“Devo ringraziare mio padre”. A colloquio con Antonio Corbisieri

aprile 30, 2017 0 Comments Sedimenti 769 Views
“Devo ringraziare mio padre”. A colloquio con Antonio Corbisieri

Ricordi e passione.

Chi di noi non ha un debito con propri genitori che merita di essere onorato? Lo pensa anche Antonio Corbisieri, direttore della casa editrice “Il Grappolo”, con sede a Mercato San Severino, alle porte della città di Salerno.

“Devo molto a lui. Intanto abbiamo fondato insieme la società nel lontano 1988, ma, soprattutto, devo ai suoi insegnamenti ciò che sono oggi. Ricordo la sua immensa biblioteca, dove da ragazzo ho imparato a leggere e a comprendere il valore dei libri”.

Franco Corbisieri non era solo un maestro elementare, e accanito lettore e studioso; era anche un poeta. “In vita ha pubblicato tre o quattro libri, ma lui era una persona schiva, teneva chiusi nei cassetti i premi e i riconoscimenti che gli erano stati tributati. Aveva un animo sensibile. Su di lui Francesco D’Episcopo ha scritto un saggio, pubblicato dalla mia casa editrice”.

Franco amava i poeti maledetti italiani del novecento, come Dino Campana, “per questo amo ricordare la citazione, ripresa anche da Vassalli, non è importante essere un grande poeta, ma un poeta puro”. Tutto così diverso in quest’epoca, dove la notorietà sembra essere l’unico motivo per cui vivano gli scrittori.

“Sono cambiati i tempi, il mondo dell’editoria si è completamente ribaltato rispetto a quello tradizionale. Pensa al mondo digitale, agli smartphone, agli e-book, tutto questo ha generato una massificazione. Esiste una oligarchia strana in Italia, miriadi di case editrici che fanno capo sempre alle stesse poche che comandano il mercato. Sinceramente, i lettori vengono sommersi di opere che io considero impubblicabili. Credo che i libri cartacei resisteranno ancora, ma bisogna guardare oltre. Anche io, con la mia casa editrice, lo sto facendo. Napoli e tutta la Campania è una fucina di talenti, ma qui nessuno vuole investire. Nascono tante cose e muoiono subito”.

E infatti mentre parla con noi, è in viaggio, treno diretto per Milano, verso Tempo di Libri, la prima fiera milanese, dopo lo scisma con Torino. “Vado a dare un’occhiata, diciamo in avanscoperta. Sono interessato ad allargarmi”.

Il Grappolo pubblica narrativa e poesia, ha una collana molto interessante chiamata Radici, rivolta agli autori italiani che vivono all’estero. “Gli emigranti dei primi del novecento, insomma”, dice scherzosamente. Ritroviamo, così, autori dimenticati e tradotti in italiano. “Abbiamo anche inaugurato una nuova collana, Giallo in tasca, nella quale troverà spazio anche un mio libro, Il mistero di Pamela Reynolds, è un reale caso di cronaca sul quale mi sono a lungo documentato: l’uccisione di una giovane inglese a Capri avvenuta nel 1935”.

Ma torniamo al padre. Da quest’anno Antonio ha istituito un premio alla sua memoria. “Abbiamo bisogno di Maestri”, dice, riprendendo le parole che da anni ripete il filosofo Aldo Masullo. “Abbiamo premiato per questa edizione Paolo di Paolo, se lo merita”.

“Sono un funzionario di un ente pubblico”, conclude, “ho, sì, un altro lavoro, ma per fortuna la mia casa editrice vive di vita propria. E io ci credo”.

Giorgio Coppola

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