Napoli: fino al 17 febbraio la mostra al Madre del maestro Raffaele Falcone

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Arte-

La Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee presenta Scacchiera Impossibile, mostra personale  a cura di Valerio falcone e Andrea Villani, del maestro campano dell’arte ceramica Raffaele falcone (Montecorvino Rovella, 1956).

Dedito alla produzione di opere che testimoniano il sapiente rispetto della tradizione artigianale e, al contempo, il suo attraversamento e la sua reinvenzione, sia da un punto di vista tecnico che da quello ideativo, l’autore ricerca l’unicità possibile  e la pregnanza individuale del singolo manufatto… “fatto a mano”. Le opere ceramiche di falcone vengono sottratte alle categorie della ripetizione seriale o dell’uso pratico nel momento stesso in cui si impongono come riflessioni in atto sull’idea stessa di “opera d’arte”: quelli di falcone sono per questo sempre pezzi unici, come i trentadue elementi che compongono la  Scacchiera Impossibile, esposta presso la Sala delle Colonne al primo piano del Madre, il museo d’Arte Contemporanea della Regione Campania.

L’opera ha richiesto una concezione e una produzione articolata nel tempo, assecondando la temporalità estesa e paziente dell’arte ceramica. Nel 2011, in occasione delle celebrazioni del 150°anniversario dell’Unità d’Italia, Falcone ha realizzato il primo elemento della sua scacchiera, presentato in occasione della di Italia 150#, mostra collettiva presso le OGR-Officine Riparazioni di Torino, dedicata alle produzioni originali di matrice artigianale d’eccellenza italiana in questo settore produttivo e creativo. Il primo dei 32 scacchi di Falcone placa i desiderio dell’artista volto ad indagare l’affascinante intrigo suggerito dalla forma di un oggetto, a cui viene negata la destinazione funzionale proprio per far emergere le peculiarità estetiche e conoscitive intrinseche nella materia ceramica e nei suoi articolati processi di elaborazione manuale.

Questa e le successive opere in maiolica di Scacchiera Impossibile sono realizzate con la tecnica “a colombino”; benchè permetta di modellare qualsiasi forma- soprattutto, come in questo caso, anche la più imponente e complessa-essa necessita da parte dell’autore di un esercizio di precisione e dedizione, che ha origine dal trattamento stesso della lastra di argilla. I “colombini” sono i lunghi rotolini che vengono sovrapposti e attaccati uno sull’altro, operando dalla base fino a raggiungere le altezze e le fattezze desiderate, prima della cottura in forno a 970° 0, come alcuni degli elementi che compongono la Scacchiera Impossibile, prima della finitura con lustri metallici cotti a “terzo fuoco”.

Tutte le opere in  mostra sono state prodotte presso l’officina inaugurata da Raffaele Falcone nel 1987 a Montecorvino Rovella. Falcone è erede dell’azienda di famiglia fondata nel 1923 e nel 2023 celebrerà il suo centenario. Negli anni Fornace Falcone ha rappresentato una della più importanti realtà italiane per il restauro delle terracotte antiche , tra cui le coperture e pavimentazioni delle domus di Pompei e Paestum, al Museo Real Bosco di Capodimonte, alla Reggia di Caserta e al Regio Setificio di San Leucio, alla Certosa di San Lorenzo a Padula, nei Sassi di Matera e nella produzione  di opere ceramiche di artisti quali, fra gli altri, Riccardo Dalisi, Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Mimmo Paladino, Achille Perilli e Luigi Ontani.

Come scrive il critico e curatore Achille Bonito Oliva: “La ceramica è l’aristocrazia della della scultura, come afferma Lucio Fontana. L’opera di Raffaele Falcone e l’intera produzione della Fornace Falcone ne sono la felice dimostrazione”. (Achille Bonito Oliva, gennaio 2020).

La Scacchiera prodotta da Raffaele Falcone per il museo Madre, che l’artista definisce , oltre che impossibile, anche insana, nasce dalla “terra-madre”, con i suoi respiri, flussi e campi energetici, ponendosi in uno spazio -tempo fragile e sospeso tra la realtà ed il simbolo: anche il ceramista , ” come ogni scultore…può dare vita alla materia”, dichiara Falcone e, nel caso della ceramica, ciò avviene attraverso la trasformazione  di un materiale particolarmente fragile e delicato. Definendo un operare che si può interpretare quale tentativo di resistenza al tempo, di riformulazione dello spazio, di ricreazione della materia naturale, e quale disseminazione di segni affascinanti che rappresentano la possibilità stessa di non limitarsi  alla propria sola esperienza, ma di aprirsi e accogliere in essa le molteplici e mutevoli esistenze della materia viva e dell conoscenza antropologica che essa restituisce, attraverso il “fatto a mano” dell’artista- ceramista.

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