I jeans: un tessuto che da semplice indumento si è trasformato in elemento di design

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jeans watch pocket by Muffet is licensed under CC BY 2.0.

Sebbene rientri a pieno titolo all’interno della storia dell’abbigliamento sia maschile che femminile delle tre ultime generazioni, il tessuto jeans, in realtà, presenta una evoluzione storica molto complessa e non sempre legata al vestiario. Già nel XV secolo in Italia e precisamente nella cittadina piemontese di Chieri, alcune fabbriche erano specializzate nella produzione di una tipologia di fustagno, ovvero un tessuto molto resistente con un’armatura nella quale i fili dell’ordito si univano attraverso trame diagonali, esportato nel resto del mondo attraverso il porto di Genova. Un tessuto dal color blu, il cui cromatismo proveniva dall’utilizzo del guado, serviva per coprire le merci del porto o come sacchi per contenere le vele delle navi. Particolarmente curioso è il sinonimo blue-jeans che, molto probabilmente, deriva proprio dalla terminologia francese “Bleu de Genes”, ovvero il blu di Genova. Anche in un’altra località della Francia si producevano stoffe assai resistenti, ovvero a Nimes (da tale nome deriva anche il più conosciuto marchio Denim), le cui tele di color indaco erano utilizzate come vestiario dei marinai genovesi. Soltanto alla fine del XVI secolo si inizia ad utilizzate il termine jeans, tessuto a basso costo ma molto resistente, esportato in tutta Europa sempre dal porto di Genova. L’area ligure, infatti, ha avuto una grande vocazione tessile, come testimoniano le fabbriche in cui si realizzavano tessuti di vario materiale dal cotone alla seta fino ad arrivare alla lana.

Passione_di_Cristo_(tela_jeans) 1538, Museo diocesano di Genova Pubblico dominio

Molto interessanti sono le tele-jeans esposte al Museo Diocesano di Genova sulle quasi sono state raffigurate le storie della Passione di Cristo (dipinti a monocromo-tempera bianca a base piombo) per apparati liturgico-devozionali realizzati tra il XVI e il XVII secolo. Tale opere sono in parte attribuite anche al pittore Teramo Piaggio: sono tele in lino di color indaco che possono essere indicate come le antenate dei jeans. Nel museo Luxoro di Genova, inoltre, sono conservate alcune statuine da presepe risalenti al ‘700, vestite con indumenti di fustagno genovese dal colore indaco (armatura diagonale con ordito di lino color ecru e trama blu).

Maestro_della_tela_jeans_(donna_mendicante) Gallerie Canesso Parigi Pubblico dominio

Del ‘600 sono alcuni dipinti attribuiti, per convenzione, al pittore definito “Maestro della tela jeans” rimasto anonimo (probabilmente lombardo), il quale rappresenta scene di vita dove i personaggi indossano vestiti di fustagno genovese di color indaco tipica struttura del tessuto meglio conosciuto come tela di Genova.

Giuseppe Garibaldi (musée Masséna, Nice) by dalbera is licensed under CC BY 2.0.

Sono in tela di Genova, gli attuali jeans, i resistenti e confortevoli pantaloni indossati da Giuseppe Garibaldi durante lo sbarco a Marsala (11 maggio 1860), attualmente conservati nel Museo del Risorgimento nel complesso del Vittoriano a Roma.  E’ bene, però, precisare che col termine jeans si fa in realtà riferimento al taglio dei pantaloni tipici, ovvero quelli con 5 tasche, mentre con la nomenclatura “denim” si identifica il tessuto (inizialmente con l’ordito in lino e la trama in cotone, oggi tutto in cotone), quindi si parla generalmente di pantaloni denim in taglio jeans. A seguito della caccia all’oro in California, un tale imprenditore tedesco, trasferitosi in America, fonda, assieme al cognato, la “Levi’sStrauss&Co” esclusivamente per la produzione di stoffe in tela de Nimes (denim) con cui realizzare un vestiario adatto sia ai cercatori d’oro che ai minatori, ad esempio la salopette, indumento molto comodo per tali specifici lavori. La stoffa denim viene utilizzata, inoltre, anche come giacca sempre nell’ambito dei lavori più pesanti. Solo nel 1873 grazie al contributo del sarto Jacob Davis, attivo collaboratore di Strauss, si realizza il più conosciuto jeans, utilizzando dei rinforzi attorno alle tasche, con l’applicazione di particolari rivetti in rame. Nel giro di pochi anni tale tipologia di vestiario si diffonde in numerosi ambienti lavorativi: diviene la divisa degli operai della ferrovia stransamericana, dei minatori e dei cowboy in generale. Inizialmente i pantaloni avevano dei bottoni per le bretelle, e altrettanti bottoni per la chiusura (la zip compare solo dal 1926). A metà anni ’30 dello scorso secolo ritroviamo i primi pantaloni jeans per donne, mentre alla fine degli anni ’30 la pubblicità li fa meglio conoscere a un pubblico più ampio.

