24 maggio 1992: la strage dopo la partita Piacenza -Salernitana

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Per non dimenticare il senso dello sport e l’importanza della vita- di Claudia Izzo-

Il dolore è ancora forte.

23 Maggio 1999, Stadio Garilli: qui si disputò la partita Piacenza- Salernitana che si concluse con il pareggio e la retrocessione della salernitana in Serie B. Questa la partita che scatenò la feroci di parte  di alcuni vandali appartenenti alla tifoseria salernitana, quelle frange che con il vero  significato dello sport non  hanno nulla a che vedere.  Questa la partita che portò ad una strage, ancora oggi la tristissima pagina indelebile nello sport salernitano.

Gli scontri tra tifoserie e calciatori iniziarono subito alla fine dell’incontro, tali da rendere necessario l’intervento delle Forze dell’Ordine che scortarono i 1.500 tifosi della Salernitana fino alla stazione ferroviaria di Piacenza dove le sedici carrozze del treno 1681 erano pronte per partire. Fu proprio a causa dei disordini che subito si scatenarono, che il treno partì non più alle 20,03 bensì alle ore 23,00. Il viaggio fu in inferno: furono divelti sedili, rotti vetri, scaricati estintori. Questa parte della tifoseria si trasformò in un ‘orda di barbari che dette sfogo alla più assurda violenza. A Bologna, approfittando della sosta, questi  si rifornirono di pietre che lanciarono dai finestrini causando danni a Grisana Morandi, Prato, Firenze, Roma, Napoli…. Fu a Nocera Inferiore che i sassi colpirono abitazioni e veicoli, mentre nella Galleria di Santa Lucia fu appiccato l’incendio e metà convoglio rimase all’interno della galleria creando gravi problemi ai soccorsi.

La tragedia causò la morte di Vincenzo Lioi, di 15 anni; Ciro Alfieri, di 16 anni; Giuseppe Diodato e Simone Vitale, di 23 anni, giovane pompiere-pallanuotista-eroe-tifoso della Salernitana che da pompiere, s’era prodigato in soccorso dei feriti. Per il suo gesto l’allora Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, insignì Simone della medaglia d’oro al merito civile.  Nove persone vennero ricoverate per le ferite, mentre due agenti furono intossicati dal fumo dell’incendio. E la partita si trasformò in un incubo riuscito. 

Il dubbio degli inquirenti fu che i più facinorosi Ultrà avrebbero creato l’incendio per impedire l’arresto dei più violenti, una volta giunti a Salerno. Il pm Di Florio arrivò ad una rosa di nomi tra i possibili responsabili della tragedia. Furono condannati a 8 anni di carcere Raffaele Grillo, 20 anni, e Massimo Iannone, 22 anni. Francesco Fiammenghi, 23 anni, accusato di danneggiamenti, fu condannato invece a 8 mesi. Furono assolti «per non aver commesso il fatto» Bianca Sammarco, la funzionaria di turno delle Ferrovie dello Stato accusata di disastro colposo, e Tommaso Campanella, ispettore della Polfer. 

E da allora nulla fu più come prima. Il dolore, a Salerno,  è sempre tangibile.

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