L’avanguardia dei Velvet Underground e lo spirito dei Depeche Mode

marzo 18, 2017 0 Comments Sudigiri 407 Views
L’avanguardia dei Velvet Underground e lo spirito dei Depeche Mode
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Un disco di oggi ed uno di ieri –

Il disco di oggi

Spirit – Depeche Mode

Quando leggerete queste righe il nuovo disco dei Depeche Mode, Spirit, sarà appena uscito e disponibile nei negozi e sulle piattaforme streaming di tutto il mondo. A distanza di tre anni da Live in Berlin i Depeche Mode pubblicano il loro disco migliore degli ultimi dieci anni. Certo non siamo ai livelli di Violator del 1990, ma l’asticella è stata alzata di molto rispetto alle ultime cose prodotte. Spirit è un disco cupo, oscuro, un disco sul quale il marchio di fabbrica dei Depeche Mode è stato impresso con lettere di fuoco. Un disco che, tra le altre cose, beneficia molto delle idee proposte dal nuovo produttore James Ford. Suoni elettronici strizzano l’occhio ad una certa scuola tedesca e fanno da contraltare a testi cupi che denunciano tutta la preoccupazione di Dave Gahan e soci per quanto sta accadendo oggi nel mondo. Spirit è un album i cui testi rivelano una certa valenza politica. Non a caso sono stati tutti scritti prima della Brexit e prima di Trump a dimostrazione che i Depeche Mode già avevano una visione preoccupata del mondo, un mondo che, secondo loro, sta perdendo la propria spiritualità e non ha ancora imparato dai propri errori. Il primo singolo tratto da questo album è Where’s the revolution, bello e accompagnato da un video dal sapore “sovietico”, ma il pezzo più bello del disco è senza dubbio Poison Heart. I Depeche Mode sono tornati.

 

Il disco di ieri

The Velvet Underground & Nico – The Velvet Underground

Pubblicato per la prima volta nel 1967, questo album, che in queste settimane compie la bellezza di 50 anni, è una vera e propria icona che “deve” avere un posto nello scaffale della vostra collezione, quello riservato alle pietre miliari.

Considerato un disco seminale, sono tanti gli artisti che devono ringraziare i Velvet per questo lavoro, soprattutto in ambito punk e new wave e non solo.

Fin dall’inizio Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker, la batterista donna più famosa del rock, sono considerati un gruppo d’avanguardia e molto avanti, anche per una città come la New York di quegli anni.

Si esibiscono quasi sempre in contesti underground, fino a quando non incontrano Andy Warhol, futuro produttore dell’opera e autore dell’iconica copertina con la banana che si sbuccia (un provocatorio quanto inequivocabile simbolo fallico). Il padre della Pop Art farà esibire il gruppo nello spettacolo multimediale The Exploding Plastic Inevitable e sarà quella l’occasione per la loro consacrazione e per aggiunge alla formazione Christa Päffgen, in arte Nico, una cantante di origine tedesca dalla voce profonda e molto dark, fortemente voluta da Warhol, che nel disco canterà tre brani.

Inizialmente l’album non fu apprezzato dal mercato, ma dalla critica sì. È una strana miscela di suoni. Il rock ruvido e spigoloso di Waiting For The Man, si alterna alle atmosfere cupe e oscure di Venus In Furs passando per brani più leggeri e sognanti come Sunday Morning, senza dubbio la canzone più famosa del disco, e I’ll Be Your mirror.

I testi di Lou Reed sono tosti e particolarmente scomodi per quegli anni di turbolenza giovanile e ribellione sociale. Trattano di droga, sesso, di storie di urbana rudezza, non esattamente i temi a cui l’America degli anni ’60 era abituata.

Tutto questo e molto altro è The Velvet Underground & Nico, un disco di esordio folgorante che richiede un ascolto attento e mai superficiale, spesso di non facile approccio, del quale in alcun modo può essere negato il valore artistico, storico e sociale. Così avanti allora e così attuale oggi che il settimanale The Observer l’ha inserito al primo posto nella lista dei “50 album che hanno cambiato la musica”, il mensile Rolling Stones al tredicesimo posto nella lista dei “500 migliori album della storia della musica”, il Times all’undicesima posizione della lista dei “100 migliori album di tutti i tempi” e la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel National Recording Registry  come opera da preservare per il futuro.

Nicola Olivieri

 

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