I pixel di Hirschhorn alla Galleria Artiaco.

0
40

Durerà sino a sabato  27 maggio la nuova mostra dell’artista svizzero Thomas Hirschhorn, allestita a Napoli presso la Galleria di Alfonso Artiaco (piazzetta Nilo n. 7), con il quale, da molti anni, ha uno stretto rapporto collaborativo. “Behind faceless” è il titolo del nuovo progetto di Hirschhorn, che parte dalla primarie sperimentazioni di collage fotografici, per aggiungervi le personali indagini sulla tematica dei pixel. Nove punti chiariscono il suo interesse per questo mondo: la decisione, l’autorità, l’astrazione, il senza volto, la spinta al limite, l’estetica, la censura, l’ipocrisia, l’autenticità. E, dunque, tutto passa attraverso “l’occultamento della verità” e “l’assenza dei volti nel mondo contemporaneo”, che “sposta l’informazione dal centro ai bordi dell’immagine (…) svelando l’ipocrisia di chi la utilizza”. Per Hirschhorn “quello che viene pixelato è anche ciò che viene considerato peggiore, di qui l’utilizzo come arbitrio morale tra quello che si può vedere e quello che è improprio da osservare”.

Le opere colpiscono per la crudezza delle immagini che mostrano la morte come martirio della forma umana; corpi privi di vita che, come afferma anche Carlo Bonini, “non sono pazienti ma i primi e più importanti testimoni” (Il corpo del reato, Feltrinelli 2016). La stessa morte diventa la più terribile delle visioni, ma è essa stessa opera d’arte; cadaveri ridotti a macerie tra le macerie, sono calcinacci o fogli di giornale sparsi, sono materia che si consuma nella tragicità del mondo.

Hirschhorn utilizza fotografie scattate da non professionisti, rintracciate nel web, esattamente dove ognuno di noi può imbattersi a causa della ridondanza delle stesse, cui fa da contraltare la loro invisibilità nei giornali e in televisione, siccome “nel campo delle immagini di guerra e di conflitto si tende a scegliere cosa è accettabile per gli altri”. E, chiarisce l’artista, “io sono interessato alla verità, non a verificare il fatto o la corretta informazione di una storia giornalistica”.

“Guardare corpi mutilati è importante perché può contribuire a capire che un incalcolabile numero di persone sono state uccise”; lo stesso ruolo dell’arte non è risiedere altrove, ma essere vigile, togliere le barriere che consentono “una distanza confortevole, narcisista ed esclusiva dalla realtà”. L’arte è, dunque, uno strumento per giungere al confronto proprio con la realtà attraverso “l’opposizione ai fatti storici”. “L’autonomia è ciò che attribuisce all’opera d’arte la sua bellezza e la sua assolutezza”.

Nei collage è evidente il chiaroscuro di un mondo patinato e di un mondo ridotto a carneficina, il benessere e la violenza incontrastabile della miseria e della guerra. In questa contrapposizione, i pixel esaltano la filosofia artistica di Hirschhorn, che lascia il visitatore incastrato, togliendogli lo sguardo distaccato, per immergerlo nelle paure che lo circondano, e dalle quali, a fatica, tenta di evadere.

Giorgio Coppola

 

Foto a cura di  Luciano Romano

Courtesy Galleria Alfonso Artiaco- Napoli

Thomas Hirschhorm “Behind Facelesssness”- Veduta parziale della mostra- Aprile 2017

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui