Da Salerno in  Africa tra Prevenzione e Prospettive con la Fondazione “R.Ambrosini”  

Marzo 1, 2019 0 Comments Campania , Cronaca , Dal mondo 453 Views
Da Salerno in  Africa tra Prevenzione e Prospettive con la Fondazione “R.Ambrosini”   

La Fondazione “Rachelina Ambrosini “ , che si occupa di aiuti umanitari e di impegno civile dal 1973,  oltre i numerosi progetti attuati in Italia e  all’estero, ha deciso di investire da un anno  anche sull’impegno degli studenti dell’Università degli Studi di Salerno, che per la prima volta sono  partiti per l’Africa, appena  laureati.

É il 14 maggio 1973 quando per volontà della famiglia Ambrosini e Sordillo nasce la Fondazione intitolata alla Serva di Dio, Rachelina Ambrosini.
La giovane, scomparsa a 16 anni nel 1941 ha lasciato un segno profondo non soltanto nella comunità di Venticano e nelle città in cui ha vissuto durante gli anni di studio, ma sin dove giunge la sua fama di “studentessa santa”.
Sulla base dei principi di Rachelina, la Fondazione Ambrosini viene fondata proprio per essere vicina ai ragazzi, per assisterli in tutte le fasi della loro crescita e aiutarli in situazioni di disagio familiare, di handicap, sostenendo progetti ed iniziative tesi ad avvicinarli al volontariato, al rispetto per il prossimo e per l’ambiente. Suo animatore e  grande ideatore  di interventi umanitari , il nipote Tommaso Ferri.
Ecco  che nasce anche  questo  progetto di Cooperazione per la Salute Globale teso a ridurre le disuguaglianze, con precisi interventi per il diritto alla salute, alla formazione, alla speranza, operativo anche nella realizzazione di una struttura di accoglienza nel campo profughi di Gambella, al confine tra Etiopia e Sud Sudan: “La Casa delle Mamme di Abobo”, con l’importante collaborazione dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno attraverso il Centro di Cooperazione Missionario, dell’Associazione Medici con l’Africa Cuamm, dell’Università degli Studi di Salerno con il Dipartimento di Medicina, del SISM sezione di Salerno.

E’ così che la Fondazione Ambrosini ha  organizzato  martedì 5 marzo alle ore 17.30, nel Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Salerno il convegno dal tema: “Africa tra prevenzione e prospettive”, una riflessione a tutto tondo sulle politiche d’intervento che la Fondazione sta attuando e  continuerà a realizzare.

Il giorno successivo mercoledì 6 marzo alle ore 9.30, presso  l’Università degli Studi di Salerno, Dipartimento di Medicina – Campus di Baronissi – Aula delle Lauree, le  giovani ostetriche e i medici, vincitori delle borse di studio della Fondazione,  che  sono appena rientrati dai paesi africani racconteranno la loro esperienza e il loro impegno, i docenti dell’Università  discuteranno della loro scelta per una reale “Operatività dell’Università degli Studi di Salernocon i progetti “Wolisso Project” e “Una Vita tra le tue dita” con studenti, docenti, volontari  .

Piccoli passi, piccole storie, e arrivi lontano con il cuore.

Quanto vi stiamo raccontando è una piccola favola che a poco a poco è  diventata un bellissimo progetto di vita vera, quella che potresti raccontare in un film e che invece è la realtà che oramai appartiene alla nostra vita”- ha dichiarato Tommaso Ferri, un uomo con un’energia vitale di idee che  diventano realtà e  che ci ha raccontato  come è nato questo progetto.

“Una telefonata, un lampo e la voglia di poter affidare a giovani competenti e volenterosi la disperazione che arriva da un flebile lamento.

Così è nato  questo progetto,  messo in campo dalla Fondazione Rachelina Ambrosini in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno e i Medici con l’Africa Cuamm.
Giovani laureati in Medicina, in Ostetricia, al Dams, in Giurisprudenza, che hanno messo in campo, attraverso la Fondazione Rachelina Ambrosini, una staffetta di solidarietà sanitaria che è operativa già da alcuni mesi nell’Africa più povera, quella dell’ultimo miglio.
Milena, Vincenzo Maria, Maddalena, Mariachiara, Raffaella, Alessandro, Cinzia, Francesca… a prendersi cura della vita con quel calore che arriva dalla voglia di fare, di dare speranza, trasmesso da giovani che nella propria terra sanno che il passo per trovare un’occupazione è più lento, ma che non bisogna mai disperare, avendo toccato con mano quale sia l’equilibrio quotidiano della sopravvivenza.
E così, rientrati, a turno raccontano e trasmettono emozioni, testimonianze,  promuovendo quanto sia importante fare ognuno la propria parte, non avere paura, andare incontro, motivando tante donne,  sopratutto nonne, nel realizzare cappellini di lana.
Proprio così, perché, in mancanza di una incubatrice o di una culla termica, un bambino prematuro può essere aiutato e salvato con le estremità calde.
Ecco una storia che nasce da un battito e finisce dritta al cuore.
Altre parole non servono: basta vedere gli occhi di questi ragazzi che attraversano le coscienze di tutti volando sul mare e camminando nel deserto con un sorriso pieno d’amore.”

 

 

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