussivo”, dunque, tra il Reparto di Neurochirurgia ed il Fukushima Brain Institute. Il Primario, ottenuto il consenso, dai pazienti, alla prestazione sanitaria, rappresentava loro la possibilità di eseguire l’operazione presso il dipartimento da lui diretto e li rassicurava dicendo che avrebbe curato il tutto di persona. Gli interventi chirurgici venivano effettuati dal team FUKUSHIMA, LIBERTI, BRIGANTE.
BRIGANTE, abusando dei poteri derivanti dal ruolo modificava la “lista di attesa” ed anche i turni dei medici, predisponeva il ricovero dei pazienti, avvalendosi del personale infermieristico e della coordinatrice IANNICELLI, caposala del reparto. Questa curava la disponibilità della sala operatoria per il giorno concordato e la priorità dei casi rispetto alle ordinarie liste d’attesa. Con mirati artifizi (mancate cancellazioni di pazienti già operati) e arbitrarie inversioni di nominativi già inseriti, faceva si che i tempi di attesa per i “pazienti ordinari” (ovvero coloro che non potevano corrispondere le somme richieste dal primario e dagli altri professionisti) fossero sempre particolarmente significativi.
LIBERTI si adoperava anche per mettere in contatto i pazienti con il primario e, anch’egli neurochirurgo di fama, peraltro in una Azienda Universitaria e “allievo” del FUKUSHIMA esercitava pressione sui pazienti.
Una volta percepite le somme indebitamente richieste, il LIBERTI faceva pervenire agli interessati una ricevuta, formalmente emessa dal FUKUSHIMA BRAIN INSTITUTE con sede in Pisa, con la causale “consulenza neurochirurgica”.

Risultano pazienti operati dal FUKUSHIMA, nonostante non fosse autorizzato dalla direzione ospedaliera, previo versamento di un bonifico di 5000 dollari pari a circa 3600 euro, a titolo di donazione in favore di una fondazione americana (la “International Neurosurgery Education & Research” – INERF), diretta dallo stesso luminare giapponese, come indicato dallo stesso BRIGANTE.
In altre due circostanze, il BRIGANTE ha ricevuto pazienti indirizzatigli da LIBERTI prospettando loro la possibilità di essere operati personalmente dal prof. FUKUSHIMA presso il “Fukushima Brain Institute” di San Rossore (PI), dietro corrispettivo di 60.000 euro in un caso e di 57.000 euro nell’altro, oppure presso l’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dietro la corresponsione di “soli” 20.000 euro in un caso e di 15.000 euro nell’altro.
Risulta che BRIGANTE abbia chiesto ad un paziente di non far parola con alcuno del corrispettivo richiesto né della sua provenienza da un’altra regione.
In tale occasione, dopo alcuni giorni dall’ intervento e a causa del decesso del paziente, il danaro richiesto per l’operazione veniva restituito alla famiglia del defunto.

Risulta inoltre che SAPONIERO, pur essendo a conoscenza delle modalità illecite con cui agivano gli indagati non abbia controllato la regolare gestione delle liste di attesa e degli interventi e, a fronte di significative doglianze interne di cui era a conoscenza, non abbia promosso alcun tipo di accertamento e non abbia assunto provvedimenti disciplinari di competenza per tutelare il BRIGANTE, dato il rapporto di conoscenza decennale.

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