Dalla storica Via Chiatamone al Centro Direzionale: Il 14 settembre Il Mattino cambia sede

settembre 13, 2018 0 Comments Napoli , Sedimenti 934 Views
Dalla storica Via Chiatamone al Centro Direzionale: Il 14 settembre Il Mattino cambia sede
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Napoli. Ricordi e pensieri -di Giorgio Coppola-

“Qui, fino al 2001 c’erano le rotative, si stampava il giornale. E il rumore per chi restava in redazione dopo mezzanotte per la seconda edizione, accompagnava la chiusura della giornata. È la stampa, bellezza, i più romantici entravano nel gigantesco mondo dell’inchiostro e tiravano fuori dal carrello una copia fresca, umida ancora, che tingeva le dita”. In un poetico post, Pietro Treccagnoli ricorda come era la sede de Il Mattino prima del cambiamento: “si cominciava a capire che tutto passa e non saremmo stati più giovani.”

Chiude la sede storica di via Chiatamone. Dal 14 settembre sarà definitivo il trasferimento nella nuova location sita al Centro Direzionale di Napoli. “Ricordo il progressivo rimpicciolimento delle aree di lavoro”, racconta Antonio Sacco, un altro storico giornalista della testata napoletana, che come Treccagnoli, ha raggiunto il pensionamento prima di questo epocale cambio. “Sono arrivato nel 2006, dal Corriere del Mezzogiorno”, ricorda Sacco. “Già non c’era più la rotativa, trasferita a Pascarella; a poco a poco sono scomparse le aree dedicate ai poligrafici, che erano il nostro punto di riferimento per la confezione materiale delle pagine. Infine l’abbandono anche della storica Sala Siani per le riunioni di redazione”.

Di notte, o all’alba, un tempo si potevano acquistare le prime copie del giornale direttamente fuori la sede, nel vicoletto adiacente, quello che sbuca sul lungomare. Le pagine odoravano di inchiostro e salsedine, e non poteva essere altrimenti per il giornale della capitale partenopea. Quella sede, che ogni napoletano conosce come ‘O Mattino, ha 56 anni, davvero tanti, ma ancora pochi per un prepensionamento. “Ricordo i forum organizzati dalla redazione sportiva, e uno su tutti: quello con Cavani, allora all’apice della popolarità. Un delirio”, ci narra Sacco, mentre raccoglie i suoi effetti personali, libri e foto, ammettendo la tristezza che lo pervade. “Un giornalista non va mai in pensione”, ha affermato Treccagnoli. Lo conferma Sacco: “Anche se devo ancora sperimentarlo. Osservare, annotare, magari anche fotografare: la curiosità vince sempre. E si fanno domande, anche se poi non devi più mettere su carta le risposte”.
Le redazioni dei giornali sono composte di respiri, affanni, dita che sbattono sui tasti, riunioni con il direttore e i responsabili degli altri settori, improvvise notizie, impaginazione, “le frenetiche ultime ore della giornata, quando bisogna chiudere in tempo per la prima edizione”.
“Ma Il Mattino è vivo con i miei meravigliosi colleghi. Il Mattino è vivo e viva Il Mattino, dovunque andrà”, scrive Treccagnoli. E chi è di Napoli sa cos’è la nostalgia.

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