Alla (ri)scoperta della canzone napoletana

maggio 15, 2017 0 Comments Sedimenti 504 Views
Alla (ri)scoperta della canzone napoletana
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L’aumento del turismo, registrato negli ultimi anni a Napoli, ha avuto l’effetto di risvegliare dal torpore i cittadini partenopei, trasformatisi improvvisamente in“turisti della propria città” (anche se la locuzione sembra essere la meno appropriata). Così, sempre più attenzione viene dedicata al nostro passato artistico e culturale, a ciò che ci ha forgiato e che appartiene alla comunità intera.

Si possono spiegare in questo modo le iniziative sorte intorno al nostro più grande patrimonio, quello musicale, in particolare della canzone, che ha dalla sua non solo l’originalità del suono (e delle scale stesse utilizzate), ma anche delle liriche, grazie all’irripetibile connubiotra scrittori di note e scrittori di versi. In questo solco si può inquadrare, ad esempio, l’idea dell’attrice Serena Autieri (in collaborazione con il marito e con Sal Da Vinci), riportata sulle pagine del quotidiano La Repubblica, di formare il primo Teatro Stabile della Canzone Napoletana. L’Autieri non è lontana dal mondo musicale, basti pensare alla sua collaborazione con l’Orchestra ICO della Magna Grecia, ma anche allo spettacolo andato in scena l’anno scorso, dal titolo “La sciantosa”.

Allo stesso modo, inquadriamo l’idea di Pasquale Cirillo e Mimmo Matania, entrambi musicisti, che nel 2015 hanno fondato l’Associazione “Napulitanata”, con l’intento di partecipare al bando del Comune di Napoli per la valorizzazione dei locali della Galleria Principe di Napoli. “Abbiamo vinto, ricevendo in assegnazione a titolo oneroso i locali n. 10 e 11 di piazza Museo Nazionale, per un totale di 53 mq, dove abbiamo concretizzato il nostro progetto realizzando una sala da concerto interamente dedicata all’ascolto della musica napoletana, sul modello delle tablas spagnole e della case di fado portoghese”, racconta Cirillo. “Ci siamo accorti che mancava a Napoli un’esperienza del genere, e abbiamo tentato di sopperire.”

Alla domanda se non sia rischioso cadere nel provincialismo, Cirillo precisa: “Riteniamo che questo progetto abbia un grande respiro internazionale. La canzone classica napoletana appartiene cronologicamente al passato, ma anche noi, come tutti i popoli del mondo, dobbiamo essere in grado di valorizzare le tradizioni, non solo per renderle un’attrattiva, ma anche per salvaguardare il nostro patrimonio culturale”.

Cirillo ci tiene anche a distinguere il patrimonio storico dalle contaminazioni moderne: “la canzone classica napoletana non ha nulla a che vedere con la musica espressa attualmente in città, perché è strettamente legata ad un periodo, tra fine ottocento e inizio novecento, con la prosecuzione poi fino alla metà del secolo scorso. Pino Daniele, Neapolitan Power, Eduardo de Crescenzo sono stati sicuramente influenzati dalla canzone tradizionale, ma hanno preso tutti strade diverse, dando nuove forme”.

Fino ad oggi si deve ai discendenti dei posteggiatori la conservazione e la diffusione di un songbook che non ha eguali nel mondo. Ma Cirillo pensa che “più che istituire una scuola di formazione di posteggiatori, sia opportuno inserire all’interno dei percorsi formativi il concetto della canzone napoletana, indipendentemente dalla componente musicale. La canzone classica ha rappresentato un momento sociale e politico ben preciso nella storia di Napoli, dall’Unità d’Italia fino alla prima guerra mondiale, e i testi servono a comprendere le dinamiche che si sono sviluppate in quel periodo”.

In questo contesto risulta essenziale anche il recupero della lingua napoletana che, lasciata alla mercé del vulgo, va perdendo la poeticità e la musicalità che l’ha sempre contraddistinta. Cirillo è d’accordo: “in questo momento storico si sta facendo qualcosa per recuperare la lingua napoletana, troppo maltrattata, soprattutto dal punto di vista grammaticale. Noi speriamo di contribuire con il nostro progetto, magari anche con una formazione, che può partire proprio dallo studio dei testi delle canzoni”.

Giorgio Coppola

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