Il Conte Biagio e la sua depressione

luglio 11, 2017 0 Comments Salernomusic 1502 Views
Il Conte Biagio e la sua depressione
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“Le interviste servono proprio a questo, a conoscere le cose che magari uno non dice”

Questa sera, martedì 11 Luglio, alle 21, a Piazza dei Giovani (UniSa, Fisciano), suonerà il Conte Biagio, cantautore della provincia Salernitana, per poi lasciare il palco ai Foja, il noto gruppo partenopeo.

Deciso a partecipare al concerto mi rendo subito conto di aver già sentito parlare di questo artista. Dopo una breve ricerca scopro che questo nome d’arte altro non è che il vero nome del musicista preceduto dall’articolo determinativo “il” e che Biagio si definisce un “compositore ed esecutore di canzonette”. Queste “canzonette”, contenute nel suo ultimo album uscito a Dicembre dell’anno scorso dall’ironico titolo “La mia depressione”, raccontano i miti del nostro tempo: dall’abisso del lavoro senza prospettive alla conta dei Like sui social, della tecnica giusta per scattarsi un selfie ai trentenni che non si sposano più. Ascolto l’album e mi piace. Ricordo inoltre di aver letto un incredibile articolo del Daily Mirror, il noto quotidiano britannico, a proposito di un suo bizzarro videoclip (Occhiali a specchio), di aver parlato con alcuni miei amici nonché suoi fan che avevano partecipato alla campagna promozionale su MusicRaiser del Tour Italiano e di aver ricevuto diversi feedback entusiastici sulle sue esibizioni.

Date le premesse, incuriosito non poco dal personaggio, decido di volerlo conoscere; la settimana scorsa lo contatto e prendiamo appuntamento a Palomonte, paesino montuoso in provincia di Salerno oltre che suo luogo d’origine e di residenza.

Palomonte è tranquilla, attorniata dai monti Alburni e dal Monte Tre Croci che offrono un meraviglioso scorcio naturale ovunque si getti l’occhio. Poche anime per strada, l’abbaio dei cani in lontananza e il canto degli uccelli che avvertono che il sole sta tramontando. Non faccio in tempo a parcheggiare che riconosco la sagoma del cantautore così come è ritratto nell’immagine stilizzata sulla copertina del disco: stesso taglio di capelli anni ’50, stessi occhialini tondi dal tono retrò. Gli mancava solo il papillon.
Ci presentiamo e mi invita ad accomodarmi nella sua camera, che più che una camera è un monolocale sotto una mansarda con tanto di terrazzo che affaccia sugli Alburni. In realtà è difficile anche definirla monolocale perché Biagio ha strutturato l’ambiente di modo da renderlo una sala di registrazione con un letto, seppur sapientemente nascosto alla vista da una libreria. Parquet, soffitto in legno, Mac All in one, casse, una scheda audio dalle dimensioni di un amplificatore; chitarre, tastiere, controller midi; un giradischi e vinili appoggiati qua e là. Forte della pace e della vista che si gode dalla terrazza, ora questo rifugio mi appare un po’ come un eremo e ben presto l’artista mi confessa quanto effettivamente tra queste pareti legnose, il ritiro dal mondo sia per lui una conditio sine qua non per la dedizione alla musica.

Ci sediamo in terrazza e stappiamo una Tennent’s contemplando il panorama. Che modo fantastico di cominciare un’intervista.

-Quanti anni hai?
“28”.

-Chi è Biagio Conte e come è diventato il Conte Biagio?

“Il Conte Biagio nasce tre anni fa. La biografia, ‘ste cose non le scrivo in giro perché sono una palla. Ha suonato, ha fatto, bla bla bla. Non interessa a nessuno. Se riesci ad incuriosire coi pezzi allora bene.”

-Infatti non ho trovato la tua storia da nessuna parte! Dai, annoiami.

“Ho fatto il geometra. Abbiamo un’impresa edile di famiglia (mi indica una gru che si scorge in lontananza). Finita la scuola mi sono trasferito a Roma dove avevamo un cantiere edile ed una casa in affitto per gli operai. I primi giorni non conoscevo nessuno. Una volta arrivato feci solo musica, dalla mattina alla sera. Fermavo la gente per strada che aveva una chitarra sulle spalle e facevo amicizia. Tanto feci che alla fine riuscii a mettere su una band: Biagio Conte e i maggiordomi. Abbiamo fatto un po’ di concerti. Dopo un anno me ne dovetti tornare e fu allora che mi trasferii in questa mansarda.”

-È una perfetta sala di registrazione. È qui che componi?

“Si. L’ho costruita. È un monolocale, c’è tutto. Ha anche un suono abbastanza asciutto. Di giorno lavoravo, facevo il geometra e la sera, dalle nove fin anche alle tre di notte facevo musica. Fu così che produssi un primo disco che però non trovi da nessuna parte.”

-Si, ho letto che due anni fa uscì il tuo primo disco e che col tour ti sei esibito anche su diversi palchi importanti. Com’era questo primo lavoro?

“Completamente diverso rispetto a quest’ultimo. Non l’ho caricato su internet per non confondere.”

-E come andò?

