E’ morto Philippe Daverio, storico dell’arte, saggista, politico

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-di Giuseppe Esposito-

Si è spento questa mattina, presso l’Istituto Tumori di Milano Philppe Daverio. Uno dei più noti ed importanti critici d’arte dell’ultimo scorcio della nostra storia. Saggista, gallerista e divulgatore, noto al grande pubblico per aver preso parte a numerose trasmissioni televisive, sempre dedicate all’Arte. È stato a lungo conduttore della trasmissione di RAI3 intitolata Passepartout.

La sua era una figura inconfondibile, di una eleganza originale, sempre con i suoi immancabili  papillons,  dalla voce particolare dal vago accento francese. Aveva compreso da tempo, insieme a pochi altri esperti, tra cui Achille Bonito Oliva, l’importanza della diffusione per il grande pubblico della informazione sull’Arte moderna e contemporanea. I due hanno costituito, per lungo tempo, l’unica alternativa alla, spesso straripante, presenza di Vittorio Sgarbi sulle reti televisive.

Aveva un modo di porgere garbato ed accattivante, sapeva coinvolgere anche i non esperti e sapeva condurli alla comprensione delle opere che fossero pittoriche, scultoree o architettoniche. Aveva aperto in passato delle gallerie di successo sia a Milano che a New York ed era stato anche in politica, dove aveva ricoperto la funzione di Assessore alla Cultura presso il Comune di Milano, nella giunta Formentini, tra il 1993 ed il 1996.

Negli ultimi tempi ricopriva la carica di direttore scientifico della importante rivista d’Arte “Art e Dossier”. Era il consulente del progetto Genius Bononiae, della Fondazione Carisbo, soprattutto per quanto concerne l’apertura di palazzo Fava.

Era nato nel 1949 a Moulhouse, in Francia, sul confine con la Germania e la Svizzera, da padre italiano e madre francese. Aveva studiato tra Milano e Varese e si era iscritto alla Bocconi, senza però arrivare alla laurea.

Scoprì precocemente la sua passione per l’arte ed aprì nel 1975 la sua prima Galleria d’Arte a Milano, in via Montenapoleone 6, dedicata alle avanguardie del ‘900. Esordì a New York nel 1986 con una sua galleria dedicata, stavolta, all’arte del XX secolo. Nel 1989 tornò a Milano dove aprì una nuova galleria in corso Italia.

È stato docente allo IULM ed Politecnico di Milano, oltre che all’Università di Palermo.

Molte sono le opere pubblicate durante la sua lunga carriera. Tra le altre ricordiamo:

“Ho finalmente capito l’Italia”, “Piccolo trattato ad uso degli stranieri (e degli italiani)”, “Grand tour d’Italia a piccoli passi” e “Oltre 80 itinerari da riscoprire.”

Tra le più recenti occorre citare:

“Il secolo spezzato delle avanguardie”, “Il museo immaginato”, “L’arte di guardare l’Arte” e “Il design nato a Milano”.

Era malato da tempo, ma la sua morte ha tuttavia suscitato grande emozione. Tra gli altri commenti riportiamo uno stralcio  di quello del sindaco di Milano, Beppe Sala:

Con Philippe Daverio scompare uno dei grandi protagonisti della vita culturale di Milano degli ultimi decenni. Daverio è stato un innamorato di Milano cui ha sempre dato la forza della sua originalità  e della sua competenza. Dal Comune alla Scala, dal Museo del Duomo a Brera. …

… Soprattutto Milano, ma l’Italia intera devono allo spirito internazionale e alle capacità comunicative di Philippe la sua lotta in difesa del bello e dell’arte del nostro paese, di cui fu instancabile divulgatore. Grazie Philippe and Save Italy.”

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