A Cava de’ Tirreni la Biblioteca cerca casa

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di Maria Gabriella Alfano

Oltre 70.000 volumi antichi e moderni, parte dei quali compongono l’archivio comunale, uno dei più importanti della Campania, con utenza a livello internazionale, nel quale trovano posto le delibere dell’Ente a partire dal 1504, i Conti comunali, il Catasto Onciario del 1750 e la Serie dei Registri dello Stato civile dal 1809. Questo l’importante patrimonio librario e documentale custodito nella Biblioteca comunale Avallone di Cava de’ Tirreni, classificato anche in un catalogo online che lo connette con altre biblioteche di tutto il mondo.

Recenti notizie, confermate da una Delibera di indirizzo approvata dalla Giunta Comunale il 12 gennaio scorso, prevedono il trasferimento della Biblioteca dall’attuale sede di Viale Marconi nella storica “Villa Rende”, nella porzione dell’immobile cui si accede da via Sabato Celano. Come si legge nel provvedimento,  la volontà della Giunta  è quella di garantire “spazi più ampi che  assicurino al cittadino un migliore diritto all’informazione, alla documentazione e alla formazione permanente, strumenti indispensabili alla crescita civile, sociale e culturale della Città”.

Allo stesso tempo, l’Amministrazione comunale ha inserito l’attuale biblioteca nel piano delle alienazioni.

Queste scelte non sono condivise dal “ Comitato per la Difesa della Biblioteca Comunale Avallone” che si è costituito per dare voce ai tanti cittadini a cui sta a cuore la salvaguardia del prezioso patrimonio librario e documentale custodito nella biblioteca comunale. Col passare dei giorni il gruppo sta acquisendo nuove adesioni grazie ai social e all’attenzione dei media.

La maggiore preoccupazione del “Comitato” è il fatto che  “al  momento non esiste, per la struttura di Villa Rende,  un progetto, uno studio di fattibilità sulla idoneità dei locali, sulla capacità di carico dei solai, sull’impiantistica necessaria per ospitare una Biblioteca e sui costi che il trasferimento di un materiale così particolare richiede.”

Di qui la richiesta inviata al Sindaco e agli Assessori al Patrimonio e alla Cultura di un incontro urgente per ricevere chiarimenti sul procedimento di trasferimento e di sospendere ogni attività su quello di alienazione dell’attuale biblioteca.

La Biblioteca comunale di Viale Marconi fu progettata e realizzata alla fine degli anni 70. Nel 1980 si concretizzò il trasferimento dei volumi e della documentazione archivistica dislocata in vari immobili della città: ben 26.000 volumi di pregio documentale e storico chiusi in circa 750 casse,  erano custoditi presso il  Liceo scientifico, altri antichi documenti e pergamene erano conservati nell’archivio del Palazzo di Città. Come ricorda la Direttrice dell’epoca, dott.ssa Rita Taglè, soltanto 4000 erano disponibili per la consultazione nella biblioteca, ospitata in alcuni locali del Social tennis club cui si accedeva dalla Villa comunale.

In vista del trasferimento nella nuova sede, progettata ad hoc, si accese un vivace dibattito in città. In sostanza si voleva evitare che l’operazione si riducesse a un mero trasloco di libri e documenti, ma fosse un’occasione per creare a Cava un centro propulsore di cultura e di confronto, con  un ruolo attivo nella crescita complessiva dei suoi abitanti. Il dibattito impegnò le Associazioni cittadine, tra cui l’ARCI, i vari Partiti politici dell’epoca e singoli cittadini. Si proponeva di dar vita a una struttura pubblica, aperta alle forze sociali, politiche e culturali, che avrebbero dato linfa e  impulso alle attività della biblioteca.

Non se ne fece granché. L’amministrazione comunale dell’epoca non ritenne di accoglierle, né quelle che seguirono mostrarono un reale interesse verso l’edificio e il suo contenuto.

Nonostante tutto la biblioteca, pur essendo la cenerentola del bilancio comunale, è riuscita a ben operare, con eventi, pubblicazioni, mostre e attività con le scuole del territorio.

In tempi recenti, l’esodo del personale e la sua mancata sostituzione con altre professionalità in possesso delle necessarie competenze, la sottrazione di spazi dedicati alla consultazione dei libri a vantaggio della collocazione di archivi documentali, la mancata manutenzione dell’immobile e il conseguente diffuso degrado hanno fatto il resto.

Secondo il “Comitato”, inoltre, “i locali prescelti devono corrispondere a determinate caratteristiche e  il trasferimento deve essere in prospettiva di uno sviluppo dell’attività della Biblioteca e dell’Archivio Storico. Solo questo potrà garantire la realizzazione di un progetto di crescita culturale di Cava in linea con le esigenze e le aspettative di una città che vorrebbe candidarsi ad essere Capitale della Cultura”.

Una convinta apertura alle istanze del Comitato mostra L’Assessore al Patrimonio e all’Istruzione, avv. Lorena Iuliano:  “I  Comitati tra i cittadini sono importanti perché esercitano una funzione di stimolo verso le attività della Pubblica Amministrazione. Credo molto nel dialogo costruttivo, tanto che ho partecipato alla stesura del Regolamento sui Beni Comuni, che disciplina la collaborazione tra cittadini e amministrazione pubblica, approvato dalla nostra Giunta Comunale nel 2019”.

Circa l’inserimento della biblioteca Avallone nel “Piano delle alienazioni”, l’Assessore tiene a precisare che “l’immobile è inserito in un elenco di beni “ibridi” per i quali occorre effettuare una preventiva verifica e ulteriori approfondimenti, prima dell’avvio del procedimento di alienazione. In ogni caso non risponde al vero la tesi  secondo la quale l’inserimento dell’immobile nell’elenco impedisce al Comune di  partecipare a Bandi per la richiesta di finanziamenti per interventi di riqualificazione.”  

Ancora lontano appare il trasferimento a Villa Rende. E’ opinione diffusa che il percorso delineato dall’Amministrazione comunale richieda tempi lunghi e costi notevoli, non compatibili con l’esigenza dei cittadini cavesi di continuare a usufruire di una struttura culturale così importante.

Secondo me– continua l’Assessore Iuliano- occorre pensare a spazi più dignitosi per la biblioteca. Villa Rende e il suo parco potrebbero essere la scelta giusta. La nostra è un’intenzione, non è una certezza. Infatti, nelle more  dell’appuntamento con il Comitato, il Sindaco ha fissato un incontro con i tecnici comunali per verificare se l’ipotesi di trasferimento è fattibile e quali sono i tempi”.

Al momento, con i  lavori in corso a Villa Rende si sta attuando un progetto che non prevede una “biblioteca”, quindi occorrerà redigere un nuovo progetto, poi individuare i canali di finanziamento. Insomma tempi imprevedibili e sicuramente non brevi.

La soluzione più idonea appare la ristrutturazione, l’adeguamento normativo e la messa in  sicurezza dell’edificio di Viale Marconi (progettato per essere una “biblioteca”), individuando le relative fonti di finanziamento. Tra l’altro la localizzazione dell’edificio, ubicato in una zona centrale della Città, prossima a gran parte degli istituti scolastici, servita da numerose aree di parcheggio, è quella ottimale.

Non escludo, conclude l’Assessore Iuliano, il potenziamento dell’attuale biblioteca di Viale Marconi, naturalmente eseguendo i necessari interventi di riqualificazione.”

In definitiva,  si sta consolidando l’idea- che potrebbe trovare ampia condivisione-  secondo cui, per evitare il “sovraffollamento” si potrebbe scorporare l’Archivio,  destinando l’edificio di Viale Marconi  a sola Biblioteca, funzione più dinamica e compatibile con l’ubicazione le sue caratteristiche tipologiche.

Chiusa la Mediateca, la Biblioteca Avallone, con il suo wi-fi free,  è rimasto l’unico spazio in cui i ragazzi possono fermarsi per studiare. E ogni giorno il loro numero aumenta.  Dopo la chiusura forzata per il lockdown, infatti,  la Biblioteca ha ripreso a funzionare attestandosi sulle 1800 presenze annuali (risultanti dalle firme di ingresso apposte sui registri) di utenti di tutte le età e delle scolaresche. Certo, andrebbe potenziato il personale in Servizio, attualmente composto da due sole unità.

Per concludere, ci piace pensare alla Biblioteca come uno spazio dedicato alla cultura, alla custodia delle tradizioni e della storia della nostra comunità  e dei suoi principi identitari, un luogo inclusivo e accogliente, uno spazio di aggregazione dei ragazzi, aperto  alla collaborazione con altri soggetti, che ascolti i loro  bisogni  e nutra le loro menti.

 

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