Il Sindacato si fa sentire al Ruggi per l’emergenza Coronavirus

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Grande confusione si sta registrando presso il Ruggi di Salerno. Coralmente si è levato un grido da parte del personale medico e paramedico attraverso lettere rivolte a tutti gli organi di competenza, direttori generali, commissari e al Governatore della Campania per sottolineare lo stato delle cose in relazione all’emergenza Coronavirus.

Il tutto ha inizio dallo sbigottimento da parte di medici e infermieri innanzi all’organizzazione per l’emergenza Coronavirus da parte del Ruggi di Salerno dove sarebbe mancata, fin dall’inizio per la Fp CGIL, “una chiara e trasparente informazione sui percorsi, protocolli e presidi da adottare fino all’arrivo del virus nella Torre Cardiologica in data 15/03. Senza presidi idonei e percorsi che garantiscono la sicurezza non si può pensare di non compromettere quella che deve essere la salvaguardia del paziente, di chi opera e di chi si affida alle sue cure.”

Il tutto è scaturito dalla lettera da parte del professore Giancarlo Accarino, Capo del Dipartimento cardio toracico vascolare, indirizzata al personale in servizio presso il suo dipartimento, come riportato anche dalla stampa recita: “Avendo recepito l’ansia con la quale alcuni colleghi stanno vivendo l’attuale momento di rischio di diffusione del contagio da Cov19, benchè non ancora nella fase di acme del contagio, dovendo il dipartimento garantire le giuste richieste di urgenza provenienti dall’utenza di tutto il territorio, condividendo l’ansia e le preoccupazioni individuali dei singoli, si invitano tutti quanti non ritengono, per motivi anche personali, di non reggere le preoccupazioni derivanti da tale particolare condizione, possono chiedere il trasferimento presso altre strutture….”

Per la Cgil non si tratterebbe di ansia degli operatori, “ma di ansia di mal organizzazione”. Uniti i lavoratori della Cigl, gli infermieri Nursind hanno chiesto le dimissioni del dr Accarino, per cui, invece, si tratta di un fraintendimento e con un ‘altra lettera precisa “il mio era un invito a serrare le fila, ma temo sia stato frainteso o forse strumentalizzato”.

Ma in discussione, da parte di anestesisti rianimatori, medici d’urgenza, medici dell’emergenza territoriale 118 e infermieri, viene messa la cattiva gestione che porterebbe ad una mancanza di sicurezza, sicurezza “prima di tutto come dovere contrattuale del datore di lavoro, cardine per garantire la Salute Pubblica.”. In base dunque alle normative legislative comunitarie, regionali e nazionali riguardanti la sicurezza sul lavoro si fa riferimento alla mancanza della distribuzione di DPI adeguati in requisiti e quantità.

Inoltre, in base alla Circolare del Ministero della Salute del 9 marzo 2020, ridefiniti i criteri per l’identificazione dei “casi sospetti ” di Coronavirus e l’articolo 7 del Decreto Ministeriale del 9 Marzo 2020 si dispone il trattamento in servizio per gli operatori sanitari prevedendo l’esecuzione del tampone orofaringeo solo alla comparsa di sintomi.

In questo momento la voce corale ritiene invece che chiunque possa essere potenzialmente infetto. Il massimo rischio si pone per anestesisti rianimatori, medici d’urgenza, medici dell’emergenza territoriale 118 in quanto nelle manovre eseguite è contemplato il rischio di generare aerosol, di qui la necessità di indossare mascherine FFP2 e FFP3 durante il proprio turno di lavoro. Viene dunque richiesta l’istituzione di unità di crisi aziendali e presidiali; la fornitura immediata di tutti i DPI previsti dalla normativa e la loro razionalizzazione in quanto difficili da reperire ma indispensabili per chi lavora in area critica; il blocco dell’attività chirurgica di elezione; il blocco delle attività ambulatoriali procrastinabili per prevenire il contagio; la sorveglianza dei presidi ospedalieri da parte di Forze dell’Ordine per evitare il libero accesso a personale non autorizzato.

Secondo la Cgil vi è stata dunque “una forte criticità nella gestione dell’emergenza”, viene richiesta “una unità di Crisi che metta in rete l’ASL di Salerno e il Ruggi d’Aragona per il coordinamento della gestione dell’emergenza sull’intero territorio per evitare iniziative delle singole strutture che possano ingenerare eventuali errori di gestione dei processi”.

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