Quando la Street Art racconta i “femminielli” di Napoli

Febbraio 28, 2019 0 Comments Attualità 307 Views
Quando la Street Art racconta i “femminielli” di Napoli

Vandalizzato. -di Claudia Izzo-

E’ stato vandalizzato ben due volte  il murale dello street artist Vittorio Valiante, realizzato nei vicoli di Montecalvario, a via Concezione, sulla parete esterna del Palazzetto Urban, a Napoli.

L’opera rappresenta un omaggio  ad una delle figure simbolo dei Quartieri Spagnoli, ” La Tarantina”, lo storico “femminiello dei Quartieri”, arrivato a Napoli nel 1947 a soli 12 anni.

Il viso è stato annerito e vi è stata aggiunta  la scritta “Non è Napoli”. Così lo street artist è stato costretto ad apporre uno stencil che riproduceva il viso de “La Tarantina”. Niente da fare, lo stencil è stato strappato. Ma la popolazione e gli esponenti delle Istituzioni si sono discostati da questi gesti di omofobia ed intolleranza perché nessuna città più di Napoli accoglie i suoi figli, come una tenera madre.

L’opera , infatti, aveva avuto la sua inaugurazione essendo un’espressione dell’integrazione sociale tra la popolazione “trans”, anticamente conosciuta come “femminielli”, e gli altri cittadini dell’ammaliante città di Partenope.

La figura del “femminiello”, tra spiritualità pagana e saggezza popolare ha origini antichissime ed il termine stesso nasce per indicarne le caratteristiche, “un uomo con movenze ed atteggiamenti marcatamente femminili”,  per darne una identità . E’ ne “La pelle” che Curzio Malaparte descrive i rito della “figliata”, e nulla è più mistero. Sarà Peppe Barra ad aprire  il film “Napoli Velata” di Ozpetek, proprio con la “figliata dei femminielli”, sembrata a molti una invenzione del regista. Eppure questa è una storia che da secoli vive al di là dei  giudizi e dei  pregiudizi.

Da Napoli alla provincia di Avellino, il passo è breve.  Qui, sui monti del Partenio sorgeva un luogo di culto dedicato alla Dea Cibele e una leggenda del XIII secolo narra che fu proprio la Madonna di Montevergine ad intervenire con dei raggi di sole salvando due amanti omosessuali  legati ad un albero e destinati a morire di freddo e fame, sbranati dagli animali selvatici. Da allora la tradizione vuole che i “femminielli” si rechino in processione per chiedere la benedizione della Madonna di Montevergine, detta “Mamma Schiavona che tutto concede e tutto perdona” . Dopo, il via alla festa profana, tra canti , danze e “tammurriate”.

Una dualità, dunque, quella dei “femminielli”,  un fitto  intreccio tra maschile e femminile, tra trasgressione, colore e malinconia che da secoli racconta verità spesso “velate”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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