Manduria: la ferocia dei ragazzi, la vergogna del silenzio

0
9

Picchiato e bullizzato, Antonio Staino muore a 66 anni- di Claudia Izzo-

Alla fine hanno raggiunto l’obiettivo: Antonio Cosimo Stano è morto il 23 Aprile nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Manduria, dopo essere stato pestato, torturato, deriso, vilipeso, vessato, accerchiato, colpito con calci, pugni, sputi da un gruppo di ragazzi, 6 minori di 17 anni  e due maggiorenni di 19 e 22, fermati poi dalla Polizia per i reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio, sequestro di persona.

Antonio Cosimo Stano, aveva 65 anni e viveva a Manduria, in via San Gregorio Magno, una zona certo non isolata. Era pensionato, ex dipendente dell’Arsenale militare e da un po’soffriva di un disagio psichico che lo rendeva incapace di reagire, di difendersi. E non c’è cosa più facile che aggredire chi è indifeso. Così Antonio è  diventato il bersaglio preferito di un gruppo di scellerati, si, perché l’ultimo raid non era neanche il primo. Il 6 aprile era stato ritrovato in casa, dopo una segnalazione, legato ad una sedia, da cui, probabilmente, non si muoveva da giorni. Aggredito, rapinato, bullizzato. Si è vociferato che fosse bersaglio dei suoi aguzzini addirittura dal 2012.  Quindi, volendo, si potevano fare segnalazioni; in fondo, cosa c’è di più giusto e naturale del segnalare atti di violenza  alle Forze dell’Ordine ?

Picchiato fino a farlo morire.

Non si riesce a guardare il video realizzato dalla banda di “orfanelli”, come si facevano chiamare, girato mentre aggredivano Antonio. Tutto ripreso: la rabbia, la violenza, i calci, gli sputi. Non si riesce a capirne la ferocia, perché di ferocia si tratta.  “Polizia, carabinieri…” ripete Antonio, cercando disperatamente aiuto. Nessuno che si sia preoccupato di tendergli una mano, nessuno che abbia allertato le forze dell’ordine, nessuno che l’abbia protetto, difeso, né nel passato né durante l’ultima aggressione. Le riprese della follia, son passate di cellulare in cellulare, materiale che hanno riempito le chat di WhatsApp di mezza Manduria. Il web è diventato strumento di diffusione delle proprie nefandezze. Quindi a Manduria si era al corrente di ciò che accadeva, perché nessuno ha fatto niente?

Gridava  aiuto la sera che è stato barbaramente aggredito. Davvero nessuno ha sentito?

Tre tragedie nella tragedia: Antonio è morto. Questo è un fatto di cronaca difficile anche da raccontare. Attorno a questa realtà c’è la solitudine in cui l’uomo viveva, viviamo dunque in una società che isola i più deboli fino a dimenticarli. La seconda dura realtà è che esistono soggetti,  anime nere, che, invece di pensare a studiare per costruire un domani o a divertirsi in modo sano con gli amici, preferiscono mostrare la loro ferocia, fino ad uccidere. E poi ci sono i cittadini di un paese che fingono ignorare il dolore altrui, il bisogno d’aiuto altrui. Un mondo disumanizzato. Qui abbiamo perso tutti, cittadini e istituzioni, ha perso l’amore, la vita, la solidarietà, l’empatia. Si spera solo che la Giustizia Italiana non continui a deludere, che abbia il coraggio di punire, poi di rieducare.

Innanzi alla casa di Antonio, nei giorni scorsi, sono stati posti due mazzi di fiori e un cero: troppo poco per pulire le coscienze e soprattutto troppo tardi per  tutti.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui