L’Ambasciatore nella capitale del Fusion

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A tavola con l’Ambasciatore- Il fascino della contaminazione- di Nello Gatti-

 

Nel tran tran di una vivace strada che da Avellino raggiunge il Capoluogo Campano, veste colori scuri il Roji, uno scrigno in cui è racchiusa la contaminazione gastronomica in chiave Fusion.

Ogni descrizione degli ambienti è superflua in questo luogo, cosparso di fascino edonista ed attenzioni di chi, ogni sera, fa bella mostra della propria eleganza sfoggiando sempre un abito diverso.

Roji, semplice a scandirlo ma sofisticato nella filosofia, coglie sotto l’egida della ristorazione una massima di Coco Chanel, rendendosi insostituibile grazie alla propria diversità.

 

Nasce nel 2016, a Nola, in un primo giugno che potrebbe essere l’ipotetica data di riapertura della ristorazione italiana. Coincidenze? Non di certo per chi ha fatto dell’attenzione per il dettaglio il proprio credo.

Si attraversa il globo dall’America Latina all’Estremo Oriente, ricreando un “piccolo mondo” all’interno del suo giardino zen, prendendo qua e là il meglio degli ingredienti, delle ricette e dei professionisti che dalle origini generano una route sensoriale.

È Domenico De Rosa l’Architetto in Sala, colui che sin dagli inizi ha collaudato l’opera con la scienza a lui più vicina, quella enoica.

Oltre 700 etichette non sono semplicemente un numero per chi, aldilà dell’aritmetica, ha ricreato un mosaico di emozioni in mescita che abbraccia vecchio e nuovo mondo. E se l’appetito vien mangiando, in cucina non manca lo show, trasmettendoci dalle prime fila le gesta di un premio Oscar alla sceneggiatura, Nathan Wichmann.

Impeto rivoluzionario di provincia che, piuttosto che assorbire dalle capitali le tendenze, le richiama a sé osando un concept di ristorazione senza precedenti.

Una mutazione ancora in corso, che non si è mai arrestata nonostante il lockdown ed aspetta solo di tornare a sfilare con le sue nuove collezioni. Come cogliere l’attimo prima della riapertura? Riscaldate le papille e spolverate le fotocamere per un warm-up, queste delizie da mille e una notte sono presenti nel menu delivery.

In Roji il cibo non si trasforma per creare piatti, si lavora la materia per farne opera d’arte.

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