Non si piange sul latte versato?

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Monta  la protesta del latte, ne parla Corrado Martinangelo, Presidente Nazionale Agrocepi- di Claudia Izzo-

Ogni pecora produce circa un litro di latte al giorno ed il prezzo del latte è stato contrattato a 0,60 centesimi al litro rispetto allo 0,85 della passata stagione: la cifra è insufficiente a coprire le spese di produzione, incapace di assicurare guadagni agli allevatori. Così il dramma dei pastori sardi non è stato ascoltato da chi avrebbe potuto aiutarli. Il crollo verticale del prezzo, infatti, mette in ginocchio il 90% delle aziende sarde. La protesta interessa tutta l’isola, in Sardegna ricordiamo che vi è il 40% delle pecore allevate in Italia ed una produzione di 3 milioni di quintali di latte. Così, dal Nord al Sud dell’isola, piuttosto che dare il latte agi industriali i produttori lo versano, lo gettano in strada. Assaltate le autocisterne, ora scortate da Polizia e Carabinieri, il latte trasforma le strade in distese bianche, quando il latte non viene dato in pasto ai maiali, donato ai più bisognosi o scagliato contro muri e vetrate di aziende e sversato al loro interno.

Secondo il Presidente Nazionale Agrocepi, Corrado Martinangelo, la criticità vissuta dai pastori in Sardegna  si aggiunge alle altre questioni  relative all’olio in Puglia, agli agrumi in Campania. “Quelle citate sono situazioni che non vanno affrontate singolarmente, ma in maniera unitaria e condivisa” ha affermato Martinangelo. “Sarebbe auspicabile  una grande mobilitazione unitaria di tutte le organizzazioni di settore e non iniziative di singole identità”.

Per Martinangelo, inoltre, dalla protesta occorre subito passare alla proposta attraverso un’analisi della situazione generale dell’agricoltura italiana in un contesto europeo: “Agrocepi – ha concluso Martinangelo – coglie l’occasione per annunciare una conferenza pubblica, che si svolgerà nelle prossime settimane, nel corso della quale saranno invitate tutte le organizzazioni di rappresentanza del settore agricolo per una riflessione comune su Italia, Europa e Agricoltura”.

 

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