“Molto bene. Vendetti tipo 500 copie del disco. Feci la prima serie di concerti, una cinquantina di Live, prevalentemente in Campania. All’inizio giravo con la band. Poi dopo per ottimizzare divenni un One Man Band. Suonavo grancassa e charleston, chitarra e voce. I pezzi erano anche un po’ folk quindi si prestavano. Usavo anche un campionatore. Poi, l’anno scorso a Febbraio conobbi Francesco Di Bella (cantautore italiano, ex leader del gruppo musicale 24 Grana) ed un po’ per lui, un po’ per altre contaminazioni c’è stata una svolta, musicalmente parlando.”

-Ed è qui che nasce “La mia depressione”.

“Esatto. Ho scritto i pezzi ed a settembre li ho registrati qui dentro. per farlo mi presi un mese di pausa dal lavoro. magari finivo alle quattro di registrare, mi veniva in mente qualcosa e ricominciavo alle sette. Non sapevo più che giorno fosse. Quando becchi il momento giusto poi non ti puoi fermare. Non la riesci a gestire.”

-Hai suonato tutti gli strumenti ?

“Tutti tranne il basso che è di Dario Triestino (cantante e bassista del Pozzo di San Patrizio). Poi salii a Bologna da Andrea Suriani (Produttore musicale, tecnico del suono e turnista de “I Cani”) col quale curammo Missaggio e Mastering. A quel punto eravamo a Dicembre 2016. Facemmo il concerto di presentazione del disco a Salerno al Modo con una formazione a cinque. Poi dopo ho capito che questo disco lo si riesce a suonare bene a tre essendo molto minimalista, così ho fatto un lavoro di sottrazione.”

-Appartieni alla sfera indie?

“Sono sempre stato indipendente.”

-Cosa rappresenta la copertina del disco?

“È il cronoprogramma della produzione del disco stesso. Deformazione professionale di quando facevo il geometra e per i lavori si fa sempre il programma con le varie fasi ed i tempi necessari per realizzarle. Quando progettavo il disco lo pensai come fosse stato un cantiere. Alla fine mi ero così abituato a questa immagine che pensai di usarla come copertina.” 

-Sei riuscito a conciliare la vita da musicista col lavoro?

“Io da Gennaio in poi ho chiuso con il lavoro per dedicarmi al 100% alla musica. Per la mia famiglia è stato come avere un figlio drogato, forse peggio perché il figlio drogato lo porti in clinica e lo salvi.”

-[Rido di gusto]. Per quanto riguarda il tuo Videoclip tratto del singolo Occhiali a specchio nel quale distruggi letteralmente decine di smartphone a povere vittime ignare tra le strade di Roma. Sei riuscito a far parlare di te persino in Inghilterra!

“Abbiamo iniziato a lavorarci a Marzo. È stato il primo Videoclip di quest’album. Ho fatto al contrario rispetto a come si usa fare ovvero ho prima rilasciato l’album e fatto i concerti e poi ho girato e pubblicato il Videoclip. Effettivamente l’intervista del Daily Mirror è stata una cosa da pazzi!”

-Chi cura i Video?

Ho cominciato una collaborazione con i ragazzi del Circolo Arci Bandiera Bianca di Contursi. Hanno messo su questo collettivo di produzione video. Loro hanno sviluppato questo aspetto del progetto che avevo tralasciato.”

-Ho visto che hai anche portato a termine un progetto su MusicRaiser (piattaforma di Crowdfunding per la realizzazione di progetti musicali) con il quale hai suonato il disco un po’ dovunque in Italia.

“L’idea di MusicRaiser nacque da una conversazione con una ragazza venuta ad un mio concerto. Così decisi di fare il Super Social Tour. Poi, da alcune riprese fatte durante, ho creato un altro Video “Up to you”. È stata una grande esperienza, soprattutto dal punto di vista umano.”

-A mezzo anno dall’uscita del disco sei contento dei risultati che stai ottenendo?

“Ora si, molto. Ma ti dico una cosa, però non la mettere. Io a Gennaio mi ero rotto i coglioni e non volevo più suonare.”

-Dopo solo un mese dall’uscita del disco?

“La risposta immediata non era stata quella che avevo sperato. Angelo Cariello, regista del video mi ha convinto a fare il video e non demordere. Da lì sono partite un sacco di cose. Ho anche capito che molto arriva dopo, bisogna saper aspettare. Mi stanno contattando spesso molti addetti ai lavori, molte richieste di concerti… ma mi stanno contattando solo ora. Fosse stato solo per me avrei smesso. La botta di depressione era davvero arrivata.”

-Direi che è perfettamente coerente col titolo del disco.

Effettivamente, non ci avevo pensato. È vero. Allora puoi metterlo nell’intervista se vuoi [ride]. Comunque quando ho aperto Francesco Di Bella al Lanificio 25 (Napoli) ed il pubblico mi ha seguito, si è divertito… è stato allora che ho recuperato fiducia. “

-E quindi l’11 stai a Fisciano. Con chi ti presenti sul palco?

Sarò accompagnato al basso da Dario Triestino (Pozzo di San Patrizio) e alle tastiere da Samuele Iannuzzi. Poi dopo suoneranno i Foja!”

Si è fatto tardi ma la serata era volata. Biagio Conte non aveva deluso le aspettative che il Conte Biagio aveva creato.
Ora non vi resta che ascoltare l’album. Ci vediamo stasera a Fisciano

Mario Manzo

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