Quentin Tarantino in Italia con “Gli odiosi otto”

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Brutto è bello! È lui, è Quentin Jerome Tarantino, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, in questi giorni in Italia per presentare il suo ultimo film, l’ottavo, alla presenza di ottocento ottantotto ospiti, ed il cui titolo è “The hateful eight” ( “Gli odiosi otto”) ! Vorrà dire qualcosa per Quentin il numero otto? O, piuttosto, è l’ennesimo segnale dell’originalità del regista?
Tarantino è un personaggio decisamente strano e sopra e righe: sia la sua personalità che il suo lavoro non possono essere confinati negli stretti limiti di una categoria. Quentin Tarantino non ha frequentato nessuna scuola di cinematografia, come dice egli stesso: si è limitato ad andare a cinema e lì ha imparato tutto.
La passione per il Cinema è cresciuta con lui. A quattordici anni scrisse la sua prima sceneggiatura, a sedici mollò il liceo per seguire corsi di recitazione per il teatro e si dedicò a vari lavori, fra i quali il gestore di videonoleggio, dove si rivelò una fonte di competenza somma per ogni cliente. Intraprese la sua carriera come regista agli inizi deli anni ’90. “Le iene”, il suo film di esordio, ebbe un grande successo di pubblico e di critica. La sua consacrazione avvenne con “Pulp fiction ” che vinse la palma d’oro al festival di Cannes e poi… è passato di successo in successo con il suo stile inconfondibile. È stato soprannominato il regista D.J. per il suo modo di fondere vari stili: “Io so che non riuscirò a fare tutti i film che vorrei e così condenso cinque film in uno”, dichiara Quentin Tarantino. Egli è una specie di giocoliere, stilisticamente in equilibrio fra i nostri giorni e gli anni ’70. Grande estimatore di un particolare filone (gli “spaghetti western” di Sergio Leone) della filmografia italiana, si è spesso servito di Ennio Morricone per esaltare tante scene dei suoi film.
In “the hateful eight” il nostro grande musicista è candidato all’Oscar per la colonna sonora. Il film in Italia è stato proiettato in anteprima nello storico “Studio 5” di Fellini, con la versione magniloquente da 70 mm di 188 minuti con tre minuti e mezzo di overture del maestro Morricone. Questo film è un lavoro molto teatrale, complesso, nato come western, conclusosi come horror, ma che va letto anche come metafora politica. Lo afferma lo stesso Tarantino dicendo che, quando ha iniziato a scrivere di questa carrozza che si fa strada nel paesaggio innevato del Wyoming, aveva in mente di fare un western (precisamente una versione western del film “Le iene”) e contemporaneamente un giallo da camera alla Agatha Christie, ma alla fine del montaggio è venuto fuori un film horror. Comunque, uno dei temi più scottanti trattati in questo film è il razzismo: uno degli interpreti, Michael Madsen, ha detto che , a furia di usare il termine “negro” nel film, ne è stato svilito il valore denigratorio.
Sicuramente questo film rappresenterà un bel regalo per tutti quei cinefili che sanno apprezzare il gusto della pellicola, molto più suggestiva e di impatto del digitale, e che ameranno questo western dai sottili contorni psicologici. Un cast spettacolare, un’ambientazione claustrofobica sono tra gli ingredienti di questo film, dove nulla è come appare. Samuel L. Jackson è il protagonista, Kurt Russell, Tim Rhot, Channing Tatum , Demian Bichir, Wallton Goggins, Bruce Dern, Michael Madsen e Jennifer Jason Leigh, poi candidata al golden globe come migliore attrice non protagonista, sono gli interpreti principali. Quando il film è stato presentato a Roma il regista è stato affiancato da Kurt Russel e Michael Madsen, oltre che da Ennio Morricone. Sul Red Carpet Quentin Tarantino, come suo solito, è stato molto disponibile e tutt’altro che taciturno, nonostante la sua timidezza: ha risposto a tutte le domande, “rintronando di parole” chiunque le abbia fatte. Lo si può definire un “nerd” assai cresciuto e di grande successo che deve (per forza di cose!) aver sempre puntato sulla “propria bellezza interiore”!

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