Maldestro: impegno sociale, concerti e un romanzo. l’Intervista

settembre 25, 2017 0 Comments Sudigiri 509 Views
Maldestro: impegno sociale, concerti e un romanzo. l’Intervista
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I lettori del nostro giornale conoscono bene Antonio Prestieri, in arte Maldestro, e non solo per la fama che ormai accompagna e addirittura precede il suo nome, ma anche perché ho recensito su queste pagine il suo ottimo disco I muri di Berlino. Da allora inseguo questo giovane artista per intervistarlo. L’occasione si è presentata qualche settimana fa, quando si è esibito con la sua band all’ex-OPG di Napoli per il concerto di chiusura della sua tournée estiva. È stata una sorpresa apprendere di questo concerto in quella particolare location, perché ha sottolineato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, l’interesse di Maldestro per le questioni sociali. L’ex-OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) è una bellissima struttura che fino a pochi anni fa era ancora  luogo di  detenzione e sofferenza. Da quando è stato dismesso è stato preso in gestione da un gruppo di persone che per prima cosa lo hanno rinominato con grande ironia, Je so pazzo, e hanno quindi lavorato per restituire la struttura alla cittadinanza sottraendola al degrado, rendendolo un luogo di incontro, di socialità e di vitalità fuori dalle solite logiche di profitto.

In questa bella cornice ho avuto  l’opportunità di parlare con Maldestro che si è dimostrato estremamente disponibile e cordiale.

Sei sempre stato attento alle questioni sociali e nei tuoi dischi c’é sempre più di un riferimento. La scelta di chiudere la tournée estiva in questo luogo è una scelta politica?

No più che politica direi che è stata una scelta umana. Quando i ragazzi hanno chiamato per chiedere un mio concerto in questi luoghi ho accettato senza esitare un attimo. Ho detto di si perché è un posto meraviglioso, fatto di gente che combatte dalla mattina alla sera, pieno di ragazzi che vogliono fare cose e lo hanno dimostrato negli anni con iniziative non solo a favore dei cittadini ma anche a favore dei migranti.

Sei piuttosto sensibile al tema sui migranti.

Si è un tema a cui tengo particolarmente e quindi la scelta di questa location non è strana, piuttosto la giusta chiusura della fase estiva della tournée

E allora come è andata questo giro di concerti estivi?

Una tournée bellissima, con più di cinquanta date in tutta Italia. Da Nord a Sud mi ha stupito il calore delle persone che sono venute a sentirci in concerto.

Due dischi all’attivo. Decisamente più maturo il secondo rispetto al primo, e non solo per la musica, ma è migliorata anche la tua scrittura. Sei d’accordo?

Si anche io vedo le differenze che hai notato tu. Il primo disco era più arrabbiato. Negli anni ho avuto modo di perfezionare la mia scrittura e riesco a raccontare quello che mi succede intorno oggi con un linguaggio più consono, più maturo e anche più moderno. Insomma oggi non puoi parlare come Shakespeare, devo utilizzare un linguaggio più adatto alle persone a cui ti rivolgi, senza però dimenticare mai la poesia. Io spero di utilizzare un linguaggio comprensibile e poetico al tempo stesso.

Hai citato  Shakespeare, quindi mi porti in teatro. Le tue esperienze teatrali hanno avuto un peso nella tua scrittura di cantautore.

Il teatro è la mia vita, ho fatto quasi 16 anni di teatro e ovviamente mi ha formato, prima come attore poi come autore. Ovviamente la scrittura teatrale è molto diversa dalla scrittura per una canzone che è più istintiva a differenza di quella teatrale che è più ragionata e richiede sicuramente più tempo. Comunque si, anche io avverto che in certe mie canzoni ci sono dei meccanismi che sembrano teatrali.

Per tornare a questioni sociali, in una intervista trovata in rete affermi che a Scampia (il quartiere a nord di Napoli tristemente noto) ci vivono anche brave persone. Non credi che sia importante che artisti, autori napoletani sottolineino un po’ di più questa cosa, anche solo per andare contro tendenza ai soliti luoghi comuni?

Ti espongo la mia idea in proposito. Per me le brave persone di quel quartiere sono la maggioranza. E comunque è giusto che ci sia Gomorra, è giusto che ci sia un Saviano che racconti quel mondo e quindi è giusto anche che ci sia un film e una serie TV. È spettacolo. Però dovremmo allontanarci da questo nel senso che si dovrebbe raccontare anche altro. Se ci pensi anche New York ha i vari Scorsese e Coppola che raccontano il mondo dei gangster americani, ma New York ha anche Woody Allen, che racconta la città da un altro punto di vista, quello introspettivo, malinconico e anche ironico, un modo più semplice fatto di sentimenti. A questa città manca il Woody Allen napoletano capace di fare e dire le cose come quello americano.

Tu come cantautore non vieni dalla scuola di Pino Daniele. Piuttosto penso a Daniele Silvestri, Ivano Fossati e naturalmente Giorgio Gaber.

Hai ragione, Gaber e Fossati in modo particolare sono i miei maestri. Se faccio questo lavoro lo devo a Fossati. A 12 anni ho ascoltato Lindbergh per la prima volta e mi sono guardato nello specchio e mi sono detto “da grande voglio essere come lui”. Poi ho incontrato il teatro e nel teatro ho trovato Gaber, che per me rappresenta la forma perfetta, l’obiettivo da raggiungere. Poi ci sono quelli più contemporanei, come Silvestri, Bersani, Nicolò Fabi, tutti grandi artisti alcuni dei quali ho avuto il piacere di conoscere personalmente e con i quali collaboro come Fabrizio Moro. Pino Daniele è un fenomeno unico, pazzesco ma io sono cresciuto artisticamente con gli altri. Comunque duettare con Fossati o con Silvestri sarebbe una cosa fantastica.

Cosa ascolti quando non suoni la tua musica?

Sicuramente gli artisti di cui abbiamo già parlato, ma anche la scuola francese mi piace moltissimo, ad esempio Leo Ferrè, e poi Bob Dylan, il grandissimo Leonard Cohen, e poi Ben Harper, Paolo Nutini, Stromae insomma spazio abbastanza e non mi faccio condizionare dalle etichette, penso proprio a Paolo Nutini, è capace di fare blues e pop insieme e lo fa in una maniera egregia. Per me la canzone più pop scritta in Italia è La donna cannone di De Gregori, una canzone cantata da tutti dal salumiere e dall’avvocato.

Per chiudere questa bella chiacchierata. Cosa stai preparando per il futuro?

Ad ottobre parte al Teatro Gesualdo di Avellino la tournée invernale. E poi ti do una notizia in anteprima, anche se non posso dirti molto per ovvie ragioni. Ho scritto un romanzo che verrà pubblicato da una importante casa editrice italiana. Una storia on the road, di uno che si sveglia una mattina e decide di lasciare la compagna e il lavoro e parte. E poi succedono cose… Per quanto riguarda la musica finiti i concerti invernali si entra nuovamente in studio per il terzo disco che vorrei uscisse il prossimo anno. E poi mi fermerò un po’, spero.

Grazie per il tempo che hai dedicato ai lettori di salernonews24.

Un ringraziamento anche a Luca Nottola di Area Live che ha reso possibile questa intervista.

Fotografie di Umberto Mancini

Nicola Olivieri

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