Napoli abbraccia il Maestro Armando De Stefano

maggio 24, 2017 0 Comments Sedimenti 441 Views
Napoli abbraccia il Maestro Armando De Stefano

Al Pan la personale del pittore sino al 25 giugno 2017

 Napoli riabbraccia un Maestro della pittura, dopo averlo insignito nel dicembre del 2016 dell’attestato di benemerenza, “in segno di profonda gratitudine e ammirazione per la sua arte”. Quella allestita al secondo piano del Pan – Palazzo delle Arti Napoli, via dei Mille – è più di una semplice mostra, perché ne racchiude tre in una; sessanta dipinti accompagnano il visitatore, che si trova a passeggiare sotto gli occhi scrutatori dei volti impressi sulle tele: volti nostalgici, a tratti caravaggiescamente duri e violenti, scarnificati dalla stessa esistenza, dove spiccano nasi aguzzini, a volte seminascosti da cappelli o copricapo. Il tutto in un contrasto accecante e irrequieto di colori.

Armando De Stefano ha attraversato il novecento non perdendo mai di vista l’obiettivo dell’arte, “Da quando per la prima volta ho preso la matita tra le mani e ho iniziato a disegnare mi sono sempre interessato delle cose, piuttosto che delle astrazioni”, ci racconta seduto in un angolo della sua personale. Classe 1926, De Stefano ancora imprime sulle tele, con mano ferma, la solitudine dei tempi moderni, “accusando la nostra società globale, che egli contrassegna come immutabile e sorda” (Nino Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo della città di Napoli). Per più di quarant’anni professore all’Accademia delle Belle Arti, ha saputo trasmettere alla comunità non solo il suo linguaggio, ma anche un insegnamento duraturo per gli allievi, profondamente legati al Maestro, di cui riconoscono l’unicità della sua scuola pittorica.

Al Pan vengono riproposte tre mostre nella personale denominata “Ombre”, che ripercorre oltre dieci anni di attività, a partire da “Borges”, già esposta nel 2014 a Benevento, che ricorda il profondo amore di De Stefano per la poesia dell’argentino, più volte richiamato nel surrealismo dei suoi racconti, e nella profondità della amara lettura dell’animo, che resta scolpito nei volti dell’umanità. In questa serie di quadri i visi si sovrappongono, gli sguardi richiamano domande e l’essenza stessa dell’arte, che per il Maestro è un tramite, uno strumento: “per me è un linguaggio che serve a comunicare, insomma non c’è bisogno di una laurea per capirla. È sempre stato così, da Giotto a Masaccio, a tanti altri che come loro hanno saputo raccontare un’epoca, i fatti, gli accadimenti”.

Sei tele raccontano, invece, il ciclo de “La terra infetta”, dove divampa il fuoco sulle ceneri della natura, teschi fuoriescono dai tronchi degli alberi, e la riflessione sulla strada intrapresa dall’uomo si fa impietosa e profonda. “Porta di Stabia”, infine, è un omaggio all’arte classica e alla storia di Napoli, attraverso le statue romane e l’eternità delle antiche città vesuviane.

“Per me esiste preliminarmente il dialogo, perché esso è alla base della creazione del giudizio. Per questo sono partito dalle cose, per immergermi in un mondo disperato. È il mio modo di utilizzare la pittura per instaurare una relazione con gli altri”, spiega De Stefano. “Non smette mai di creare, e di fare progetti”, ci racconta la scultrice Marisa Ciardiello, sua compagna, “è sempre curioso, alla ricerca di un modo nuovo di affrontare la pittura. In questo si può dire che non è mai stanco.”

La mostra, a cura di Mimma Sardella, resterà aperta fino al 25 giugno 2017. Ingresso gratuito, orari sul sito ufficiale del Pan.

Giorgio Coppola

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