Marilyn Monroe fotografiada por André de Dienes. by Antonio Marín Segovia is licensed under CC BY-NC-ND 2.0. (2)
Ill james Dean 1958 by janwillemsen is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

I levi’s ebbero grande successo in Europa solo dopo la seconda guerra mondiale, grazie alla pubblicità, ma soprattutto attraverso le star del cinema di allora: come Marilyn Monroe, James Dean, o Marlon Brando o ancora cantanti come Elvis Presley che indossavano spesso i comodi e pratici pantaloni jeans.

File1956-elvis-presley-harley-davidson.jpg by httpwww.classic-motorcycle-build.com is marked with CC0 1.0.

Utilizzato dalla stragrande maggioranza dei giovani negli anni ’60, come forma di protesta contro la moda dell’epoca che rispecchiava l’appartenenza a una determinata classe sociale, a favore invece dell’uguaglianza, il jeans divenne, dunque, una forma di ribellione, una sorta di risposta alla società e alla politica.

1972 Levi Cone Corduroy Advertisement Playboy September 1972 by SenseiAlan is licensed under CC BY 2.0.

Negli anni ’70 i pantaloni jeans e le giacche, sono indossati dalla maggior parte dei giovani, i pantaloni, inoltre, diventano a zampa di elefante, alcuni anche dipinti. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 i blu-jeans vengono inoltre ulteriormente decorati con perline, o brillantini e per la prima volta firmati a seconda dello stilista. Con l’inizio del nuovo millennio assistiamo a una notevole varietà di pantaloni jeans, che posso essere con taglio attillato, con cavallo alto o basso, modelli con varie sfumature di colore. Li ritroviamo anche in versione vintage o con l’effetto usurato dettato dalle varie differenti tonalità di colore sullo stesso pantalone (si utilizza per tale scopo la pietra pomice o anche la carta vetrata). Particolari sono anche i jeans stracciati o con l’applicazione di pietre colorate o pizzo.

Cosmo Bag by jessyroos is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.
Class DIY Footwear using recycled jeans by DoNight is licensed under CC BY-NC 2.0.

Negli ultimi cinquant’anni il denim è stato utilizzato anche per la realizzazione di borse o anche scarpe. E’ di questo secolo, invece, la sua comparsa nell’ambito dell’arredamento e del design, oltre che nella moda.

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Upcycled Denim Quilt on Etsy by smithsoccasional is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

La texture denim è parte integrande di un sofisticato arredo dove predomina il suo caratteristico colore blu con tutte le sue varianti: lo ritroviamo, infatti, su cuscini, tappeti, tende ma anche quadri. Molto frequente è il denim come rivestimento di divani e poltrone con un rapporto sempre più stretto tra l’interior design e l’utilizzo del tessuto. Esempio per tutte l’azienda Busnelli che ha utilizzato le storiche sedute Armadillo e Fiocco disegnate da Gianni Pareschi (presenti nella Galleria MOMA di New York), con una reinterpretazione delle sedute con l’utilizzo del tessuto denim. Texture jeans le ritroviamo anche nel gres porcellanato di bagni, cucine e pavimentazioni. Molte aziende del settore si stanno cimentando, sempre più, nell’utilizzo della ceramica effetto denim. In definitiva il colore blu e in particolare quello denim, difficilmente destinato alla scomparsa troverà, nel tempo, sempre nuove applicazioni con le sue sfumature sempre di grande e moderno impatto visivo.

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