Quando la terra inghiotte: la Spagna piange il piccolo Julen

Gennaio 26, 2019 0 Comments Cronaca , Dal mondo 384 Views
Quando la terra inghiotte: la Spagna piange il piccolo Julen

Problemi di morfologia del terreno e lungaggini burocratiche- di Claudia Izzo

Nella notte tra venerdì e sabato, all’una e venticinque ogni speranza si è volatilizzata. Il piccolo Julen, di appena due anni, non ce l’ha fatta a resistere nel pozzo cartesiano profondo 110 metri dove è caduto ben tredici giorni fa, a Totalàn, vicino Malaga. Il papà è stato colto da un malore che ha reso necessario l’intervento dei sanitari ed il ricovero.

I soccorsi sono stati tempestivi, i lavori andati avanti a oltranza nel tentativo di ritrovare subito il piccolo in vita;  in 13 giorni sono ben 300  le persone impegnate notte e giorno, ma il terreno duro, a tratti roccioso ha reso tutto più complicato. Di qui, la necessità di scavare un tunnel parallelo per raggiungere il punto dove era caduto Julen. E così tanti problemi: la sonda che non scendeva più di 70 metri, il nuovo pozzo di 60 metri, le 4 esplosioni, la capsula metallica di 300 kg sollevata e abbassata da una gru .

Julen è morto. La morfologia del terreno e le lungaggini burocratiche, secondo le varie ricostruzioni della dinamica dei fatti, in relazione ai tempi,  hanno avuto il loro peso.

Il ricordo vola ad Alfredo Rampi, per tutta l’Italia era Afredino, il bambino caduto nel 1981 in un altro pozzo artesiano, in località Selvotta, vicino Frascati. Morto ad una profondità di 60 metri ed anche in questo caso fu scavato un tunnel parallelo. L’episodio tenne 21 milioni di italiani innanzi al televisore speranzosi di vederlo risalire vivo. Tutti lo ricorderemo.  Altri tempi : il presidente Pertini arrivò in una  zona non transennata, e quando si parlò di imminente buon esito della vicenda, si riversarono sul posto  oltre diecimila persone libere di arrivare fino all’imbocco del pozzo, creando ovviamente problemi a tutta l’organizzazione. Volevano esserci quando il bambino fosse venuto su. Lo videro soltanto cadavere. Ci fu la diretta RAI per 18 ore a reti unificate e si iniziò a parlare di “tv del dolore”. Fu un momento storico che davvero, però,  sembrò unire tutto il Paese… Fu  tanta la gente comune  che tentò il salvataggio calandosi nel pozzo, persino un circense, ma il  corpo del bambino fu recuperato solo 28 giorni dopo e soltanto dopo questo episodio prese forma in Italia la Protezione Civile, all’epoca ancora sulla carta.

Ma la stessa tragedia si è ripetuta nel tempo: l’8 Aprile 1949, in California, una bambina di 4 anni cadde in un pozzo, morì dopo qualche ora. Il 14 ottobre 1987 in Texas un bambino di 18 mesi cadde in un pozzo artesiano, fu estratta viva dopo due giorni. Il 20 Apriel 1966 un bimbo di tre anni cadde in un pozzo a Scerni dove morì annegato la sera stessa. Il 20 giugno 2012 a 40 Km da Delhi, una bambina cadde in un pozzo di 25 metri nel giorno del suo quinto compleanno, morendo poco dopo.  1 Aprile 2017, un bimbo rumeno di 23 mesi cadde in un pozzo a Velletri , estratto vivo morì di arresto cardiocircolatorio. Julen si aggiunge alla lista. Ma non sono innocenti morti evitabili?

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