La vagina della discordia

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-di Maria Gabriella Alfano

Ci sono voluti 11 mesi  e quaranta mani per realizzare Diva, la struttura  a forma di vagina che  l’artista brasiliana Juliana Notari, ha ideato ed ha scelto di realizzare nell’Usina de Arte, un museo a cielo aperto sorto nel comune di Agua Petra, in Brasile, sui terreni di un ex zuccherificio.

La scultura è un’imponente opera di land art di colore rosso sangue, distesa sul crinale boschivo di una collina. E’ modellata in un incavo di 33 metri per 16, profondo 6, utilizzando cemento armato e resina. La forma e il colore evocano una ferita o una vagina.

E’ la Notari stessa che su Instagram parla di Diva. Racconta che ha realizzato questa vagina/ferita  escludendo l’utilizzo di  un escavatore che non le avrebbe permesso di modellarne adeguatamente la forma. L’opera è il frutto del lavoro di 20 uomini, quaranta mani che per undici mesi hanno lavorato in quel luogo assolato, in un clima gioioso e amichevole.

Juliana Notari non è nuova a questo tipo di opere. Le forme sanguinanti della vagina e della ferita sono espressione del suo linguaggio artistico e ricorrono in altri suoi interventi urbani, come quelli realizzati nel 2009 su muri e facciate di edifici a Berlino, ad Amsterdam ad Aix-en-Provence e sono parte importante del suo linguaggio artistico.

E’ del 2006 la performance nella  Galeria Vermelho  di San Paolo in cui, circondata da numerosi spettatori, si arma di  martello e scalpello da roccia e, lavorando alacremente, apre alcune crepe su un muro. Poi prosegue schizzando sangue di bue e inserendovi uno speculum in acciaio inossidabile.

Diva, postata dalla Notari su Instagram e su Facebook , oltre a  giudizi positivi, ha scatenato numerose reazioni e critiche feroci: dall’utilizzo di operai afro-brasiliani per la sua realizzazione, all’impatto sul paesaggio. Non si contano gli insulti sessisti. Pare che l’opera non sia piaciuta neppure ai seguaci del Presidente del Brasile Jair Bolsonaro che vi  hanno letto una provocazione nei confronti del governo ultraconservatore e delle sue prese di posizione maschiliste.

Al di là delle diverse interpretazioni di quest’opera d’arte contemporanea, di forte impatto per i suoi fruitori, riportiamo le parole di chi l’ha realizzata e il messaggio cha ha inteso affidarle.

Con Diva – afferma Juliana Notari sul suo profilo Instagram –  uso l’arte per dialogare su temi che si riferiscono ai problemi di genere da una prospettiva femminile, combinata con una visione del mondo che mette in discussione il rapporto tra natura e cultura nella nostra società occidentale fallocentrica e antropocentrica. Questi problemi stanno diventando sempre più urgenti. In definitiva,  solo se cambierà la nostra visione della relazione tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e la natura potremo  vivere più a lungo su questo pianeta, in una società meno disuguale e conflittuale”.

 

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