Alessandro Magno 2.0 – sui social il restauro del Mosaico di Alessandro

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-di Maria Gabriella Alfano-

Al via il restauro del Mosaico di Alessandro, un milione di tessere disposte con la tecnica dell’opus vermiculatum, su una superficie di 5,82 per 3,13 metri.

L’opera rappresenta il condottiero  macedone impegnato nella battaglia svoltasi nel 333 a.C. nella città turca di Isso,  contro l’esercito persiano di Dario III che ne uscì sconfitto. La rappresentazione della battaglia lascia senza fiato per il realismo e la dinamicità dell’azione scenica, scandita dall’incrocio delle lance, dai cavalli imbizzarriti, dai volti dei combattenti tra cui spiccano quelli di Alessandro, a capo scoperto, in groppa al suo cavallo Bucefalo e di Dario III che, consapevole dell’imminente sconfitta, incita i suoi a lottare fino alla fine.

Sullo sfondo della scena si staglia l’albero privo di chioma che ha reso possibile l’identificazione dei fatti rappresentati: la battaglia di Isso era, infatti, conosciuta anche come la “battaglia dell’albero secco”.

Il mosaico, datato tra la fine del II secolo e l’Inizio del primo secolo a.C., era parte della pavimentazione della Casa del Fauno di Pompei dove fu rinvenuto nel 1831.  Nel 1843 fu  trasferito nel  Real Museo Borbonico di Napoli con un carro trainato da ben sedici buoi, capaci di sopportarne il peso di ben sette tonnellate. In un primo tempo fu appoggiato sul pavimento del Museo e nel 1916 fu collocato sulla parete, nella sala dei mosaici.

Un’opera unica il cui valore fu riconosciuto dal re Ferdinando II  che raccomandò a Pietro Bianchi – architetto della Real Casa incaricato della direzione degli scavi di Pompei, Ercolano e Paestum – “di badar bene a quello che si facea, perché questo monumento non era nostro, ma dell’Europa, ed alla intera Europa doveasi dar conto delle nostre operazioni”. 

Da allora il mosaico monumentale è stato ammirato da milioni di visitatori. Con il passare del tempo, il distacco di alcune tessere policrome, qualche rigonfiamento e il manifestarsi di una lesione superficiale hanno reso non più rinviabile l’intervento di recupero e, dopo una serie di indagini diagnostiche effettuate negli anni scorsi, finalmente si procederà al restauro che inizierà alla fine del mese e si concluderà alla fine di luglio.

L’intervento sarà effettuato con le più moderne tecniche in materia e con la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR).  Le attività diagnostiche sono promosse in rete con l’Università del Molise (UNIMOL) ed il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS). La metodologia del restauro sarà improntata al principio del “minimo intervento”, finalizzata alla conservazione dell’integrità materiale dell’opera nello stato in cui si trova.

Si articolerà i due fasi: la prima consisterà nella messa in sicurezza della superficie del mosaico. Saranno apposti un tavolato ligneo di protezione  e un’intelaiature metallica di sostegno, quindi il mosaico sarà rimosso dall’attuale collocazione.  Si procederà, poi, alla seconda fase, consistente nel restauro del supporto. Le lavorazioni saranno eseguite sulla superficie retrostante. Per tutelare le tessere del mosaico, che non saranno visibili perché  coperte dal tavolato ligneo di protezione, i restauratori indosseranno appositi occhiali “smart glasses” che consentiranno di monitorare costantemente la corrispondenza tra  la zona di intervento  e la relativa superficie non visibile.

Le strumentazioni  permetteranno, con una metodologia simile a quella utilizzata in chirurgia  la proiezione in scala  1:1 della parte  frontale del mosaico. La proiezione sarà non soltanto uno strumento   di lavoro per i restauratori, ma renderà visibile al pubblico l’andamento  dei lavori. Terminato l’intervento sul supporto, saranno rimossi i bendaggi e sarà completato il restauro con operazioni di pulitura, ulteriori ed eventuali consolidamenti, trattamento protettivo finale.

“Sarà un restauro grandioso – afferma Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico– che si compirà sotto gli occhi del mondo. Un viaggio entusiasmante lungo sette mesi ci attende: dopo il minuzioso lavoro preparatorio, studiosi ed esperti si prenderanno cura con le tecniche più avanzate del nostro iconico capolavoro pompeiano. La tecnologia e le piattaforme digitali ci consentiranno di seguire le delicatissime operazioni, passo dopo passo, in una sorta di ‘cantiere trasparente’, come mai accaduto prima.”

L’andamento dei lavori sarà visibile sui profili ufficiali del Museo, su You tube, su Facebook e Instagram che saranno i canali privilegiati per seguire i diversi momenti del restauro e comprendere il complesso percorso di ricerca e la metodologia adottata dal gruppo di lavoro.

Non ci resta che attendere il mese di luglio 2021 quando, a restauro avvenuto, potremo ammirare il Mosaico restituito al suo antico splendore. Come per magia ci ritroveremo a Isso, tra i soldati dalle armature scintillanti sotto il sole, i cavalli imbizzarriti, le lance appuntite. Saremo lì, tra la polvere e il clamore della battaglia, percependo gli stati d’animo dipinti sui volti dei combattenti e in particolare quello fiero di Alessandro, il Grande conquistatore.

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