Vi racconto un quadro…Il bicchiere di vino di Jan Vermeer

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-di Giuseppina Russo-Oggi vi racconto “Il bicchiere di vino”

L’autore è Jan Vermeer, uno dei più grandi pittori olandesi del ‘600.  

Nella sua vita, breve e poco tranquilla sia per problemi economici che per un matrimonio difficile e con ben 14 figli, non dipinse molti quadri: ad oggi se ne conoscono solo 36: sono 36 ritratti di vita quotidiana.

D’altra parte la pittura olandese del ‘600, che non era ricca di soggetti religiosi come quella italiana, preferiva rappresentare ritratti, scene domestiche, contadini a lavoro nei campi, botteghe di artigiani: vita quotidiana insomma.

Io me lo immagino Jan: chiuso nel suo studio alla ricerca di pace e di quella serenità che riesce a trasmetterci con le figure tranquille dei suoi quadri: sono figure che, pur essendo silenziose, manifestano i loro stati d’animo, le loro emozioni ma sono anche misteriose… come fossero in attesa di qualcosa, anzi mi sembrano timorose che da un momento all’altro qualcosa possa interrompere il silenzio, la pace e l’equilibrio perfetto di quel magico gioco di luci e ombre che le avvolge.

Ecco allora che un ambiente borghese, illuminato da una grande finestra da un lato e arredato con un tavolino, sedie importanti, un quadro o una mappa geografica alle pareti sono la scena che spesso si ripete nei capolavori di Vermeer.

Come in questo dipinto, dove una ragazza è seduta al tavolo con un braccio in grembo e sembra tutta presa dal bicchiere vuoto che le copre quasi tutto il viso: ha appena finito di sorseggiare un vinello che mi piace immaginare italiano… all’epoca l’Italia, pur non essendo dotata di grande capacità mercantile, era agevolata perché i vini che produceva avevano un alto contenuto alcolico, e potevano così sopportare meglio il lungo viaggio via mare verso l’Olanda. E gli Olandesi avevano imparato ad apprezzare la dolcezza di quei vini, così dolci perché il mosto non veniva fatto completamente fermentare proprio allo scopo di lasciare un grado zuccherino tale da proteggere il prezioso liquido durante il trasporto.

Ma torniamo al quadro.

In piedi accanto al tavolo un uomo dal nobile aspetto: il cappello a tesa larga e un elegante mantello grigio, che gli avvolge il busto: la luce lo investe e gli dà quasi l’aspetto di una statua.

Il nobiluomo è tutto teso verso la giovane donna: io penso che stia aspettando un giudizio sul vino che le ha appena offerto ed è pronto a versarne dell’altro dalla brocca che ha in mano… che è una di quelle chiamate bellarmina, una panciuta bottiglia in ceramica spesso decorata con una maschera sotto l’imboccatura e chiamata così dai protestanti perché ricordava l’odiato cardinal Bellarmino (si, proprio lui: quello che fece condannare Galileo Galilei).

Il vestito della ragazza è di raso rosa ed è decorato con raffinatissimi ricami dorati, una cuffia candida, come la brocca e gli spartiti posati sul tavolo, riflette la luce che entra dalla finestra.

Lo strumento musicale poggiato sulla sedia ci fa immaginare che i due fanno musica insieme, hanno appena finito o stanno per iniziare una di quelle cosiddette conversazioni amorose che spesso si trovano rappresentate nella pittura olandese del ‘600 e che avevano come elementi portanti la musica e … il vino appunto.

E ora osservate con che accuratezza Vermeer cercava di restituire i differenti materiali; guardate come diversamente riflettono la luce il velluto dei cuscini scuri sulla panca e sulla sedia, la panca stessa, il cotone inamidato della cuffia o il raso del vestito, o la lana del bellissimo tappeto sul tavolo (che raffinatezza, vero?). Tutta in ombra è la parete di sfondo, così spiccano di più i personaggi. E lì è appeso un paesaggio anch’esso scuro ma racchiuso in una importante cornice dorata che cattura tutta l’attenzione di chi guarda più del paesaggio stesso.

E poi osservate che bellezza le mattonelle quadrate del pavimento a due colori, e la vetrata a piombo della finestra grande, decorata con lo stesso stemma di famiglia che compare anche in qualche altro quadro di Jan. E che mistero nasconde quella tenda oltre la finestra?

Vermeer fu precursore dei puntinisti dell’ottocento: già dipingeva infatti con la tecnica detta pointillé: tanti piccoli punti di colore ravvicinati. E questa tecnica gli consentiva di dare alle figure una grande vividezza e a tutta la tela un effetto di trasparenza, ricco di velature e chiaroscuri.

La sua pittura poi è così precisa che i dipinti sembrano foto: probabilmente questo era dovuto all’uso della camera oscura, strumento che proprio in quel periodo si iniziava ad usare e a studiare e che consentiva di rappresentare i soggetti con la massima precisione, che fossero paesaggi o volti da ritrarre.

Per finire una curiosità: pare che già all’epoca il nostro fosse così quotato che un abile falsario, certo Han Van Megereen, riuscì ad arricchirsi spacciando numerose sue opere per lavori inediti di Vermeer.

Ed ora in omaggio a questo bicchiere di vino… un brindisi:

 

Il nonno mio diceva

citando i versi del poeta

quel ch’è l’acqua per il corpo

è per lo spirto il vino…

Alza la coppa allora:

colmala di nettare color rubino

e brinda!

Brinda alla vita

che se ti è greve

il vino te l’allieta

Se poi ti è lieve,

ché fortunato sei,

è doveroso un brindisi

per ringraziar gli dei!

 

 

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