L’artista che scolpisce i volti della pandemia, Elia Buffa

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L’artista che scolpisce i volti della pandemia – Elia Buffa

Laddove non arriva la politica, per smuovere le coscienze, arriva l’arte contemporanea. Durante il Lockdown e non solo, molte sono state le iniziative degli artisti per poter accorciare le distanze tra loro e la gente, con uno sguardo più profondo a tutto ciò che ci circonda e molte sono state anche le “denunce” verso lo Stato e la società, espresse proprio attraverso le loro forme artistiche, cercando di proiettare lo sguardo verso grosse problematiche come la sanità.

È così che è nata anche la scultura di Elia Buffa che sabato 21 novembre è stata installata davanti all’Ospedale di Massa Carrara (Toscana).

Un mezzobusto in gesso e materiali misti. Un assemblaggio di calchi dal vero (su modella) e materiali vari, con base realizzata interamente in legno.

Appassionato d’arte fin da bambino, Elia finisce gli studi superiori presso il Liceo Artistico di Carrara, indirizzo Pittura; specializzato nella tecnica del calco dal vero e della formatura -Accademia delle Belle Arti di Carrara, indirizzo Scultura. Negli ultimi anni ha collaborato con vari collettivi e percorsi artistici, realizzando sculture, murales, quadri  di denuncia per contesti artistici, pubblici e sociali.

-Qual è il significato e la missione di quest’opera?

“Essendo gli artisti stessi, parte della società, quello che scolpiamo, dipingiamo e cantiamo è una nostra rappresentazione del mondo che viviamo, all’interno del quale penso sia compito dell’arte contemporanea esprimere e veicolare concetti e messaggi. Con questa scultura non vogliamo semplicemente rendere omaggio agli infermieri-eroi che si sono battuti per noi dall’inizio della pandemia, ma vogliamo denunciare la condizione di un’intera categoria che non riesce più a farsi carico delle lacune di un sistema sanitario al collasso.

L’infermiere che incrocia le braccia è il simbolo delle lavoratrici e dei lavoratori che non accettano più di farsi sfruttare. Vuole essere l’immagine di chi non sopporta di farsi chiamare eroe mentre viene lasciato solo.

La targa posta sulla base infatti recita “non chiamateci eroi, finanziamenti alla sanità pubblica, tutele, sicurezza e assunzioni stabili”. Come scriveva Majakowsky l’arte non è uno specchio con cui riflettere il mondo ma un martello con cui scolpirlo e  la scelta di questa tecnica e di questi materiali, mi ha permesso di realizzare questa opera in tempi molto brevi e di rispondere prontamente alle riflessioni che la nostra società oggi ci pone.

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