Intervista al dr Giovanni Parrella, infettivologo al Cotugno

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Emergenza Coronavirus- di Claudia Izzo-

COVID-19 è l’acronimo di Co (corona); Vi (virus); D (‘disease’, malattia) e 19 (l’anno di identificazione del virus), ed è il virus che sta mettendo in ginocchio il mondo dando vita alla tanto temuta pandemia. Ne parliamo con il dr Giovanni Parrella, infettivologo all’Ospedale Cotugno di Napoli, cercando di capire anche qual è la situazione attuale.

-Cos’è il Coronavirus?

“E’ un virus estremamente contagioso, non è un virus influenzale, è da 10 a 100 volte più pericoloso, ma la mortalità è inferiore alla patologia della SARS, sindrome respiratoria acuta grave, epidemia del 2003. E’ un virus molto comune, ma la sua evoluzione genetica avviene in natura con il contagio, passando dall’animale all’uomo aumenta cioè la sua virulenza.”

-Qual è la prassi da seguire quando si accerta che il virus ha contagiato un soggetto?

“Se il il Dipartimento di prevenzione dell’ASL accerta la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, bisogna mantenere lo stato d’isolamento per 14 giorni dall’ultima esposizione. Vi è divieto di contatti sociali, divieto di spostamenti, obbligo di rimanere raggiungibile per le autorità di sorveglianza, bisogna avvertire il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta e l’operatore di Sanità Pubblica. Bisogna indossare le mascherine chirurgiche fornite all’inizio della sorveglianza straordinaria, bisogna allontanarsi dagli altri conviventi, rimanere nella propria stanza con la porta chiusa, garantendo un’adeguata ventilazione naturale in attesa di trasferimento in ospedale.”

-Com’è la situazione vista dalla “trincea”?

“Al Cotugno da un punto di vista clinico riusciamo a gestire l’80/90% dei casi di polmonite interstiziale. Nella maggior parte dei casi il paziente guarisce in 10/14 giorni. Il 10-15% richiede la terapia intensiva. Il problema è gestionale. Abbiamo 8 posti di rianimazione e sta per essere aperto il reparto di terapia sub intensivo. I reparti di degenza per le altre malattie infettive saranno trasferiti in altri ospedali.”

-Come nasce la terapia medica che state utilizzando al Cotugno?

“Il farmaco è frutto di una collaborazione tra il Pascale e il Cotugno, frutto di studi. E’ stato utilizzato su vari pazienti, il funzionamento va valutato su ampia scala.” 

-Attualmente quanti pazienti positivi avete al Cotugno?

“Attualmente sono ricoverati 70 pazienti, di cui 60 accertati positivi al Coronavirus dopo due tamponi. I primi casi di soggetti risultati positivi al Coronavirus riguardavano soggetti giovani, 30/40 anni che riuscivano a guarire in 10/15 giorni,  ora i 50/60enni con forme più impegnative che guariscono in 3/4 settimane. Nel frattempo vi sono tanti nuovi casi… Vi è il 15-20% di mortalità negli anziani e nei soggetti a rischio. Ma in ginocchio è tutto il Sistema Sanitario…”

-Lei cosa consiglia?

“Consiglio di mantenere una stretta quarantena, fino a fine mese, solo così si impedisce il contagio e la diffusione. Ricordiamo che è un virus molto contagioso. Bisogna proteggere bimbi e anziani e ricordare che esistono anche forme asintomatiche e che dai 60 anni s’impenna la curva di mortalità.”

-Si possono fare previsioni?

“I primi risultati li avremo tra una decina di giorni, dopo il periodo di incubazione. Fino ad adesso stiamo pagando i contagi avuti dal 1 al 10 marzo, poi si avrà il picco degli altri contagi venuti dopo. Tra maggio e giugno con le misure di contenimento adottate potremmo ben sperare.”

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