Storia di un lampadario che ha vissuto tante vite

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Da sempre gli oggetti hanno il dono di racchiudere storie. Fonti inesauribili di ricordi, non sempre però riescono ad attraversare il tempo, spesso vengono sostituiti, regalati, venduti. Nella peggiore delle ipotesi abbandonati e smaltiti tra i rifiuti ingombranti o venduti a qualche anonimo mercatino dell’usato. Chi ha visto Toy Story della Pixar sa di cosa parlo. Eppure c’è una storia che merita di essere raccontata.

Ho parlato con un distinto signore dai modi eleganti, appartenente ad una famiglia nobile d’altri tempi. Un uomo dal sorriso sempre pronto, nonostante gli inevitabili dolori che la vita sa bene come regalare. Pieno di vita vissuta. Tanti chilometri macinati ogni giorno per lavoro, tante persone incontrate. Tante le storie da raccontare, ma a me, quella del lampadario è piaciuta un sacco.

“Perché tu non la sai la storia del lampadario?”, mi ha detto. Trattasi di un lampadario in ferro battuto d’inizio 900, lo scheletro in ferro e delicate parti di vetro ad illuminare gli ambienti. La sua storia inizia con l’acquistato da parte del padre, in Piazza Portanova, presso il negozio di lampadari Petrosino. L’oggetto in questione era da destinarsi all’ abitazione di Santa Tecla, frazione di Montecorvino Pugliano. Era la casa di famiglia.

Nel 1939 il lampadario viene smontato e portato a Battipaglia, via Trieste. Siamo di fronte agli attuali giardini pubblici. La casa colonica aveva innanzi a sé un aranceto ed era stata presa in fitto dai fratelli Clarizia.

Nel 1941 lo stesso lampadario viene rimontato e portato a Pontecagnano.

Nel 1943 la famiglia si trasferisce nella zona di Scattaretico, nel comune di Salerno, sulla strada che collega Ogliara a San Mango. La proprietà era della nonna Teresina, rifugiata politica greca. Il bisnonno del mio amico era infatti un politico greco che, venuto in Italia, acquistò la tenuta alla fine dell’800. “Fittammo un locale a 200/300 metri dalla nostra abitazione”, ricorda, “dove mettemmo varie masserizie tra cui il famoso lampadario. Nell’agosto 1943 a Castiglione del Genovesi c’erano i tedeschi. Tempi di cannoni e di bombardamenti dal cielo. Io ricordo le mie corse in bicicletta per seguire i bombardamenti che piovevano dall’alto…beata incoscienza…Un bombardamento terribile colpì la zona ed un ordigno centrò in pieno il nostro magazzino in affitto. A salvarsi furono soltanto una damigiana di vino da cinquanta litri ed il lampadario, incredibilmente intatto  in ogni sua parte.”

La famiglia ritorna a Pontecagnano dove viene rimontato il lampadario nel salone.” Dopo lo sbarco degli Alleati,  la casa di Pontecagnano fu requisita ed adibita a Tribunale Militare Inglese, ricorda.” Gli inglesi scelsero dei pezzi che sarebbero rimasti a far da arredamento: lo studio di mio padre, tante sedie ed il lampadario. Il tribunale fu preso di mira e fu oggetto di attentato, raggiunto da un ordigno che esplose in tutta la sua potenza. A restare miracolosamente illeso fu ancora una volta il lampadario.

Dalla casa di Pontecagnano, il miracolato oggetto fu smontato per andare nella nuova abitazione, sempre a Pontecagnano. Un altro lungo periodo prima di raggiungere quella che si credeva la sede definitiva in via Luigi Guercio, a Salerno. Ma la vita è lunga e fa molti giri. Il lampadario dopo tanta vita, dopo un esplosione, un attentato e tanti traslochi è dal 2002 a Roma, in zona Collina Fleming, nell’abitazione della nipote del primo proprietario. E racconta ancora di guerre e felicità familiari. Per chi sa ascoltare.

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