Intervista a Mauro Casinghini, Direttore Nazionale CISOM

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Passione e determinazione nel salvare persone e territori-

Mentre l’Italia brucia, devastata dai tantissimi incendi che si propagano da Nord a Sud, a Pontecagnano un gruppo di ragazzi ha partecipato al campo-scuola  teorico –pratico di Protezione Civile con il CISOM, Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, con il coinvolgimento del Corpo della Capitaneria di Porto- Guardia Costiera di Salerno, del Nucleo Cinofili dell’Arma dei Carabinieri di Salerno.

In questo pomeriggio torrido di Agosto, innanzi ad un te freddo,  incontro Mauro Casinghini, Direttore  Nazionale del CISOM. Fondato nel 1970, con i suoi cinquemila volontari, il CISOM opera in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri dello Stato Italiano. Opera senza scopo di lucro, nell’ambito della protezione civile, emergenze sociali, soccorso sanitario con  attività, dunque, di primo soccorso, pronto soccorso,  svolgendo la propria attività attraverso l’apporto di professionalità volontarie, medici, infermieri, soccorritori, volontari specializzati o generici, dando vita ad attività di formazione, sociali ed assistenziali.

-L’opera del CISOM “si ispira a valori cristiani e cattolici, volti all’attenzione ed al rispetto verso il prossimo, specie nelle difficoltà, nonché verso la vita ed il creato”. Come nasce il Suo impegno in questa realtà?

” Sono un uomo della Protezione Civile, ero volontario da ragazzo, oggi sono un funzionario in aspettativa. Rivesto il ruolo di Direttore Nazionale CISOM dal 2007. L’Ordine di Malta è un ente sovrano, internazionale, che ha sviluppato un suo corpo di soccorso. E’ una scommessa che mi ha affascinato. Da subito ci siamo trovati ad affrontare le emergenze nel Lazio, Marche, Umbria, Abbruzzo. Nel 2008 vi è stata l’emergenza migranti nello stretto di Messina, e qui, in collaborazione con la Mirina Militare, la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza abbiamo messo in salvo oltre 34mila persone e assistito, dal punto di vista sanitario, circa 155mila. Nel 2009  vi è stata, poi,  l’ emergenza del  terremoto dell’Aquila; è sempre una questione di concretizzare l’impegno con un intervento sanitario ben strutturato. Poi è stata la volta degli aiuti nel Sud Est Asiatico. ”

-Il corso tenuto sul nostro territorio  forma volontari. Cosa direbbe loro?
“Consiglio di diventare volontari, settore antincendio, sanitario, cinofili…l’organizzazione è diramata sul territorio, con un finanziamento del Dipartimento di Protezione Civile. I Corsi di formazione appena svolti sono campi con ragazzi dai 12 ai 17 anni. Sono importanti gli aspetti formativi per il personale e quelli informativi, divulgativi. Bisogna avvicinare i giovani a queste tematiche, farli essere parte attiva e diligente. La Campania ad esempio ha presentato emergenze idrogeologiche…”

-Quali sono le difficoltà che incontra nel momento delle emergenze?
“Vi è un elenco territoriale degli incendi ma c’è difficoltà a interfacciarsi a livello regionale. La Protezione Civile si regge su un sistema complesso, istituzionale e di volontariato che va governato. Sono convinto che varrebbe la pena fare un salto di qualità nell’ambito della governance della Protezione Civile tra Regioni e Sistema Centrale. E’ solo nell’emergenza che si misura la risposta, ci sono formazioni di catene di comando, allenamento, turnazioni, bisogna, insomma, saper rispondere alle emergenze. Sogno di vedere una persona di fiducia del Presidente della Giunta e del Capo della Protezione Civile, un uomo che sappia fare da trade union perché il ping-pong  tra gli enti preposti avviene sulla pelle dei bisognosi. Serve un modello d’intervento regionale. Qui abbiamo ambiti rischiosi come l’area vesuviana, i Campi Flegrei…Mi auguro che le autorità competenti acquisiscano una consapevolezza maggiore”.

-Cosa pensa della possibilità che Lei ha, attraverso il suo lavoro,  di aiutare persone e territori?
“Faccio un lavoro che mi piace, trasmette molto la sensazione di essere d’aiuto. Quando spegni un incendio e vedi un pianta restare verde o vedi venir fuori dall’acqua un uomo vivo , salvo … è davvero una soddisfazione”.

-Lei la parola “emergenza” ce l’ha stampata nel DNA. Cosa servirebbe ad esempio quando, come in questi giorni, si propagano gli incendi?
“Io avrei voluto organizzare squadre antincendio di volontari in ausilio ai vigili del Fuoco.”

-Un Suo progetto?
“Vorrei realizzare un progetto sul rischio Vesuvio. Nel 2006 ho avuto modo di interfacciarmi con la zona di Terzigno, San Giuseppe Vesuviano.”

-Qual è il suo messaggio?
“Quello che oggi è un incendio, domani sarà causa di alluvioni e quel che si brucia in un’ora si ricostituisce in dieci anni. Varrebbe la pena di amare il nostro mondo”

Claudia Izzo

 

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