Cartoline da Salerno: via Trotula de Ruggiero

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-di Giuseppe Fernicola-

Non so quante persone a Salerno saprebbero indicare con esattezza via Trotula de Ruggiero.

Raggiungendo l’istituto Avogadro in via Tasso, che ho frequentato negli anni della scuola, ci sarò passato, all’andata ed al ritorno centinaia, forse migliaia di volte dal suo imbocco, forse avrò letto distrattamente il nome nell’insegna ma non l’avevo mai percorsa prima che mi prendesse la smania, ormai adulto, di immergermi nella storia della mia città.

E’ una via che dal Convitto Nazionale prosegue in salita, una strada appartata dove puoi capitare solo se ci abita qualcuno che conosci. Una strada marginale, periferica, che non rende merito allo straordinario personaggio a cui è intitolata, alla donna che nell’XI secolo fece parlare di sé e dei suoi studi tutto il mondo scientifico dell’epoca e delle epoche successive perché, all’importanza dei suoi studi, abbinò involontariamente, il primato di essere la prima donna medico d’Europa.

La donna medico che inventò la ginecologia, fu anche una rivoluzionaria per il suo metodo diagnostico che appassionò i colleghi di ogni parte d’Europa che seguirono avidamente i suoi studi.

Trotula, della nobile famiglia dei de Ruggiero, capì che al centro di una diagnosi non doveva essere posta solo la malattia ma anche il malato, la sua storia clinica, persino la sua classe sociale, la sua condizione economica. Per secoli il suo testo fondamentale, il De Passionibus, detto anche il “Trotula Maior”, è stato il testo sacro, la bibbia ginecologica, che ha consentito anche ai medici maschi di penetrare il mondo a loro oscuro e più intimo delle donne.

La sua è una visione laica e moderna, in un periodo di vero oscurantismo e di demonizzazione di qualunque cosa non fosse riconducibile alle scritture. Così il suo De ornatu mulierum,  nell’anno mille, si fonda sull’idea che bellezza, salute e cura del corpo siano una sola cosa ed insieme concorrono all’armonia delle persone.

Ma il suo nome non circola solo fra gli addetti ai lavori e la sua diventa una figura popolare tanto che nel milleduecento il suo nome viene citato da Rutebeuf, famoso trovatore francese, nella sua piéce Dit de l’herberie e verso la fine del millequattrocento, persino Geoffrey Chaucer nei celeberrimi Racconti di Canterbury fa citare dame Trotula.

Sulla sua vita c’è, come accade, una mescolanza di verità storica e di leggenda e vale la pena leggere il recente libro di Pietro Greco, editore L’asino d’oro, intitolato a Trotula, la prima donna medico d’Europa per mettere ordine alle cose e penetrare la storia straordinaria di una salernitana straordinaria.

Personalmente mi piace pensare che l’esistenza di una donna così libera da diventare medico nell’anno mille sia stata possibile per l’humus culturale generato già tre secoli prima a Salerno grazie a sovrani illuminati.

È la Scuola Medica Salernitana la palestra dove si forma Trotula respirando il sapere che nei secoli lì ha trovato casa e il suo approccio, che resta rivoluzionario, ha le sue radici in quella straordinaria esperienza.

Prova ne sia questo passo:

«Perché il sonno ti sia lieve / la tua cena sarà breve.
Se gli umor serbar vuoi sani / lava spesso le tue mani.
Se non hai medici appresso / farai medici a te stesso / questi tre: anima lieta / dolce requie e sobria dieta.

Fotografie a cura dell’Architetto Daniele Magliano.

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