Disobbedire per sperare di sopravvivere

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50 minuti di terrore- Ramy riesce a chiamare e salva tutti- di Claudia Izzo-

Ramy è il tredicenne ormai noto alle cronache per aver avuto il coraggio di disobbedire al sequestratore non consegnandogli il cellulare, nascondendolo, sperando di riuscire a chiedere aiuto. E la fortuna è stata dalla sua, Ramy è infatti riuscito a chiedere aiuto.

L’episodio del 20 marzo ha lasciato una scia di terrore,  sgomento e interrogativi irrisolti.

Ousseynon Sy è l’ italiano di origine senegalese, 47 anni ancora da compiere,  da quindici anni al servizio delle Autoguidovie di Crema, che avrebbe dovuto riaccompagnare con l’autobus 51 alunni della scuola media Vailati di Crema, a scuola, dopo l’ora di ginnastica, con due professori di Educazione fisica.

Da addetto alle pulizie  l’uomo era diventato conducente per la nota ditta di Crema,. Proprio lui, che aveva ottenuto la cittadinanza dopo aver sposato una donna italiana da cui si è separato e che  “vanta”  una condanna con pena sospesa per violenza sessuale e ha precedenti per guida in stato di ebbrezza. Ma questo probabilmente non si sapeva al momento dell’assunzione…Hanno scelto proprio lui per affidargli dei ragazzini…

“Andiamo a Linate, oggi da qui non esce nessuno !”, avrebbe detto l’uomo  dopo aver deviato il percorso dell’autobus, poi ha cosparso il mezzo di benzina minacciando tutti con un coltello. Ha poi evitato che qualcuno potesse chiedere aiuto facendosi consegnare tutti i cellulari e ordinando ai professori di legare i polsi dei ragazzi con delle fascette. I professori l’hanno fatto in modo sempre più blando permettendo ai piccoli malcapitati di chiedere aiuto.  Tutto premeditato, dunque, l’uomo avrebbe acquistato benzina e fascette, lucido e determinato intendeva, col suo folle gesto, vendicare la moglie e le tre figlie morte in mare. L’uomo mirava all’aeroporto e, facendosi scudo con i ragazzi,  intendeva partire per l’Africa, chiedendo ai carabinieri di svuotare la pista di volo.

Immediato l’intervento dei Carabinieri che, rompendo con le mani,  i vetri posteriori dell’autobus, hanno messo in salvo i ragazzi,  agganciato l’autobus l’hanno speronato ed arrestato l’uomo.  Un incubo riuscito.  Un incubo durato ben 50 interminabili minuti di terrore.

L’uomo è a San Vittore, sorvegliato a vista in un reparto protetto, accusato di sequestro di persona, strage, incendio, resistenza a pubblico ufficiale con aggravante terroristica. Per lui è stata già chiesta dal difensore una perizia psichiatrica. Speriamo che le leggi italiane non parlino anche in questo caso di “tempeste emotive” o qualcosa di simile. Avremmo potuto piangere i “nostri ” figli.

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