Dialogando con la scrittrice Alessandra Farro

maggio 10, 2017 0 Comments Sedimenti 849 Views
Dialogando con la scrittrice Alessandra Farro

Dialogando con Alessandra Farro viene da confutare una frase di scritta da Montaigne mentre ammirava un campo di pannocchie: “Le spighe si elevano con la testa dritta e fiera finché sono vuote. Quando, nella loro maturità, sono colme e piene di grano, si fanno umili e abbassano il capo. Hanno rinunciato alla loro presunzione, hanno riconosciuto la loro condizione naturale”.

A 26 anni, la scrittrice non mostra alcuna volontà di giudicare, né di salire su un altare. “Ho letto molto nella mia vita, e continuo a farlo. Adoro, ad esempio, Boris Vian. La mia passione per la scrittura è nata già il primo anno delle scuole medie, grazie proprio al fascino che esercitava su di me la lettura dei romanzi. Ricordo una collana in particolare dedicata alle donne”.

La Farro ha all’attivo due libri, ma già si è fatta conoscere da un vasto pubblico. “Blue”, l’ultimo edito da Ultra, ha riscosso successo, ma ciò non ha modificato il suo modo di essere.

 

“Devo fare ancora tanta strada; io so solo che amo narrare, creare storie e vederle crescere. Tutto il resto mi interessa molto poco. Anche il mondo virtuale non mi attrae.” Quando provo a stuzzicarla sul mondo dei blogger o degli youtuber, lei rimane indifferente: “Non mi interessa, e non capisco nemmeno perché dovrei scrivere su un blog. Sentirei di svalutarmi. Anche su facebook sono poco attiva”. Ha paura di essere omologata come giovane scrittrice, e lo sottolinea più di una volta: “È vero, il mondo tende a catalogare le persone, è il modo migliore per controllarle. Ma non mi va di essere chiusa in un cliché”.

“Blue” è una storia di amicizia e di amore tra tre ragazze, narrata magistralmente attraverso una costante colonna sonora, che, spaziando in tutti i generi musicali, dal punk al jazz, dimostra una ferrea preparazione nel campo. “Come conosco i Joy Division? Perché quando mi appassiona qualcosa, approfondisco. Ho studiato pianoforte per sei anni, ma amo la musica a prescindere. A quindici, nella mia stanza avevo la locandina del film La maledizione della prima luna, e i miei disegni, e i poster dei Ramones, dei Clash, dei Sex Pistols e di Kurt Cobain”, così si illumina quando le racconto di aver visto i Nirvana dal vivo a Roma e i Clash a Cava dei Tirreni.

La farro ha talento, e anche se si schernisce, ne sembra consapevole: “Lavoro per il quotidiano Roma e per due riviste online, praticamente passo le mie giornate a scrivere. E’ stato difficile far accettare ai miei genitori che volevo seguire questa vocazione, ma si sono convinti che potevo farcela.  Ho fatto la trafila che fanno tutti, scegliendo le case editrici che ritenevo più adatte. Ultra mi ha risposto dopo un anno. E’ lo stesso lasso di tempo durante il quale ho scritto il romanzo. Anche un anno per editarlo da sola. Non ho un mio editor. Mi trovo bene con quello di Ultra.

Nonostante la giovane età, la Farro ha un ottimo controllo della penna, costruisce con sapienza i periodi, non si lascia ingannare da frasi facili o ad effetto. “I miei romanzi sono l’assemblaggio di piccole storie che di volta in volta elaboro. Mi piace descrivere i personaggi, però nessuna delle tre ragazze mi rispecchia. A quindici anni ero ribelle, sicuramente nell’abbigliamento, il mio carattere è sempre stato questo.” Le mancano tre esami per laurearsi in Giurisprudenza ” ma non ho alcuna intenzione né di fare l’avvocato né il magistrato. Nemmeno diventare un’opinionista tuttologa, come se ne vedono in giro.  Sono molto cauta anche quando devo recensire un libro, non mi sento all’altezza di essere una critica letteraria. Chi sono io per giudicare? Per questo ho cura nello scegliere il prodotto che mi piace, e, leggendolo, apprendo le tecniche degli altri scrittori”.

E’ nata a Napoli e vive a Bacoli, “Una realtà che mi fa piangere. Tanta bellezza sprecata, non capisco come sia possibile. Però ho seguito le scuole a Napoli, che forse conosco anche meglio”. La farro sprigiona una bellezza mediterranea che incornicia due occhi vispi e curiosi del mondo, senza soffrire di esibizionismo: “Se ho una vanità è quella di emozionare i lettori. Scelgo di essere letta mille volte da uno solo, che una volta da mille persone… Il mio prossimo romanzo si chiamerà “Tutto il colore delle nuvole”, è la storia di una ragazza parigina narrata da un gatto. Ma vorrei posticipare l’uscita per continuare a proporre Blue.”

E noi speriamo che continui a scrivere, restando nella terra natia: “E perché dovrei andarmene? Io sto bene qui, e poi ho la scrittura che mi fa evadere. Mi auguro di poter vivere di questo, ma ora è presto per pensarci. Ci sarà tempo.”

 

Giorgio Coppola

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